Contro l’ipertensione, ecco gli alimenti che cambiano il gusto per il sale

Secondo un recente studio cinese, tra i cibi in questione è possibile includere il melone amaro

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Abbassare il consumo di sale da cucina è una sorta di comandamento scritto sulla pietra per limitare il rischio che compaia l’ipertensione o che questa peggiori. C’è però un problema: convincere le persone a ridurre il sale diventa una sorta di lotta contro il gusto personale, contro cui vincere è difficile.

E allora, perché non fare in modo che sia lo stesso organismo a non provare piacere nell’assunzione di cibi troppo sapidi? Questa via è possibile ad alcuni cibi – tra i quali è possibile citare il melone amaro – che aiutano ad “anestetizzare” il bisogno di aggiungere sale. Come? Semplicemente riattivando sistemi di controllo che col tempo e le abitudini si sono modificati.

Ecco il funzionamento della strategia

Piuttosto che sfidare le persone a non aggiungere sale ai cibi, o comunque a consumare solamente quelli che non ne contengono all’origine, in futuro si potrà puntare su una sorta di “disassuefazione” delle papille gustative. Magari proprio attraverso il melone amaro. A farlo pensare è una ricerca che, partendo dal fatto che esiste un particolare canale per i recettori delle cellule gustative, ha provato a modulare questa funzione proprio con l’alimentazione.

Lo studio, che vede come protagonista l’equipe di Zhiming Zhu dell’Army Medical University, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Hypertension. Agendo su questo specifico meccanismo, che viene ovviamente alterato nel tempo proprio dall’assunzione di cibi molto salati e dalla conseguente assuefazione del gusto in questo senso, gli esperti sono arrivati a dimostrare che, nel topo, estratti di melone amaro sono in grado di far ripartire l’avversione verso i cibi salati, con un miglioramento del rischio cardiovascolare.

Il tutto accade semplicemente agendo su modificazione della percezione del gusto. Lo studio, pubblicato su Science China Life Sciences rappresenta una delle strade per tentare di portare sotto i 5 grammi al giorno di cloruro di sodio l’introito quotidiano per un singolo soggetto: il sale da cucina, infatti, è un vero e proprio nemico delle arterie ed aumenta il rischio di sviluppare ipertensione. L’ipotesi cinese, peraltro, non è l’unica.

Qualche tempo fa in Perù, è stata condotta una ricerca che mostra come la semplice sostituzione del sale da cucina con uno a basso contenuto in sodio potrebbe diventare un semplice strumento per impattare sulla salute cardiovascolare. La ricerca è andata avanti per tre anni, coinvolgendo circa 2500 persone, attraverso la distribuzione di questo sale costituto da un quarto di potassio e dal 75% da sodio in tutta la zona, anche nei negozi. Risultato: alla fine di questa indagine, i livelli pressori sono scesi in chi era iperteso e, seppur in quota minima, pure tra chi aveva valori normali.

Come dare “gusto”?

Ridurre il sale è quindi un imperativo nella lotta alla pressione alta. Il sodio tende infatti a mantenere liquidi nel sangue, aumentando quindi la fatica che il cuore deve fare per spingere il sangue stesso nell’organismo. Per questo, almeno, non bisognerebbe aggiungere sale agli alimenti e sarebbe necessario ridurre il consumo dei cibi che ne sono ricchi già all’origine (p.e. i formaggi stagionati e i dadi da brodo).

Per “abituare” le papille gustative, bisognerebbe imparare ad usare piccoli sotterfugi, utilizzando per esempio le spezie per insaporire i piatti. Diverse ricerche dimostrano che timo, salvia, origano e rosmarino, oltre a rendere gli alimenti più gustosi, favoriscono il benessere dell’organismo.

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