Perché lo stress ci fa invecchiare prima

Quando lo stress diventa cronico, contribuisce a modificare la risposta immunitaria, scatenando il processo di immunosenescenza

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Paura, ansia, tensione emotiva. In questo periodo, che va avanti ormai da diversi mesi, è davvero difficile non ritrovarsi a fare i conti con queste sensazioni, che sono anche il frutto di quanto viviamo, dalla pandemia che non accenna a cedere fino ai conflitti molto vicini a noi.

Queste situazioni, col tempo, tendono ad indurre la presenza di uno stress cronico, quindi in grado di agire sui sistemi di controllo dell’organismo e sul benessere. Ma ovviamente non sono le uniche a determinare questo quadro: le paure per un futuro economico, l’ansia di conservare o trovare un lavoro, situazioni familiari non ottimali possono influire sulla salute. Il problema è che tutto questo può anche negli anni, contribuire a modificare assieme all’età la risposta immunitaria, agevolando quel processo che gli studiosi definiscono immunosenescenza.

Cosa succede quindi? Ci aiuta a spiegarlo una ricerca apparsa su rivista dell’Accademia Americana delle Scienze (PNAS), che va proprio ad esplorare i meccanismi che lo stress accelera e che possono influire sul rischio di sviluppare tumori, malattie cardiovascolari, infezioni respiratorie e limitata risposta alle vaccinazioni.

Attenzione a tavola e ai virus

Lo studio, coordinato dagli esperti dell’Università della California di Davis, ha proprio voluto indagare l’impatto dello stress di vario tipo sul processo di senescenza del sistema immunitario, anche per spiegare le differenze che si possono osservare tra un anziano in perfetta forma e chi invece presenta diverse condizioni patologiche. Oltre a valutare quanto emergeva da diverse Banche Dati, gli studiosi hanno considerato le risposte di un campione di quasi 6000 persone ad un questionario specifico, poi hanno analizzato i campioni di sangue di tutte queste persone.

Si è scoperto che la situazione immunitaria di chi aveva ottenuto punteggi più alti nella scala dello stress era in pratica peggiore rispetto a chi, della stessa età, presentava invece una condizione psicologica migliore. In particolare si è visto che tra i globuli bianchi, ed in particolare tra i linfociti T che rispondo alle infezioni, tra le persone maggiormente esposte allo stress cronico c’era una minor disponibilità di cellule in grado di reagire ad attacchi esterni.

Ma attenzione: non bisogna dimenticare che lo stress si può associare più spesso ad abitudini di vita non proprio ottimali, con un’alimentazione non propriamente “sana” e soprattutto con una scarsa attività fisica, che ovviamente non contribuiscono al miglioramento del benessere psicologico.

Nello studio, in particolare, si è visto che chi tende ad essere sottoposto a stress maggiori tende ad avere una dieta e abitudini di esercizio più povere, spiegando in parte perché hanno un invecchiamento immunitario più accelerato. Tra gli altri elementi emersi c’è anche da sottolineare il ruolo del citomegalovirus, che pur non inducendo spesso sintomi apprezzabili può contribuire ad accelerare il processo di invecchiamento del sistema difensivo dell’organismo. L’infezione può infatti riattivarsi quando è presente una condizione di stress intenso, ovviamente anche per patologie, stimolando negativamente il sistema immunitario che quindi invecchia prima.

Alleniamoci a star bene

Bisogna cercare di mantenere il sistema immunitario, per limitare i rischi di immunosenescenza. Il che significa tra le altre cose mangiare seguendo le regole dell’alimentazione mediterranea, evitare alcolici e fumo, fare una regolare attività fisica e mantenere entro i limiti consigliati il peso corporeo.

Non pensate infatti che l’apparato di “difesa” dell’organismo si alteri esclusivamente nella terza età. È vero che invecchiando la situazione non tende certo a migliorare, ma sarebbe errato pensare esclusivamente all’anziano in questi termini. Le buone abitudini aiutano fin da giovani, considerando che gli studi scientifici dimostrano come già a partire dai 25-30 anni possano esserci segnali di un calo della reazione difensiva, che porta ad avere una ridotta capacità di rigenerazione delle cellule immunitarie, che oltretutto sono meno “pronte” a reagire in caso di necessità, e perdono progressivamente la capacità di sviluppare la memoria immunologica.