L’occhio potrebbe svelare l’Alzheimer e l’insufficienza cardiaca

Studi scientifici evidenziano come le dimensioni della pupilla e il liquido negli occhi possono essere spie di scompenso cardiaco e Alzheimer

Federico Mereta Giornalista Scientifico

“A me gli occhi”. Sembra di tornare nella sceneggiatura di un film di qualche tempo fa, ma non è così. In futuro, forse, proprio attraverso gli occhi si potranno svelare molti segreti della salute di una persona. E, ma  è ancora una speranza, magari arrivare alla diagnosi precoce di diverse malattie. Lo fa pensare la scienza, anche se la strada è ancora lunga.

Quanto è grande la pupilla?

Lo scompenso cardiaco è una delle malattie croniche del cuore più temibili, ed è in continuo aumento. È fondamentale che le persone seguano correttamente le cure e soprattutto che riescano a proteggersi al meglio dalle eventuali complicanze e dai peggioramenti che possono in qualche modo complicare la situazione. In questo senso la dimensione della pupilla potrebbe diventare una spia molto efficace, visto che sarebbe un parametro in grado di informare in senso predittivo sul rischio di decesso e di nuovi ricoveri in ospedale.

A dirlo è una ricerca condotta in Giappone, all’Ospedale Universitario di Kitasato di Kanagawa, apparsa sulla rivista scientifica ESC Heart Failure, espressamente dedicata a questa patologia, che si manifesta con stanchezza, debolezza, gonfiore alle caviglie, difficoltà di respiro.

Purtroppo quasi la metà dei pazienti con scompenso cardiaco – specie se in fase più grave – possono andare incontro a problemi di questo tipo e soprattutto a nuovi ricoveri, anche dopo precedenti trattamenti in ospedale. E non va dimenticato che, secondo gli studi, ogni nuovo accesso in corsia si traduce in un potenzialmente incremento del rischio di mortalità. Per questo si punta molto sulla telemedicina e su strumenti che consentano di monitorare la situazione, ed in questo senso assume importanza la ricerca giapponese.

Infatti una delle cause del peggioramento dello scompenso cardiaco è legata a problemi del sistema autonomico, quello non volontario, che controlla il battito cardiaco e la respirazione. Ebbene, visto che anche la pupilla è sotto il controllo di questo meccanismo, la speranza è che studiandone la dimensione si possano avere informazioni sulla capacità del cuore di “pompare” il sangue.

Per quanto riguarda le malattie degenerative del sistema nervoso, come l’Alzheimer o il Parkinson, si è visto che una proteine presente nel liquido all’interno dell’occhio e valutata nel corso di interventi chirurgici sull’organo della vista potrebbe diventare un “segnale” in termini di diagnosi precoce e quindi di possibile riconoscimento del quadro patologico.

A dirlo è una ricerca apparsa su Alzheimer’s Research & Therapy. Lo studio è stato condotto all’Ospedale di Boston e in poco meno di 80 pazienti operati all’occhio ha misurato i livelli di una specifica proteina presente nell’umor vitreo, la “gelatina” che sta all’interno dell’occhio, rilevando la possibile correlazione. Siamo solo all’inizio ma in futuro questi studi potrebbero portare a risultati di grande interesse pratico.

Attenzione ai lipidi

Nel frattempo, in ogni caso, osserviamo con cura i nostri occhi e la pelle che li circonda perché ci sono segnali che ognuno di noi può valutare e parlarne con il medico. Gli xantelasmi, ad esempio: si tratta di piccole formazioni che si creano sulle palpebre e sono legate ad un accumulo di lipidi nella pelle. Possono diventare un parametro per sicuramente richiamare l’attenzione su eventuali eccessi di colesterolo nel sangue.

Allo stesso modo anche l’arco corneale, una specie di semicerchio che si forma intorno alla cornea e tende a diffondersi fino a circondare completamente quest’area oculare è visibile ad occhio nudo e può essere legato ad un incremento del tasso dei lipidi nel sangue. Anche in questo caso, come avviene per gli xantelasmi, questa situazione non genera normalmente alcun disturbo.

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