Rosacea, come si manifesta e come si affronta

La rosacea è una malattia cronica della pelle e coinvolge soprattutto naso, guance e palpebre. Fondamentale è la diagnosi precoce

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Probabilmente, se non avete ancora trovato un nesso, non conoscete una malattia cronica della pelle che arriva ad interessare anche sette persone su cento. Si chiama rosacea e, oltre a creare problemi all’epidermide, può incidere sulla qualità di vita.

Importante la diagnosi precoce

A segnalare la necessità di conoscere ed affrontare al meglio la situazione sono gli esperti  della SIDeMaST, la Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse in occasione del loro Congresso nazionale.

Stando al parere dei dermatologi, nella fase iniziale la rosacea è confusa con la couperose e il semplice rossore che compare ai primi stadi della malattia viene quindi ignorato e minimizzato. Ma quando si manifesta in maniera conclamata con la comparsa di papule, pustole e ispessimento della pelle, acquisisce tutte le caratteristiche di una vera e propria patologia. Le cause del quadro sono ancora poco chiare e l’unico segno distintivo alla base di questa patologia è l’infiammazione.

Una cosa è certa: esistono diverse armi in grado di migliorare la condizione clinica dei pazienti. L’imperativo è però arrivare presto con la diagnosi, per trattare la malattia prima possibile. Si tratta infatti di una condizione che può tendere ad aggravarsi e quindi è importante evitare che dal sottotipo più lieve si passi a quello più grave.

La malattia coinvolge soprattutto naso, guance e palpebre. Come l’acne, può avere varie manifestazioni: si va dall’arrossamento temporaneo della parte centrale del viso a forme più persistenti. “L’eritema centro facciale – spiega il Giuseppe Monfrecola, dell’Università di Federico II di Napoli – interessa il naso, la parte alta degli zigomi, talvolta c’è una compartecipazione delle palpebre, con un arrossamento persistente e venuzze che si dilatano a causa del sole, del caldo e anche delle alterazioni degli stati emotivi. Cibi piccanti e alcol possono influire. E se le terapie non risolvono definitivamente il problema, trattamenti con farmaci e dermocosmetici funzionali possono attenuarne le manifestazioni”.

Alla base dell’infiammazione, aggiunge l’esperto, “c’è sempre un malfunzionamento del sistema immunitario e di un piccolo microrganismo il demodex follicolorum che nei soggetti con rosacea esiste in quantità superiori a quelle riscontrate negli individui con pelle sana – riprende Monfrecola”. Attenzione: si tratta di una sorta di piccolo acaro che, in qualche modo, va ad influire sul benessere cutaneo.

Le cure? Su Misura

Stando a quanto segnalano i dermatologi, si può tentare innanzitutto di “mascherare” le vampate di arrossamento temporanee, che magari compaiono all’improvviso. Un camouflage, chiaramente non curativo, che però può togliere dall’imbarazzo chi è colpito consentendogli di relazionarsi agli altri con maggiore tranquillità.

Si può inoltre ricorrere a laser vascolari con particolari lunghezze d’onda che diminuiscono la dilatazione delle venuzze in prossimità del naso. Ovviamente, poi, ci sono i farmaci.

“Nel nostro armamentario terapeutico abbiamo farmaci antinfiammatori topici a base di ivermectina – prosegue Monfrecola – e dermocosmetici funzionali che bloccano i recettori Trpv sensibili agli stimoli termici e che fanno da coadiuvanti rispetto all’azione dei farmaci. Si possono usare anche antibiotici del gruppo delle cicline come la doxiciclina della quale non sfruttiamo il potere antibiotico, ma solo quello antinfiammatorio. Basta dosare diversamente il principio attivo: invece di 100 mg se ne utilizzano 40 a rilascio controllato. L’importante è usare i dermocosmetici al mattino, assumendo la sera la terapia farmacologica che va assunta in maniera costante. Perché questa, lo ricordo, è una malattia cronica”.

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