Omicron 5, cosa sappiamo e cosa dobbiamo temere

Omicron 5 risulta più trasmissibile e quindi più contagiosa delle precedenti varianti. Cosa fare per proteggersi

Foto di Federico Mereta

Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

I dati sono confortanti. Come ci si poteva aspettare, con l’arrivo delle belle giornate tende a smorzarsi la curva epidemica dei nuovi casi di Covid-19. Soprattutto, si guarda con maggior serenità all’impegno per le strutture sanitarie, visto che stanno calando drasticamente e progressivamente i ricoveri, sia di degenza normale che in terapia intensiva. Ma questo purtroppo non significa che la pandemia sia finita.

Ad indurre preoccupazione sono le informazioni che giungono da diversi Paesi, dal Sudafrica al Protogallo, dove si assiste ad una crescita di casi. Sotto la lente d’ingrandimento della scienza c’è la sottovariante di Sars-CoV-2 Ba 5, che viene attentamente monitorata anche da noi. Ogni giorno, in pratica si assiste ad un progressivo incremento dei casi di infezione legati a questo ceppo virale. Per questo non si può abbassare la guardia. Ed occorre continuare a vigilare, facendo attenzione ai comportamenti, visto che Omicron 5 (o variante BA.5) appare anche essere molto contagiosa, forse addirittura di più delle varianti che l’hanno preceduta.

La variante si sta facendo largo

Senza andare troppo lontano, anche da noi stando alle osservazioni più recenti si sta assistendo ad un progressivo aumento (ovviamente in termini percentuali) dei casi di infezione legati ad Omicron 5 che sta via via prendendo il posto di chi l’ha preceduta. Insomma si tratta di un ceppo virale che potrebbe “invadere” in termini invisibili il panorama di Covid-19, assumendo un ruolo da protagonista tra i diversi sottotipi virali. Spiegare come mai sta accadendo questo non è certo semplice. Tuttavia esistono alcuni elementi che vanno tenuti in considerazione, come avviene da parte degli esperti.

In primo luogo, stando a quanto si sa fino ad ora, sul fronte evolutivo Omicron 5 è particolarmente “competitiva” rispetto alle varianti circolanti e quindi può tendere a prendere spazio specialmente rispetto agli altri tipi di Omicron circolanti. Oltretutto Omicron 5 risulta anche più trasmissibile e quindi potenzialmente più contagiosa, con una maggior facilità di “attecchire” nell’organismo umano.

Questo aspetto sarebbe legato alle mutazioni che caratterizzano quest’ultima variante: ci sarebbero due invisibili “variazioni” nel patrimonio genetico del virus che possono rendere più semplice ed efficace l’attecchimento alle cellule dell’uomo. Sempre in termini di mutazioni specifiche di Omicron 5, c’è un altro aspetto che preoccupa.

Una specifica mutazione presente nel corredo genetico di Omicron 5 potrebbe essere all’origine di mutamenti significativi nella struttura della proteina che il virus impiega per aderire alle cellule umane. In questo modo, la possibilità di determinare infezioni da parte di Omicron 5 sarebbe più elevata e così si spiega la maggior diffusibilità dell’infezione determinata da questa sottovariante.

Quanto può incidere la presenza di Omicron 5 e delle sue mutazioni sula risposta agli anticorpi, siano essi indotti dalle infezioni pregresse o dal ciclo vaccinale completo? Ancora non si può dire con certezza in termini di quantità, ma secondo quanto ritengono diversi esperti potrebbe verificarsi una maggior possibilità di “fuga” dalla risposta anticorpale rispetto alle precedenti varianti di Omicron che abbiamo imparato a conoscere.

Cosa possiamo attenderci?

Ovviamente a questa domanda non c’è ancora una risposta precisa. Siamo di fronte ad un virus che si modifica e muta ripetutamente e non è possibile definire con certezza come evolverà la situazione. Tra gli esperti c’è chi è ottimista e quindi ritiene che, a prescindere dalla capacità di diffondersi molto spiccata, il virus Omicron 5 sul fronte dell’impatto clinico potrebbe risultare in grado di dare quadri meno gravi di quelli cui ci siamo abituati.

In questo senso, pur di fronte ad un incremento dei casi di positività che si sta osservando soprattutto in alcune aree come quelle sopracitate, c’è chi ipotizza che si tratti di una classica “coda” della pandemia con sintomi meno gravi, pur se il virus rimane molto contagioso.

Ma c’è anche chi rileva come Omicron 5 presenti caratteristiche che potrebbero farci “tornare” indietro, quindi con un virus che non diventa progressivamente meno aggressivo nei confronti dell’organismo di chi contrae l’infezione. Al momento, quindi, occorre affidarsi alla scienza. Mantenere le regole di prevenzione è fondamentale per limitare il rischio di contagio, pur considerando che la stagione, consentendoci di rimanere all’aria aperta molto più a lungo, può aiutarci.