Occhi stanchi? Come aiutarli anche con l’alimentazione

Sforzi visivi prolungati portano all'accumulo nei tessuti dei radicali liberi. Come proteggere gli occhi con la dieta giusta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Gli esperti lo chiamano stress ossidativo. È in pratica l’esito del superlavoro cui giorno dopo giorno sottoponiamo l’occhio, il nostro organo della vista, tra l’azione dello smog, delle luci che si alternano, dalla visione prolungata dello schermo di un computer o di uno smartphone. Tutte queste attività, quando eccessive, ci costringono a sforzi visivi prolungati capaci di generare un accumulo nei tessuti dei temibili “radicali liberi” responsabili del processo di ossidazione con conseguente invecchiamento delle strutture oculari.

Per fortuna l’occhio punta a difendersi, ma noi dobbiamo aiutarlo. Anche con un’alimentazione intelligente. E fin da bambini.

Come è fatto l’occhio

Il bulbo oculare è una struttura fatta a strati e molto complessa. Sulla parte più esterna c’è la sclera, che appare bianca (solo nella parte centrale c’è l’iride, quella zona rotondeggiante che definisce il colore degli occhi) ed è quasi rigida. E questa che dà all’occhio la sua tipica forma ovale ed è ricoperta dalla congiuntiva, una sottile membrana di protezione. Più indietro la cornea, una specie di “finestra trasparente” che ricopre l’iride, lascia filtrare la luce in arrivo.

Dietro alla cornea si trova il cristallino, una particolare lente che si adatta alla luce in arrivo, “aggiustando” così la sensazione visiva. Il secondo strato dell’occhio è rappresentato dalla coroide, entro cui ci sono i vasi sanguigni. Oltre a funzionare come “serbatoio” di sangue per l’occhio, la coroide impedisce alla luce di riflettersi nel bulbo oculare, falsando così le sensazioni visive. In fondo all’interno, c’è la parte più importante per la visione.

È la retina, entro cui si trovano le cellule nervose che hanno il compito di raccogliere gli stimoli visivi ed inviarli al nervo ottico, da cui poi giungeranno all’area visiva del cervello dove verranno decodificati. Forse non si sa che la vista, nella retina, non è la stessa in tutte le zone. C’è un punto, la fovea, in cui la vista è più acuta e un altro, il punto cieco, in cui invece non si vede nulla. Non tutte le cellule nervose della retina, poi, lavorano allo stesso modo. I coni e i bastoncelli, infatti, hanno il compito di “captare” i segnali luminosi quando la luce è massima, durante il giorno, o al crepuscolo, quando l’intensità luminosa si affievolisce.

Come “nutrirlo” a dovere

Una giusta alimentazione è particolarmente utile per il cristallino, che ha il compito di consentire la messa a fuoco delle immagini sulla retina. Questa lente naturale è fatta in gran parte di proteine che, con l’avanzare dell’età, tendono a denaturarsi soprattutto per l’ossidazione causata dai radicali liberi prodotti in eccesso dall’ossigeno con la luce.

Il cristallino per difendersi da questo invecchiamento utilizza la vitamina C, fattore primario del sistema antiossidante fisiologico, presente mediamente in quantità sessanta volte superiori rispetto ad ogni altra parte del corpo. Inoltre utilizza potenti enzimi anti-radicali liberi che contengono alcuni oligoelementi di particolare importanza come zinco, rame, manganese e selenio.

Come il cristallino anche la tonaca nervosa oculare, cioè la retina, può essere agevolata nella sua funzione da alcuni elementi nutrizionali, soprattutto per alcune specifiche aree anatomiche. Ad esempio per la sua porzione più centrale, chiamata macula lutea. È importante la presenza di  due composti carotenoidi, la luteina e la zeaxantina, che durante il normale processo fotochimico della visione vengono demoliti per effetto dei radicali liberi. La continua disponibilità di questi due specifici carotenoidi permette anche un veloce adattamento quando si passa dal buio alla luce intensa, riducendo al minimo l’abbagliamento.

Questa riserva può ridursi con conseguente allungamento del periodo di adattamento alla luce a causa dello stress visivo e/o da un esubero della produzione di radicali liberi. Oltre il beta-carotene che li preserva dall’attacco dei radicali liberi per funzionare correttamente devono avere a continua disposizione uno specifico pigmento fotosensibile, la rodopsina, reso disponibile dalla vitamina A.

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