Psoriasi, depressione ed ansia, quale legame esiste?

Troppe persone affette da psoriasi sentono il peso psicologico di una malattia vissuta ancora come stigma: cosa fare

Federico Mereta Giornalista Scientifico

La pelle è lo specchio dell’anima, si dice. Ed allora, quando la pelle soffre, è evidente che possa esserci un impatto anche sulla psiche. Nel caso della psoriasi, malattia che colpisce circa due milioni e mezzo di persone in Italia con segni e sintomi estremamente variabili, ciò che più conta comunque è non “nascondersi” e tenersi in contatto con il medico, anche sfruttando la moderne tecnologie di connessione.

È il messaggio che viene dall’iniziativa PsoPoint, piattaforma digitale che aiuta i pazienti affetti da psoriasi a mantenere attivo il dialogo con lo specialista. Nei prossimi mesi sono previsti appuntamenti “virtuali” prenotabili attraverso il sito http://www.impattoinvisibile.it i cittadini italiani interessati avranno l’opportunità di entrare in contatto da remoto con i dermatologi associati ad ADOI e SIDeMaST. Il dermatologo, attraverso una video-consulenza online, risponderà a dubbi e domande, fornirà informazioni sulla patologia, eventuali indicazioni sui percorsi, consigliando, se necessario, di recarsi presso un Centro specializzato nella cura della psoriasi della propria Regione.

Una campagna per vincere lo stigma

L’iniziativa, nata lo scorso anno per assicurare la continuità assistenziale anche durante il lockdown, è diventata un punto di riferimento per i pazienti con psoriasi e, alla luce del successo ottenuto e dell’apprezzamento dimostrato da parte dei partecipanti e degli specialisti, viene riproposta con 12 appuntamenti nazionali che si terranno a partire dal mese di aprile fino a dicembre.

Il programma PsoPoint è stato realizzato nell’ambito della campagna “Psoriasi visibile. Impatto invisibile – Guardiamo oltre le apparenze”. Sicuramente c’è da dire che depressione, ansia, stress sono il “lato invisibile” della psoriasi che ancora troppo spesso non viene riconosciuta rapidamente, aprendo la strada all’umore cupo, tanto che secondo studi recenti più di un paziente su due con oltre il 20% del corpo interessato da psoriasi, dichiara di non essere in cura da un dermatologo perché sfiduciato. Ed invece, la reazione deve essere esattamente opposta.

Occorre agire, perché il peso psicologico della psoriasi, con il bagaglio di vergogna, stigma e isolamento sociale, si ripercuote negativamente sulla qualità di vita e nella qualità di cura dei pazienti. Essere informati sui vari aspetti della psoriasi, sulle opportunità di cura e sull’importanza della relazione medico-paziente è un passo importante per gestirla.

“A causa del senso di vergogna e di inadeguatezza il paziente si isola, si chiude in casa con un effetto negativo sulla qualità di vita e un peggioramento della stessa psoriasi – sottolinea Mara Maccarone, Presidente ADIPSO. Oltre all’informazione, è imprescindibile potersi rivolgere subito a uno specialista perché significa curarsi prima. In questo senso la piattaforma PsoPoint ha contributo fattivamente a mettere in contatto i pazienti con gli specialisti sul territorio. E’ un primo passo per aiutare il paziente titubante e diffidente, che pensa che la patologia non si possa trattare, a parlare con uno specialista e se necessario essere indirizzato verso un Centro di riferimento per psoriasi”.

Ad ognuno la sua cura

“La psoriasi è una malattia estremamente eterogenea dal punto di vista clinico e può manifestarsi in forme e gravità diverse, quindi ogni paziente è un caso a sé – segnala – Ketty Peris, Presidente SIDeMaST, Professore Ordinario di Dermatologia e Direttore UOC di Dermatologia Università Cattolica Fondazione Policlinico Universitario “A.Gemelli”, IRCCS Roma.

Nelle forme più severe può essere associata ad altre patologie come malattie cardiovascolari, diabete, sindrome metabolica, ipercolesterolemia, obesità e inoltre, spesso si associa a un corredo di disturbi della sfera psichica, “invisibili” ogni paziente psoriasico è un caso a sé.

Proprio per questo esistono percorsi assistenziali specifici che lo specialista dermatologo consiglia a seconda del caso clinico, affinché il paziente possa essere seguito e curato in maniera ottimale”. Per questo un dialogo costante con il dermatologo – anche attraverso i canali digitali – è fondamentale non solo per migliorare il percorso di cura e la qualità di vita dei pazienti, ma anche per affrontare i risvolti psicologici molto spesso sottovalutati.

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