I pasti notturni possono aumentare il rischio di diabete

Mai mangiare durante le ore notturne: uno studio ha mostrato come si possa sviluppare il diabete sul lungo termine

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

In questo periodo di feste, capita a tutti di fare qualche strappo alla regola. Magari, visto il cambio degli orari, diventa più facile trovarsi nel bel mezzo della notte a consumare un pasto, o anche solo uno spuntino. Per certi versi, si ripete la situazione di chi si trova per necessità di lavoro o per turni a rimanere sveglio la notte magari con l’appetito che cresce. Un consiglio?

Cercate di evitare il cibo nelle ore notturne, perché potrebbe essere un ulteriore meccanismo che apre la strada ad alterazioni del metabolismo. Non è importante solo ciò che si mangia, ma anche quanto si mangia, insomma, almeno stando a quanto riporta una ricerca condotta su pochissimi giovani, che ha preso in esame proprio la differente risposta dell’organismo quando si tende a fare un pasto notturno.

Rispettate l’orario dei pasti

L’indagine, apparsa su Science Advances, sicuramente curiosa, offre una chiave ulteriore di conoscenza della complessità di risposta del nostro organismo se si altera in qualche modo l’orologio biologico. Sono stati presi in esame due piccoli gruppi di giovani, perfettamente sani e abituati a lavorare nelle ore notturne, che hanno avuto per due settimane un introito calorico praticamente sovrapponibile suddiviso in due pasti. Solo in un gruppo si è proceduto a consumare gli alimenti seguendo i ritmi canonici, mentre nell’altro la stessa composizione del pasto, in termini quali-quantitativi, è stata consumata nelle ore notturne. Poi si è valutato cosa succedeva.

Ebbene, in chi mangiava la notte si è osservato un incremento significativo dei livelli della glicemia, rispetto ovviamente a chi, pur lavorando nelle ore notturne, si nutriva regolarmente rispettando gli orari di pranzo e cena. Insomma: se lo spuntino notturno diventa un’abitudine, anche a prescindere da quello che si mangia, il rischio di “sbiellare” i meccanismi metabolici che presiedono al controllo del peso e alla regolazione dei livelli di glucosio nel sangue potrebbe alterarsi più velocemente. Il tutto senza ovviamente considerare lo “stress” indotto dalla necessità di lavorare nelle ore notturne.

Insomma: pare proprio che l’orologio interno al nostro corpo, adattato in modo da avere attività e quindi alimentazione durante il giorno, faccia davvero fatica a regolarsi con un’alimentazione non prevista quando la luna splende in cielo. Tutto questo contribuisce a spiegare anche i motivi per cui dormire bene, e per il tempo giusto, diventa una sorta di meccanismo di controllo anche per funzioni apparentemente distanti, come appunto il controllo del metabolismo, del peso corporeo e del rischio di sviluppare diabete ed altri problemi. Il digiuno notturno, insomma, sarebbe una sorta di meccanismo protettivo che ci aiuta a stare meglio.

L’importanza della colazione

Dedicate il giusto tempo al primo appuntamento con il cibo. Per la colazione ci voglio almeno dieci minuti, senza limitarsi al classico caffè bevuto in tutta fretta. E, se possibile, considerate questo momento anche in chiave psicologica, per cui è meglio fare colazione insieme agli altri. Ma torniamo all’importanza del riposo notturno e alla necessità di nutrirsi al risveglio. Quando dimentichiamo di fare colazione, obblighiamo il corpo a passare dallo stato di riposo alla massima attività senza fornire il carburante sufficiente. Ed è un errore.

La colazione della mattina è fondamentale per rompere il digiuno, perché la notte l’organismo va in riposo. Al risveglio il fegato si trova costretto a buttar fuori i nutrienti che ha messo da parte, e quindi è facile incorrere in situazione di ipoglicemia. La colazione ha il compito di evitare questa condizione, e soprattutto consente di non innescare un meccanismo di “fame” che poi si mantiene per tutta la giornata. Come se non bastasse, poi, saltando il primo appuntamento con il cibo si rischia di “sbiellare” la regolazione dell’appetito per tutto il giorno. E magari si esagera al pasto.

Risultato: alla fine il conto delle calorie sale, e se non si consumano l’energia in eccesso accumulata con i cibi. La prova? Anche se molti non ci pensano, chi non fa colazione è a maggior rischio di diventare obeso. Secondo la scienza i soggetti che fanno regolarmente colazione, pur avendo un introito calorico giornaliero significativamente maggiore, hanno problemi minori di sovrappeso e obesità. La maggior parte degli studi ha confermato l’associazione esistente tra non fare colazione e avere un indice di massa corporea (parametro che consente di misurare correttamente l’eventuale sovrappeso) maggiore.

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