Osteoporosi, cosa la causa e come prevenirla

L'osteoporosi colpisce soprattutto le donne in menopausa: cosa la causa e tutti i consigli per giocare d’anticipo e mantenere le ossa “forti”

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

L’osteoporosi, legata al mutamento della struttura dell’osso che col tempo diventa più fragile e quindi si può “rompere” più facilmente, è uno dei problemi di salute più temuti per la donna, anche se ovviamente può colpire anche l’uomo. E il passaggio dalla vita fertile a quella post-menopausale fa da spartiacque, visto il calo degli ormoni estrogeni che sono un naturale regolatore del metabolismo osseo nel gentil sesso.

Come nasce la debolezza dell’osso

Il meccanismo che crea il danno osseo appare fondamentalmente legato ad uno squilibrio nel normale metabolismo delle cellule che normalmente fanno sì che l’osso mantenga sempre la sua robustezza e la sua elasticità. Ogni giorno, senza che nemmeno ce ne accorgiamo, lavorano infatti nel nostro organismo i “costruttori” di osso cui si contrappongono le cellule che invece hanno il compito di “demolire” le parti vecchie del tessuto perché siano sostituite.

I primi si chiamano osteoblasti, le seconde osteoclasti. Il lavoro di queste “operai” specializzati è perfettamente organizzato finché la produzione degli ormoni estrogeni è sufficiente, perché questi lavorano come “controllori” biochimici.

Con la menopausa, periodo in cui si verifica questo deficit ormonale, l’azione degli osteoclasti si fa via via più incisiva e gli osteoblasti non sono più in grado di sostituire il tessuto osseo perduto. Risultato: l’osso diventa progressivamente sempre più debole (osteoporosi) e quindi si “rompe” con maggior facilità.

Questo fenomeno, che interessa soprattutto le ossa lunghe (ad esempio il femore) e le vertebre, conduce nel tempo ad un impoverimento del patrimonio osseo. Le ossa diventano quindi estremamente fragili, porose, bucherellate perché il calcio viene a mancare. Anche se il loro aspetto esterno  può sembrare del tutto normale. E quindi possono andare incontro a fratture anche dopo traumi di entità poco rilevante. Basti pensare che nove fratture del femore su dieci (questo tipo di lesione si concentra proprio nella popolazione femminile) si verifica dopo cadute perfettamente sopportate da donne più giovani.

La prevenzione inizia da giovani

Il tasso di perdita di tessuto osseo trabecolare, cioè della parte più interna dell’osso,  nei 5 anni immediatamente successivi alla menopausa, ad esempio, è  di circa il cinque per cento l’anno. E dopo una menopausa chirurgica il fenomeno è ancora più rapido. Tanto che dopo i sessant’anni quattro donne su dieci hanno l’osteoporosi, e dopo i 70 sei su dieci.

Se il passare del tempo non può essere combattuto, si può comunque fare in modo di “mettere da parte” la maggior quantità di osso possibile. Infatti quanto più è ben “costruito” il tessuto osseo durante la gioventù, tanto minori sono le possibilità che l’osteoporosi compaia dopo la menopausa.

In particolare si è visto che il picco di massa ossea raggiunto intorno ai trent’anni è un parametro fondamentale per definire i rischi futuri. Non bisogna poi preoccuparsi se il menarca è giunto molto presto. La possibilità di incorrere in una patologica diminuzione della densità ossea non è correlato all’inizio delle mestruazioni, ma al picco di massa ossea che si termina di costruire alla fine dell’adolescenza, verso i 20 anni.

Un vero nemico delle ossa, fin da giovani, è invece il fumo perché gli estrogeni, in chi fuma, possono essere convertiti in metaboliti non attivi. E’ come se il fumo rubasse una quota degli estrogeni sia naturali che  assunti in terapia, nel caso il medico lo indichi.

Le giuste scelte a tavola

Per avere ossa forti e robuste, bisogna prima di tutto fornire al corpo un adeguato apporto di calcio, il materiale costitutivo dell’osso, con la dieta. Durante l’adolescenza, in media, il fabbisogno è stato stimato intorno ai  1200 milligrammi al giorno. Questo valore è indicato soprattutto perché occorre far fronte ai naturali processi di crescita. Infatti in questa fase la massa scheletrica aumenta di circa nove volte, e questo comporta un “appropriarsi” da parte dell’osso di almeno 150 milligrammi al giorno.

A tavola conviene diminuire l’assunzione di alimenti ricchi di proteine animali, sale e caffè (meglio non superare le due-tre tazze al giorno). Fra gli alimenti consigliati ci sono invece il latte (meglio scremato, almeno parzialmente) e i suoi derivati come lo yogurt, oltre alla frutta secca, alla soia e legumi in genere, agli  ortaggi a foglie verdi.

