Osteoporosi, come preservare le ossa “fragili”

Le donne sono più a rischio osteoporosi e lo spartiacque è rappresentato dalla menopausa. Cosa fare e la dieta indicata

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Non pensate che l’osteoporosi sia da declinare solamente al femminile. Anche i maschi rischiano per l’età avanzata, specie se sottoposti a trattamenti prolungati con cortisone, se alzano troppo spesso il gomito o se sono fumatori (peraltro si tratta di fattori di rischio anche per le donne). Ma non ci sono dubbi che il gentil sesso deve prestare più attenzione al rischio delle ossa “fragili”. Ed allora, in occasione della Giornata Mondiale sulla malattia in programma il 20 ottobre, meglio capire bene cosa accade e come si può ridurre il rischio di fratture dopo traumi minimi o addirittura spontanee.

Lo spartiacque della menopausa

Con il termini della vita fertile, progressivamente, si assiste ad una modificazione del normale meccanismo di ricambio del tessuto osseo, legato al calo degli ormoni estrogeni. Per capire cosa accade, pensate ad un palazzo in continua costruzione e rimessaggio: da un parte c’è chi aggiunge mattoni per tirare su le strutture, dall’altro chi “smonta” per eliminare quanto c’è di vecchio. Nell’osso queste funzioni sono svolte fondamentalmente da due tipi di cellule: gli osteoblasti possono essere considerati come  “costruttori” di osso.

A compensare la loro attività ci sono gli osteoclasti, ovvero unità operative che hanno invece il compito di “togliere” le parti più vecchie, in modo che possano essere sostituite. Questo sistema funziona perfettamente finché la produzione degli ormoni estrogeni è sufficiente, perché questi lavorano come “controllori” biochimici. Con la menopausa, periodo in cui si verifica il deficit ormonale, l’azione degli osteoclasti si fa via via più incisiva e gli osteoblasti non sono più in grado di sostituire il tessuto osseo perduto. Risultato: l’osso diventa progressivamente sempre più debole (osteoporosi) e quindi si “rompe” con maggior facilità.

Questo fenomeno, che interessa soprattutto le ossa lunghe (ad esempio il femore) e le vertebre, conduce nel tempo ad un impoverimento del patrimonio osseo. Le ossa diventano quindi estremamente fragili, porose, bucherellate anche se all’esterno possono apparire del tutto normali, perché il calcio viene a mancare. Per questo possono andare incontro a fratture anche dopo traumi di entità poco rilevante. Basti pensare che nove fratture del femore su dieci (questo tipo di lesione si concentra proprio nella popolazione femminile) si verifica dopo cadute perfettamente sopportate da donne più giovani.

Alimentazione sana e attività fisica per la prevenzione

La prevenzione, ovviamente, è fondamentale. E dipende da noi. A tavola conviene diminuire l’assunzione di alimenti ricchi di proteine animali, sale e caffè (meglio non superare le due-tre tazze al giorno). Fra gli alimenti consigliati ci sono invece il latte (meglio scremato, almeno parzialmente) e i suoi derivati come lo yogurt, la frutta secca, soia e legumi in genere, ortaggi a foglie verdi.

Attenzione però: Non conta solo il calcio presente negli alimenti, ma anche quanto il corpo ne può assorbire. La forma chimica del calcio negli alimenti e la semplicità di solubilizzazione nell’intestino sono variabili significative nel determinare l’efficienza dell’assorbimento. Nei prodotti lattiero-caseari infatti il minerale è altamente disponibile e questo ovviamente aiuta. In più non bisogna mai dimenticare che oltre al calcio che si introduce conta anche l’assimilazione del minerale.

Se si fa una regolare attività fisica e ci si espone al sole il calcio viene assimilato di più. Proprio sul fronte del “cammino” peraltro, un occhio di riguardo andrebbe prestato a chi si muove con estrema lentezza, visto che anche la velocità del passo diventa un parametro per definire il rischio di cadute e fratture. Non ci credete? Pensate che è provato che chi camminando normalmente non raggiunge i 70 centimetri al secondo ha un maggior rischio di cadute, e quindi di andare incontro a fratture.

Inoltre è importante valutare l’equilibrio nelle persone a rischio. In termini di diagnosi precoce, infine, un consiglio: sottoponetevi regolarmente alla Mineralometria Ossea Computerizzata o MOC, sulla base della vostra situazione e dei consigli del medico. L’esame, del tutto indolore, misura la densità minerale dell’osso ed è fondamentale per individuare le persone a rischio di osteopenia, cioè carenza di tessuto, e osteoporosi. Il principio del metodo si basa sull’utilizzo di un fascio di raggi fotonici gamma o X che, attraversando un segmento osseo, viene da questo attenuato in ragione della sua densità. Meno fotoni trapassano l’osso, più questo è denso e quindi meno fragile e soggetto a demineralizzazione.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Osteoporosi, come preservare le ossa “fragili”