Reni, come difenderci da tanti nemici che li attaccano

La malattia renale cronica è un trend in salita, ma la speranza di una cura arriva da alcuni farmaci sviluppati inizialmente per il diabete

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

“Principe dai mille nemici”. Chi ha letto La Collina dei Conigli ricorderà che così veniva chiamato il progenitore di questi animali. Allo stesso modo anche il rene, organo nobile come cuore e cervello, va protetto perché è sotto attacco giorno dopo giorno dalle nostre cattive abitudini, dall’ipertensione e dai problemi circolatori, addirittura dalle condizioni ambientali che possono facilitare la comparsa di problemi.

Ma i reni, come lavoratori indefessi, anche se soffrono danno pochi segni dei loro problemi. E così si possono alterare, progressivamente, senza che ce ne rendiamo conto. Risultato: Secondo recenti studi della Società Italiana di Nefrologia (SIN), i cui esperti si riuniscono a congresso, oggi tra il 7 e il 10% della popolazione deve fare i conti con la malattia renale cronica ed il trend è in salita, visto che la popolazione invecchia.

Speranze dalla ricerca

Va detto che, come sottolineano gli esperti, in questo settore la ricerca è davvero interessante per chi ha i reni che non funzionano al meglio. Ad esempio farmaci sviluppati inizialmente per la cura del diabete saranno presto usati anche nei malati di malattia renale cronica per migliorarne le condizioni mentre le ultime frontiere della terapia cellulare promettono di rendere i trapianti ancora più efficaci e duraturi. Ma quali sono le analogie tra la cura del diabete e quella della sofferenza renale, che peraltro vedi proprio nel diabete uno dei possibili “motori”?
>A collegare sul piano delle cure le due situazioni è l’impiego di farmaci inizialmente studiati per la cura del diabete di tipo 2, gli inibitori di SGLT-2 (cotrasportatore 2 di sodio-glucosio) che diminuiscono i livelli di glicemia aumentando l’escrezione del glucosio con le urine.

Numerosi recenti studi hanno dimostrato un chiaro beneficio di questi farmaci nella protezione renale e cardiovascolare non solo nei pazienti con diabete di tipo 2, ma anche nei pazienti non diabetici con patologia renale o cardiologica. Nello specifico, questi farmaci, rallentando in modo significativo l’evoluzione della malattia renale cronica, riducono sia il rischio di morte per cause renali sia il rischio di arrivare al trattamento dialitico.

“Si tratta di un’opzione terapeutica molto importante che ci consente di aggiungere un nuovo prodotto ai peraltro pochi farmaci disponibili per rallentare la spesso inesorabile evoluzione della malattia renale cronica verso la fase terminale della dialisi, e per migliorare la prognosi cardiovascolare di questi pazienti, spiega Sandro Mazzaferro, Professore Ordinario di Nefrologia presso Università Sapienza di Roma e Direttore della UOC di Nefrologia – Policlinico Umberto I di Roma. Un’ulteriore novità riguarda l’anemia, una delle principali complicazioni delle malattie renali croniche: un inibitore della prolil idrossilasi, farmaco che stimola l’eritropoiesi e regola il metabolismo del ferro, ha dimostrato di aumentare i livelli di emoglobina nei pazienti nefropatici in maniera paragonabile all’azione di epoetina alfa, lo standard di cura, con il vantaggio di essere una terapia orale”.

Attenzione all’ambiente

Gli esperti richiamano l’attenzione su quella che, pensando alle problematiche del momento, è stata chiamata “green nephrology”: “la nefrologia ha un legame doppio con la questione ambientale che non possiamo più ignorare.

Da una parte il cambiamento climatico ha un impatto negativo sulla salute dei reni, dall’altra le terapie nefrologiche – specialmente quelle che prevedono la dialisi sono particolarmente impattanti dal punto di vista ambientale. “Siamo vittime e carnefici allo stesso tempo. È ora di cercare delle soluzioni – commenta Piergiorgio Messa, Presidente SIN e Direttore di Unità Operativa Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto Renale – Policlinico di Milano e Professore Ordinario di Nefrologia all’Università degli Studi di Milano.

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