Attenzione però: non conta solo il calcio presente negli alimenti, che potete verificare nelle classiche tabelle di composizione, ma anche quanto il corpo ne può assorbire. La forma chimica del calcio negli alimenti e la semplicità di solubilizzazione nell’intestino sono variabili significative nel determinare l’efficienza dell’assorbimento. Nei prodotti lattiero-caseari, il calcio è altamente disponibile.

E poi, movimento….

Non fate l’errore di pensare solamente alla dieta. Quello che conta, per quanto possibile, è anche fare una vita all’aria aperta e muovendosi. L’assorbimento di calcio può essere infatti favorito passando almeno mezz’ora al giorno alla luce del sole, che stimola la sintesi di vitamina D. Al contrario, si rischia di eliminare molto calcio con le urine quando la dieta è troppo ricca di proteine e sodio.

Infine è importante l’attività fisica. Lo stimolo “meccanico” sull’osso dato dal movimento regolare può aiutare a mantenere una massa scheletrica valida. Un dato per tutti. Qualche tempo fa alcune ricerche hanno dimostrato che un’attività regolare che preveda il consumo di circa 400 calorie al giorno (e cioè 5-6 chilometri di passeggiata al giorno) può portare un aumento del 5 per cento della massa ossea in donne che assumevano una regolare quantità di calcio.

Infine, un ultimo consiglio per chi è avanti con gli anni. Se possibile, cercate di mantenere un passo veloce. È provato che chi camminando normalmente non raggiunge i 70 centimetri al secondo ha un maggior rischio di cadute, e quindi di andare incontro a fratture.

Attenzione all’inquinamento

Sul fronte dell’ambiente, negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato che anche l’inquinamento può avere un ruolo nell’indebolimento dell’osso. “L’inquinamento atmosferico (il particolato con un diametro minore di 2.5 micron) è stato recentemente associato a un incremento di tasso di ospedalizzazione per fratture femorali e di polso in 9 milioni di americani over 65 anni e in 6000 norvegesi” – spiega Elena Colicino del Mount Sinai Hospital di New York e componente del Comitato Scientifico della Società Italiana di Medicina Ambientale.

“Una cattiva qualità dell’aria (con elevati livelli di PM2.5, PM10 e black carbon) è stata, inoltre, associata a una riduzione della densità ossea in uno studio condotto sia su uomini di mezza età, che su uomini tra 75 e 76 anni. Alcuni fattori ambientali — tra cui Il piombo, il mercurio, e il cadmio — hanno mostrato di contribuire alla demineralizzazione ossea e a un più alto rischio di osteoporosi. Si affacciano anche nuove esposizioni chimiche (PFAS – sostanze perfluoroalchiliche o acidi perfluoroacrilici) — principalmente presenti nei packaging alimentare, nel pentolame e come inquinanti indoor — che agendo sul sistema endocrino modulano gli ormoni e hanno un impatto sulla salute delle ossa, provocando una riduzione della loro densità e osteoporosi, principalmente nelle donne in menopausa”.

Per la diagnosi, fate la MOC

La Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC) è un particolare esame che misura la densità minerale dell’ossa. In termini generali, considerando sempre le indicazioni del medico, per tutte le donne è consigliabile sottoporsi ad un esame subito dopo la menopausa, anche se a pagamento.

In caso di test negativo, l’esame può essere ripetuto dopo 2-3 anni. In pratica, così come misurare la pressione serve a capire se si è ipertesi, la densitometria, un esame del tutto indolore, rappresenta  la misura precisa della massa ossea. Tuttavia, il responso di questo esame tradizionalmente condotto può non essere sufficiente, da solo, ad un’accurata predizione del rischio di frattura, perché ad esso concorrono numerosi altri fattori soggettivi, sociali e familiari. Per questo, l’evoluzione dell’esame densitometrico si basa su un nuovo algoritmo, chiamato “DeFRA”, che calcola il rischio di frattura da fragilità su vertebre, femore, omero e polso nei successivi 10 anni, integrando la misurazione della densità ossea con la altre informazioni specifiche per la persona.

In ogni caso la MOC è assicurato dal Sistema Sanitario Nazionale alle donne:

– Con oltre 65 anni in menopausa da almeno dieci

– Menopausa precoce (prima dei 45 anni)

– Con indice di massa corporea (si calcola in base a peso e altezza) inferiore a 19 dopo i 50 anni

– Che hanno avuto la madre con fratture da osteoporosi subito dopo la menopausa

– Con presenza di fratture da fragilità nella storia clinica

– Con presenza di malattie che favoriscono l’osteoporosi come ipertiroidismo e celiachia

– Sottoposte a terapie prolungate con derivati del cortisone

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Osteoporosi, cosa la causa e come prevenirla