Rinite e congestione nasale, perché la mattina si soffre di più

Chi soffre di naso che cola, starnuti ripetuti e ostruzione nasale tende a stare peggio in mattinata: qual è il ritmo "circadiano" della rinite

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Gli esperti la chiamano cronobiologia. È la scienza che studia i mutamenti del corpo nel corso del tempo, delle stagioni ed anche delle 24 ore. L’organismo ha i suoi ritmi. E anche le manifestazioni patologiche, in qualche modo, tendono ad acuirsi in ore specifiche. Così si capisce come mai, tendenzialmente, gli attacchi di cuore si concentrano soprattutto nelle prime ore della mattina. E se conoscete qualcuno che ha problemi respiratori, probabilmente vi dirà che nelle ore precedenti il pranzo i fastidi sembrano maggiori.

Ancora: chi soffre di artrosi avrà difficoltà a “rimettersi in moto” quando si alza da letto, mentre nel pomeriggio le sue articolazioni saranno più elastiche. Ebbene, qualcosa di simile accade anche per la rinite. I sintomi seguono spesso una sorta di ritmo “circadiano”. Con i disturbi che si accentuano la mattina, per poi “calare” progressivamente nel corso della giornata. In media, nel 70 per cento dei soggetti colpiti i sintomi come naso che cola, starnuti ripetuti, ostruzione nasale e prurito hanno una maggiore intensità in mattinata.

Il mattino non ha l’oro in bocca

Tra i primi ad accorgersi di questa curiosa situazione c’è stato un medico francese, Armand Trousseau, che ha pubblicato un articolo sulla maggiore prevalenza mattutina dei sintomi rinitici, sia per numero sia per intensità. Da quella prima evidenza clinica si è passati a diversi studi pubblicati su riviste scientifiche che hanno messo in evidenza sia questa curiosa “variazione” circadiana della rinite sia l’impatto che la malattia viene ad avere sulla qualità della vita, concentrandosi nelle ore di massimo impegno per chi va a scuola e al lavoro.

Addirittura nel 1995 il cronobiologo americano Michael Smolensky dell’Università di Houston valutava nel 20 per cento le variazioni tra notte e giorno dei sintomi rinitici rispetto alla media quotidiana. E invitava a una attenta “personalizzazione” della terapia, che prevedesse anche il rispetto dei ritmi circadiani della patologia. Qualche che sia la situazione, con le ovvie variazioni personali, ricordiamo che dietro la rinite ed i suoi sintomi come ostruzione nasale o starnuti a ripetizione c’è l’infiammazione.

Spesso, ma non sempre, all’inizio si respira male attraverso il naso perché l’aria non corre liberamente attraverso le radici. A questo si lega la presenza dell’infiammazione, che induce un progressivo “rigonfiamento” della mucosa e soprattutto l’eccessiva produzione di muco, che va quindi ad ostruire ulteriormente il passaggio dell’aria. È a questo punto che compare la congestione nasale. Se non trattata adeguatamente l’infiammazione tende poi ad automantenersi nel tempo e diventare cronica, e addirittura interessare anche le altre aree dell’apparato respiratorio come la trachea e i bronchi. Inoltre può facilitare l’insorgenza di otiti medie, fastidiose infiammazioni/infezioni dell’orecchio che possono essere legate alla presenza di muco all’interno del condotto uditivo.

Come nascono questi processi

Naso chiuso, difficoltà a respirare. Questi i fastidi predominanti in chi soffre di congestione nasale. I disturbi nascono per una sequenza di eventi che cominciano spesso da un elemento esterno. Questo può essere un composto capace di scatenare l’allergia, ma anche agire direttamente come accade con virus, batteri o anche polveri “attaccano” la mucosa del naso. Ovviamente, dopo questo “insulto”, l’organismo tenta di proteggersi. E lo fa direttamente agendo sulla mucosa nasale. Come? Anche aumentando la quantità di sangue in arrivo attraverso i numerosissimi capillari che la irrorano e normalmente servono a “riscaldare” l’aria (iperemia).

Questa reazione, in qualche modo, rappresenta il punto di partenza del processo infiammatorio, che nella rinite tende ovviamente ad espandersi, soprattutto nelle forme più serie. Così per la persona iniziano anche i sintomi più fastidiosi: la reazione infiammatoria produce un aumento della secrezione di muco da parte delle ghiandole che si trovano nel naso. Inoltre la mucosa nasale tende a gonfiarsi. Il passaggio dell’aria è sempre più difficile e il naso si chiude. Arriva la congestione nasale ed occorre liberarsi. Se per i trattamenti eventuali le indicazioni vanno offerte caso per caso da farmacisti e medici, c’è una cosa che appare comunque a tutte le persone che soffrono di rinite: liberare il naso. Ed allora, ricordiamoci che anche se non si tratta di un’arte vera e propria, anche la manovra di soffiarsi il naso va fatta bene.

Come comportarsi? L’ideale è liberare una narice alla volta, chiudendo l’altra, evitando quindi di indurre una pressione eccessiva su entrambe le narici. In caso di naso particolarmente ostruito, infatti, si rischia di innescare una reazione a catena che facilita il passaggio di germi all’interno dei seni paranasali. O magari si può provare un forte dolore all’interno dell’orecchio, per la pressione che si esercita sul timpano. Per questo ci vuole cautela.