La forza della meditazione protegge il cuore

A confermarlo, non certo per la prima volta, ci ha pensato un'indagine i cui dettagli sono stati pubblicati sulle pagine dell'American Journal of Cardiology

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Si dice spesso che per contrastare lo stress è fondamentale riflettere su se stessi, sfruttando i benefici del pensiero nella gestione di questa condizione. Visto che la tensione emotiva è “nemica” del cuore, appare quindi basilare in questo senso impegnarsi in programmi di meditazione, anche perché, grazie a questa semplice strategia, è possibile contribuire a ridurre il rischio cardiovascolare. A dirlo è una ricerca pubblicata su American Journal of Cardiology.

La conferma da una grande banca dati

Già nel 2017 l’American Heart Association, l’organizzazione scientifica che riunisce gli specialisti americani in cardiologia, aveva messo a punto un documento particolarmente interessante che dimostrava come la meditazione poteva avere un ruolo in chiave preventiva, in particolare per una valida gestione del fattori di rischio più comuni.

Chi si affida alla meditazione, si leggeva allora, potrebbe avere dei benefici in termini di miglior controllo della pressione, dei valori del colesterolo e per quanto riguarda la capacità di dimenticare il fumo, abbandonando la sigaretta.

Ora pare proprio che quelle ipotesi corrispondano a realtà, leggendo quanto pubblicato sulla rivista americana sopra citata: l’indagine ha preso in esame informazioni relative ad oltre 61.000 persone, coinvolte nella National Health Interview Survey, studio annuale sulla popolazione americana che presenta situazioni che riflettono la realtà nazionale.

Circa il 10% delle persone coinvolte nello studio ha affermato di aver preso parte a iniziative o corsi di meditazione. Mettendo a confronto i dati sulla salute cardiovascolare di questi soggetti con quelli della popolazione generale, ovviamente rilevata nel campione, si è visto che, per quanto riguarda la malattia delle arterie coronariche, chi meditava regolarmente aveva un rischio inferiore del 51% di sviluppare patologie di questo tipo rispetto agli altri.

Inoltre anche per i fattori di rischio classici, dal diabete all’innalzamento del colesterolo fino all’ipertensione, chi faceva regolarmente pratica di meditazione aveva profili migliori rispetto alla popolazione generale.

Anche se lo studio non permette di cogliere esattamente né la tipologia di percorso meditativo delle persone coinvolte né la “quantità” di attività svolte, il dato che emerge è molto chiaro e conferma il valore dei processi di autoconoscenza e rilassamento psicologico tipici della meditazione.

Azione anche sull’insufficienza cardiaca

Affrontare al meglio lo stress attraverso programmi di meditazione trascendentale efficaci mantenuti nel tempo, che aiutino davvero a limitare la tensione emotiva, non sarebbe utile solamente nella prevenzione, ma anche come supporto al trattamento in alcune forme di patologia cardiovascolare.

Pensate solamente al ruolo di questo approccio nelle persone che soffrono di scompenso cardiaco, la patologia che progressivamente rende il cuore impossibilitato a spingere con la necessaria forza il sangue all’interno dell’arteria aorta e quindi all’intero organismo.

A dirlo è uno studio che ha preso in esame 85 persone ipertese afroamericane pubblicato su Ethnicity & Disease. I soggetti sono stati divisi in due gruppi: in entrambi si sono proseguite le cure mediche prescritte, associate in un caso a meditazione trascendentale per ridurre lo stress e nell’altro ad una serie di indicazioni di stili di vita salutari.

Dopo sei mesi di trattamento, in chi praticava la meditazione trascendentale il cuore è rimasto con livelli simili di dilatazione, contro un aumento medio di circa il 10% nel resto della popolazione.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

La forza della meditazione protegge il cuore