Perché chi soffre di dolore cronico tende ad ingrassare

Mal di schiena cronico, lombalgia acuta? Uno studio spiega perché si scelgano cibi più grassi se si soffre di dolori

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Ci siamo abituati. Quando siamo giù di morale, tendiamo a sfogarci a tavola, magari scegliendo alimenti ricchi di grassi per trovare una “ricompensa” positiva al nostro stato d’animo buio. Ma se il problema più che psicologico è fisico, ci si deve comunque attendere un cambio di alimentazione con conseguente perdita del peso-forma e incremento di pancetta, glutei e cosce? A leggere la ricerca coordinata da Paul Geha del Del Monte Institute for Neuroscience pubblicata su Plos ONE, pare proprio di sì.

Ci sarebbero infatti specifici circuiti che entrano in gioco al punto di “modellare” le abitudini a tavola sulla base del dolore e del bisogno di ricompensa. Così si scelgono alimenti che danno più piacere. Insomma: non solo la ridotta attività fisica a causa del dolore ma anche un cambio nell’alimentazione gestito attraverso vie nervose tutte da esplorare potrebbero spiegare cosa succede perché si prende peso.

Il ruolo del nucleus accumbens

Quando ci nutriamo, non lo facciamo solamente per offrire al corpo i nutrienti e l’energia di cui ha bisogno. Il piacere che si prova a tavola diventa infatti un elemento chiave per le scelte alimentari, che sono ovviamente indirizzate a fornire anche alla psiche una sensazione di godimento. Lo studio condotto dagli esperti americani ha ovviamente testato la risposta di fronte ad un certo profilo alimentare, rilevando differenze tra chi aveva un mal di schiena cronico e chi invece non aveva questo problema ma aveva solo una lombalgia acuta.

In particolare nessuno dei pazienti ha sperimentato cambiamenti del comportamento alimentare con i cibi dolci, mentre ci sono state differenze profonde nella tendenza ad assumere alimenti ricchi in grassi. Col tempo i soggetti con dolore lombare acuto che hanno risolto hanno comunque più facilmente mostrato la tendenza a non perseguire su questa scelta, mentre chi aveva un dolore presente per un anno, nei mesi, ha iniziato ad “esagerare” come si si fosse alterato il sistema che regola la sensazione di sazietà.

A questo punto sono state svolte analisi particolarmente approfondite per capire cosa accadeva nei circuiti cerebrali delle persone, per tentare di spiegare come mai esiste un rapporto così stretto tra desiderio alimentare e dolore. Gli esperti hanno visto che una chiave per comprendere i meccanismi sarebbe da ricercare nel nucleus accumbens. Di cosa si tratta?

In genere entra in gioco quanto dobbiamo prendere delle decisioni. Nello studio si è visto però che la struttura di quest’area del cervello era normale nei pazienti che inizialmente hanno sperimentato cambiamenti nel loro comportamento alimentare ma il cui dolore non è diventato cronico. Invece, nelle persone che sviluppavano il dolore cronico, con il passare del tempo questa struttura cerebrale si è modificata diventando sempre più piccola. Da questa osservazione l’ipotesi scientifica che correla alimentazione, dolore e, appunto, sistema nervoso. Il nucleus abbumbens potrebbe quindi diventare una sorta di “segnalatore” delle tendenze del dolore e, al contempo, di eventuali problemi alimentari legati a questa situazione.

Cos’è il dolore cronico

Ci sono dolori che non sembrano lasciare pace e non trovano cure efficaci. Infatti anche il dolore può perdere le sue caratteristiche di segnale d’allarme dell’organismo che normalmente scompare quando la causa del sintomo viene eliminata. Purtroppo, in queste situazioni, in alcuni casi diventa cronico, come accade per il dolore neuropatico, che nasce direttamente dai nervi.

Il dolore neuropatico ha una caratteristica che lo rende tanto temuto: spesso nasce senza che esista uno stimolo specifico, ad esempio una sbucciatura o un’ustione, perché deriva da un’alterazione della conduzione nervosa. E magari si sviluppa a distanza dalla sede in cui dovrebbe avere origine. Per questo, oltre ai casi sopracitati, può essere presente dopo un’operazione.

Altri esempi? Questi dolori “diversi” possono far seguito ad esempio ad una complicanza del diabete, la neuropatia diabetica. Oppure si possono considerare dolori neuropatici tipici anche quelli associati ad alcune patologie del sistema nervoso centrale, come la sclerosi multipla o gli esiti di un ictus ischemico. Infine esistono forme “miste”, ad esempio nella lombosciatalgia, il classico il mal di schiena che si irradia in modo variabile anche all’arto inferiore. Il medico, in questi casi, può indirizzare verso centri specializzati per le terapie mirate, caso per caso.