Obesità, una forza magnetica può aiutare a perdere peso

La stimolazione magnetica transcranica favorisce la perdita di peso negli obesi: come funziona e a chi è rivolta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Chi ricorda la serie “Lost”, avrà ben presente come una grande tempesta magnetica possa modificare profondamente il corso degli eventi. Ovviamente, a fronte di quel frutto della fantasia, quanto accade nel corpo umano è sicuramente diverso. Ma ciò non toglie che una stimolazione magnetica correttamente applicata potrebbe aiutare anche per chi deve far fronte ad un problema di salute come il forte sovrappeso, che sfocia nell’obesità.

A dirlo, spiegando anche cosa potrebbe accadere, è una ricerca apparsa su Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases, coordinata dal gruppo di ricerca guidato da Livio Luzi, Direttore del Dipartimento interpresidio di Endocrinologia, Nutrizione e Malattie Metaboliche di MultiMedica e Ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca e con l’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi e il Gruppo San Donato.

Cosa fa la stimolazione?

La stimolazione magnetica transcranica o TMS è una delle tecniche di stimolazione neurale più impiegate nella cura delle dipendenze, come quelle da fumo o alcol. Si tratta di un trattamento non invasivo né doloroso, eseguito appoggiando sul cuoio capelluto un casco o una bobina che applica una sollecitazione elettromagnetica a regioni ben precise del cervello, generando a livello dei neuroni una microcorrente elettro-magnetica in grado di ripristinare gli equilibri alterati.

Nel 2019 uno studio apparso su Diabetes, Obesity and Metabolism aveva dimostrato l’utilità di questa tecnica per favorire la perdita di peso negli obesi, senza tuttavia riuscire a spiegare in dettaglio i meccanismi.

La nuova ricerca si è posta l’obiettivo non solo di confermare l’efficacia della TMS nel ridurre il desiderio di cibo nei soggetti obesi ma anche di spiegarne i meccanismi d’azione cerebrali. A questo scopo, è stata impiegata una sofisticata tecnica di indagine, la risonanza magnetica funzionale, che ha permesso di studiare l’attivazione e le connessioni di specifiche aree del cervello (coinvolte nella regolazione del comportamento alimentare), in risposta a stimoli visivi correlati al cibo, prima e dopo il trattamento con TMS.

Lo studio, randomizzato verso un finto trattamento (placebo) e in doppio cieco, è stato condotto su 17 pazienti (6 dei quali affetti da diabete di tipo 2), sottoposti a 3 sessioni di TMS a settimana, ciascuna di circa 30 minuti, per un totale di 5 settimane.

“Nell’obeso vi è una ridotta attivazione della corteccia prefrontale e della insula, aree cerebrali che regolano i comportamenti volontari, con conseguente perdita di controllo sull’assunzione di cibo; inoltre, vi è un alterato meccanismo della ‘ricompensa’, dovuta a una ridotta produzione o azione della dopamina, il neurotrasmettitore che sovraintende al circuito cerebrale del reward – spiega Luzi. Il modo che ha il paziente obeso di aumentare la concentrazione di dopamina è quindi continuare a mangiare, trovando soddisfazione nel cibo.

Nel nostro studio abbiamo dimostrato come, attraverso una stimolazione elettromagnetica bilaterale della corteccia prefrontale, si attivi quella regione cerebrale, andando ad aumentare il controllo inibitorio sul consumo di cibo e, indirettamente, attraverso un aumento delle connessioni cerebrali della medesima area, a regolarizzare la produzione di dopamina. Una volta trattato, il paziente non avrà più bisogno di cercare nel cibo la ricompensa e, dunque, mangerà meno. La risonanza magnetica funzionale, eseguita all’inizio e al termine della terapia, dopo 5 settimane, ha confermato questa attivazione della corteccia prefrontale e il ritorno del metabolismo alla normalità, con una significativa riduzione di peso nei soggetti sottoposti a TMS e un effetto del trattamento che si protrae per diversi mesi”.

E per chi “mangia con gli occhi”?

Dalla ricerca emerge anche che la stimolazione transcranica provoca contemporaneamente anche una inibizione della corteccia visiva, che porta il cervello a escludere la visione di cibi appetitosi verso i quali il paziente aveva sviluppato una forma di dipendenza.

In pratica si riduce l’attivazione dell’area e di conseguenza, l’attenzione verso il cibo e la sua attrattiva. Questa scoperta, tanto sorprendente quanto affascinante, potrebbe stimolare ulteriori studi sulla regolazione dell’equilibrio fame-sazietà, che nell’obesità risulta alterato, mediante lo studio dell’effetto della TMS su altri sensi, come ad esempio l’olfatto e il gusto.

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Obesità, una forza magnetica può aiutare a perdere peso