Mononucleosi e sclerosi multipla: come le malattie sono collegate

La ricerca italiana ha segnato un passo avanti nelle conoscenze sulla sclerosi, scoprendo un collegamento con la mononucleosi

Federico Mereta Giornalista Scientifico

La ricerca italiana segna un altro importante passo avanti nelle conoscenze sui meccanismi immunologici che si alterano in caso di sclerosi multipla.

Una ricerca del laboratorio di neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia IRCCS, sostenuto dalla FISM – Fondazione Italiana Sclerosi Multipla – e in collaborazione con l’Ospedale San Camillo e l’Ospedale Sant’Andrea di Roma, ha individuato nelle alterate risposte immunitarie che dovrebbero tenere sotto controllo il virus di Epstein Barr (responsabile della mononucleosi infettiva o malattia del bacio) una delle concause della sclerosi multipla.

Il “disordine” del sistema immunitario

La sclerosi multipla è legata a un improprio attacco del sistema immunitario contro la guaina che riveste le cellule nervose, causa di infiammazione e sofferenza del tessuto cerebrale determinando la comparsa di sintomi di disfunzione neurologica fino, nei casi più gravi, alla perdita di funzioni motorie e cognitive.

Questi sintomi comportano grave disabilità per la persona e la necessità di un percorso di neuroriabilitazione ospedaliera di alta specialità. Il virus Epstein Barr è in grado di infettare la specie umana e di stabilire con essa un rapporto di “equilibrio immunologico”, nella maggior parte dei soggetti innocuo e asintomatico, mentre in alcune persone è all’origine di malattie come la mononucleosi infettiva o ad una maggiore propensione allo sviluppo di alcuni tumori.

Lo studio della Fondazione Santa Lucia IRCCS, con il prezioso supporto di Claudio Gasperini, dell’Ospedale San Camillo, e di Marco Salvetti, dell’Ospedale Sant’Andrea, ha scoperto che nella sclerosi multipla la popolazione di globuli bianchi deputati al controllo dell’infezione del virus di Epstein Barr, i linfociti T citotossici, non è in grado di sorvegliare efficacemente le cellule infettate, che quindi sfuggono alla rete immunologica che le contiene e si accumulano nel cervello, dove determinano
l’infiammazione.

Grazie ad avanzate tecniche di citofluorimetria multiparametrica, che permette di effettuare misurazioni complesse sulle cellule del sistema immunitario, è stato osservato che nei pazienti con sclerosi multipla i linfociti T citotossici specifici per il virus di Epstein Barr (ma non quelli specifici per un altro virus endemico e non coinvolto nella patogenesi della malattia, il citomegalovirus) mostrano chiari segni di “invecchiamento” e di “esaurimento”.

Lo studio è stato, infine, esteso anche ad una coorte di pazienti in terapia con glatiramer acetato, un farmaco di prima linea in uso per la sclerosi multipla che ha un effetto immunomodulante. In questi
pazienti, nessuno dei quali ha avuto ricadute cliniche durante il periodo di osservazione e di  trattamento, la percentuale di linfociti citotossici specifici per il virus, e con caratteristiche di esaurimento funzionale e di senescenza, è paragonabile a quella presente nei soggetti sani.

Cos’è la mononucleosi infettiva

La mononucleosi infettiva, meglio nota come malattia del bacio, è causata dal virus di Epstein Barr. Negli adulti si manifesta spesso con un’inspiegabile stanchezza, figlia del grande lavoro che il virus impone al sistema immunitario, costretto ad un superlavoro per contrastare la replicazione del ceppo virale.

Il virus può colpire tanto gli adulti quanto i più piccoli, con quadri che possono risultare differenti. In genere, nella popolazione adulta il sintomo predominante può essere la stanchezza legata all’azione del virus sul sistema immunitario dell’organismo.

Possono anche essere presenti, a tutte le età, l’aumento delle dimensioni delle ghiandole linfatiche in prossimità del collo, una crescita della milza e addirittura, in qualche caso, una sofferenza del fegato, che può essere rilevata con degli esami del sangue che indicano una sofferenza delle cellule dell’organo, prima tra tutte la valutazione delle transaminasi.

Nei bambini a volte possono anche comparire macchie simili a quelle del morbillo o della scarlattina che si concentrano sul torace. A fare da contorno al quadro compare spesso un fastidioso mal di gola, tipico della tonsillite, e qualche linea di febbre.

Visto che non esistono cure specifiche contro il virus di Epstein Barr, il trattamento eventuale mira solo a contrastare i sintomi. In genere l’infezione si risolve da sola, quando il sistema immunitario ha la meglio sul virus, senza problemi sul fronte della possibile trasmissione.

Bisogna ricordare che il virus non è molto contagioso ma è molto subdolo: l’incubazione infatti è molto lunga, tanto che in alcuni casi può sfiorare i due mesi, e soprattutto chi è entrato in contatto con il virus può continuare ad eliminarlo con la saliva anche dopo che non ci sono più fastidi.

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