Riconoscere i cosmetici dermo-compatibili ed evitare danni alla pelle: i consigli dell’esperto

Intervista alla Prof.ssa Pucci Romano che ci spiega come non rovinare la pelle ed evitare prodotti potenzialmente dannosi seguendo il principio di precauzione

La pelle è l’organo più esteso del corpo umano, la superficie di incontro tra l’ambiente esterno che la influenza (fattori climatici e ambientali, agenti fisici, chimici, batterici, micotici, virali), quello interno, come l’età, che la caratterizza e quello psicoaffettivo che regola le emozioni. Ogni giorno viene a contatto con almeno 500 sostanze presenti nei cosmetici: compaiono, infatti, circa 31 componenti in un balsamo, 45 in una crema da giorno, 28 in un bagnoschiuma, ben 40 in una lacca per capelli. Ma siamo proprio certi che ogni ingrediente sia sicuro?

Abbiamo chiesto alla Professoressa Pucci Romano, presidente Skineco, Associazione internazionale di dermatologia ecologica, come possiamo orientarci nella scelta di un prodotto e cosa dobbiamo fare per mantenere la pelle sana, interpretando anche i segnali che spesso ci manda.

Che cos’è un cosmetico eco-dermo-compatibile?
Innanzitutto si tratta di ridare alla pelle la dignità di organo e di non considerarla solamente come involucro. E in secondo luogo non si deve dimenticare che quello che fa male alla pelle fa male all’ambiente e viceversa. Da qui l’interesse per l’ecologia di un prodotto. Ma la sua biodegradabilità e il fatto che non interferisca con l’ecosistema non sono sufficienti a garantire che sia un cosmetico di qualità. La domanda che ci dobbiamo porre è: “Questo prodotto mi fa davvero bene?”. Per questo con Skineco si è posta l’attenzione non solo sul fatto che un prodotto risponda alle regole dell’Ecologia, dalla composizione al packaging, ma che abbia un’affinità con la pelle, che sia compatibile con l’ecosistema cutaneo (dermo-compatibilità).

In fatto di cosmetici, lei afferma che “il sicuro per legge non esiste”, in che senso?
Il concetto di sicurezza non è statico ma dinamico. Sulla lunga distanza non abbiamo dati. Infatti molte sostanze che avevano il benestare della Ue in passato, oggi sono vietate. Basti pensare all’ossido di zinco, utilizzato in ciprie e ombretti, una volta ammesso e ora drasticamente eliminato. I test servono per escludere le patologie, per esempio le allergie. Ma noi vogliamo sapere anche se i componenti all’interno di un prodotto sono efficaci e se possono diventare dannosi sul lungo utilizzo. Un test, per quanto accurato, non tiene conto di ciò che accade sulla lunga distanza, in seguito alla continua esposizione di una sostanza. In questo senso, la sicurezza è dinamica: chi mi dice cosa accadrà tra 20 anni? Oggi il concetto di bellezza è sempre più associato al concetto di salute. Un cosmetico non mi deve danneggiare.

Dunque meglio appellarsi al principio di precauzione?
Il principio di precauzione è legato alla sostenibilità e alla responsabilità dell’industria cosmetica che in Italia è una realtà in continua espansione. Il principio di precauzione funziona così: non uso quelle sostanze che non conosco. Invece, pensiamo che solo tra i perturbatori endocrini, agenti sulle funzionalità ormonali, esistono 197 sostanze non indagate che però vengono ugualmente utilizzate nei cosmetici. Studi scientifici hanno dimostrato che i coralli si stanno modificando a causa delle loro attività ormonali. Lo stesso vale per noi quando entriamo in contatto con tali perturbatori. Perciò è meglio fare appello al principio di precauzione, ossia nel dubbio non lo faccio. In questo caso, oltre alla sostenibilità, entra in gioco l’etica.

Oggi siamo affascinati da ciò che è definito bio e naturale: ma esistono davvero cosmetici naturali? E sono davvero più sani?
No, non esistono. Tutto è reazione chimica. Anche quando frulliamo un frutto, stiamo già mettendo in atto una reazione chimica, passando da uno stato solido a uno liquido. Il cosmetico 100% naturale per regola non esiste. Non è nemmeno vero che naturale è sempre sinonimo di buono. Anche il petrolio e il mercurio sono prodotti della natura, così come i grandi cataclismi, ma non per questo sono buoni. Pertanto, l’uso del termine naturale è corretto solo se si vuole indicare una filosofia di vita che includa il rispetto della natura. E qui ritorna l’elemento ecologico. Il cosmetico è sempre il risultato di un processo chimico. L’importante  è che vengano impiegati componenti di sintesi che rispettino i canoni dell’eco-dermo-compatibilità, che tengano conto delle affinità con le strutture della pelle.

Quanto il cibo influisce sulla salute della pelle?
Bisogna partire dal presupposto che non si deve separare la pelle dal corpo. Esistono molti cibi che fanno bene alla pelle. Per esempio i carotenoidi, da consumare soprattutto in vista dell’estate, i flavonoidi che favoriscono il microcircolo, i grassi vegetali come l’olio d’oliva extravergine, gli omega 3 e gli omega 6. In autunno per esempio possiamo fare il pieno di antiossidanti, mangiando uva, carciofi e verdure a foglia larga. In generale è consigliabile seguire la dieta mediterranea che è una scorta di alimenti sani e vari.

La pelle è in grado di inviarci segnali di qualcosa che non va, come possiamo riconoscerli?
La pelle è quello che di noi si vede. Alcune anomalie a livello cutaneo indicano che qualcosa non va nell’organismo. Pensiamo che la febbre è segnalata dal calore della pelle. Pensiamo al colorito spento o a un pallore come indici di una qualche sofferenza, come l’anemia o i disturbi ormonali. Un altro sintomo importante sono i pruriti ingiustificati che possono essere manifestazioni di allergie ma anche di malattie più gravi come i linfomi. Emblematico il caso di Nanni Moretti che scoprì di avere un linfoma di Hodgkin sbugiardando quei dermatologi che non diedero importanza al prurito insopportabile che provava.

Quali sono gli errori che rovinano la pelle ma che commettiamo più spesso?
Dobbiamo avere maggiore consapevolezza dei cosmetici che utilizziamo. Oggi per esempio c’è una maggiore sensibilità sulla qualità del cibo che consumiamo. Basti pensare alla questione dell’olio di palma. Dovremmo quindi fare lo stesso per i prodotti di bellezza. Per questo è opportuno leggere l’INCI sulle confezioni, ossia la lista degli ingredienti contenuti, elencati in ordine di quantità, dalla percentuale più elevate. Poi esiste una app, EcoBio Control, gratuita per iOS e Android, che cataloga oltre 17mila sostanze ad uso cosmetico. Grazie a un semaforo rosso, giallo o verde indica se una componente è rischiosa. Mentre grazie a un bollino nero segnala le sostanze un tempo consentite che ora sono state eliminate.

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