Prevenzione del melanoma, l’importanza di controllare i nei

A causa della pandemia gli italiani sono stati meno attenti alla prevenzione, invece la diagnosi precoce è fondamentale: vi spieghiamo perché

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Cinque lettere. Le prime dell’alfabeto. Tenerle a mente può letteralmente salvarci la pelle, perché indicano le caratteristiche da controllare in un neo e quindi arrivare alla diagnosi precoce del melanoma. A sta per asimmetria del neo, ovvero la sua crescita non uniforme. B sta per bordi: nel melanoma sono frastagliati, al contrario di un normale neo. La C indica il colore e ricorda come in un melanoma possano essere presenti più sfumature di colore (marrone, nero, rosso, bianco). La D ricorda di prestare occhio alle dimensioni specie se il diametro della lesione supera i 6 millimetri, e cresce progressivamente. Le E infine segnala che un neo cambia nei suoi aspetti, cioè la sua evoluzione, o se cresce in alto (elevazione). Ovviamente stiamo parlando di informazioni generali. Ciò che conta è soprattutto controllare regolarmente la situazione con il dermatologo. Purtroppo, complice anche la pandemia, pare che gli italiani abbiano perso qualche colpo nei controlli fondamentali per una diagnosi precoce del tumore più grave della pelle.

Di cosa si tratta?

Secondo un’indagine condotta da Doxapharma gli italiani nell’ultimo anno sono stati meno attenti alla diagnosi precoce di questa ed altre patologie, anche per l’impatto di Covid-19. Ben sette persone su dieci hanno cambiato atteggiamento nei confronti della salute a seguito dell’emergenza sanitaria: quasi l’80% degli intervistati non ha ritenuto così importante fissare una visita per la mappatura dei nei.

Un fenomeno preoccupante considerando che il melanoma è il tumore per cui negli ultimi anni si è registrato il maggior incremento nelle diagnosi. “Il melanoma è il tumore più aggressivo della pelle legato alla trasformazione dei melanociti, responsabili del colore della pelle e dell’abbronzatura, su cute apparentemente sana o alla modifica di un neo preesistente – dice Ignazio Stanganelli, Direttore del Centro Clinico-sperimentale di Oncodermatologia – Skin Cancer Unit dell’Istituto Tumori della Romagna (IRST) IRCCS, Professore Associato dell’Università di Parma e Presidente dell’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI). Sappiamo che uno dei fattori di rischio principali è proprio l’esposizione ai raggi solari e le scottature, soprattutto in giovane età. È importante aumentare la conoscenza di questo tumore perché, sebbene la ricerca negli ultimi anni ci abbia dato nuovi strumenti efficaci e mirati, la prevenzione rimane l’arma più potente che abbiamo”.

Una campagna di sensibilizzazione

Per ricordare l’importanza del controllo della pelle è in corso la campagna “Oltre la pelle – La prevenzione al centro”. L’obiettivo è riportare l’attenzione proprio su questo aspetto e permettere ai cittadini di saperne di più grazie ad un ricco programma di attività con informazioni e strumenti utili per conoscere e prevenire il melanoma e alla possibilità di interagire con gli esperti e le associazioni di pazienti, possibilità di porre domande a dermatologi e oncologi attraverso la pagina Facebook @OltreLaPelleMelanoma, una community attiva da oltre un anno.

“Le persone a rischio di sviluppare un melanoma sono quelle con pelle chiara e occhi verdi/celesti, molti nei, e familiarità per melanoma e sono anche quelle che devono sottoporsi a controlli clinici più regolari, anche se il controllo dei nei dovrebbe diventare una sana abitudine per tutti – commenta Ketty Peris, Professore Ordinario di Dermatologia, Direttore U.O.C. di Dermatologia, Direttore della Scuola di Specializzazione in Dermatologia e Venereologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS Roma e Presidente della Società Italiana di Dermatologia – SIDeMaST”.

La prevenzione può davvero fare la differenza: se diagnosticato nelle sue prime fasi, infatti, il melanoma può spesso avere una prognosi favorevole e richiedere la sola asportazione chirurgica. Diventa invece più complessa la sua gestione quando la diagnosi avviene in fase più avanzata, nonostante le opzioni terapeutiche siano aumentate e migliorate rispetto a qualche anno fa.

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