Paura degli aghi? Provate con la realtà virtuale

La realtà virtuale può essere d'aiuto a tutti coloro che soffrono di belenofobia, ovvero la paura degli aghi

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Svenire durante un’iniezione o al solo pensiero di un prelievo di sangue per i comuni esami? Capita a diverse persone. E anche se non si raggiungono queste “vette” nella reazione emotiva, è indubbio che per tanti la sola vista di un ago che deve entrare nel corpo induce una risposta anomala. Questo timore si chiama aicmofobia o belenofobia, ed è molto diffuso. Distrarsi, pensando ad altro, è una della tecniche più efficaci per non andare incontro a reazioni eccessive. Un aiuto, in questo senso, può venire anche dall’impiego di tecnologie di realtà virtuale.

La chiave sta (anche) nell’amigdala

Nel nostro sistema nervoso c’è una piccola parte che è in grado di “anticipare” possibili pericoli, ben prima che questi si possano presentare. Si chiama amigdala e funziona in pratica come quelle telecamere che operano nel controllo dei furti in un negozio o, più semplicemente, ci aiutano a fare retromarcia. Lo scopo dell’attività dell’amigdala è si “proteggerci” ma a volte, nelle persone sensibili, questa anticipazione si rivela negativa e addirittura ci porta a sviluppare una sorta di ansia nei confronti di quanto potrebbe avvenire, in termini di sensazione possibile di dolore.

Se l’amigdala è eccessivamente “vigile”, e questo può dipendere anche da una sorta di “predisposizione” genetica, la sola vista di un ago o l’idea di essere sottoposti ad una puntura può essere l’elemento che stimola la reazione anomala. Il risultato è che, quando si è particolarmente sensibili, parte una risposta del tutto normale ma al contempo per nulla razionale. La sola vista dell’ago porta prima ad aumentare la frequenza dei battiti cardiaci e ci fa sentire il cuore in gola, come quando stiamo per vivere una situazione particolarmente stressante. Poi la pressione sale.

Di colpo, però, questa reazione di stress si placa ed è a questo punto che, con il cuore che rallenta e la pressione che scende, si rischia di avere un vero e proprio “crollo” che comporta alla fine la sensazione di malessere, la testa che gira e, nei casi più seri, anche la perdita di coscienza. Sia chiaro. A volte questo tipo di reazioni si instaurano anche alla sola vista del camice del medico o quando si entra nello studio del dentista, anche per l’odore di disinfettante. Si tratta di malesseri particolarmente fastidiosi, che bisogna affrontare.

Un aiuto dal mondo virtuale

Qualche tempo fa, per chi soffre di fobie, una ricerca condotta in Canada dagli studiosi dell’Università del Quebec sul ruolo di un ambiente virtuale capace di aiutare chi aveva paura dei ragni ha dimostrato che grazie a videogiochi specifici era possibile ridurre la sensazione di trovarsi in un ambiente ostile. In particolare, misurando con scale psicologiche le reazioni dei soggetti valutati, si è visto che questo approccio “ludico” potrebbe essere utile.

La “forza” degli strumenti di realtà virtuale peraltro è confermata anche da una ricerca presentata nei giorni scorsi da studiosi dell’Ospedale Universitario di Bruxelles al congresso della Società Europea di Anestesiologia e Terapia Intensiva. L’indagine, che ha interessato oltre 100 pazienti che dovevano sottoporsi a punti di sutura per chiudere una ferita o al posizionamento di un ago per le fleboclisi, ha dimostrato che grazie all’impiego dell’ipnosi e di speciali occhiali in grado di introdurli in una realtà virtuale (approccio somministrati sia prima che dopo l’intervento) avevano un bisogno inferiore dei farmaci antidolorifici utilizzati in queste occasioni.

Il trattamento con la realtà virtuale si è basato su racconti narrati da una voce tranquillizzante e su semplici cartoni animati, particolarmente rilassanti. Si tratta di osservazioni iniziali, che potrebbero però aprire la strada a trattamenti “tecnologici” in grado, a fianco di quelli psicologici, di aiutare a vincere le paure.

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