Mangiare poco aiuta la salute del cervello. Lo dice la scienza

Secondo diverse ricerche, mangiare meno stimola il cervello. Attenzione dunque a mangiare a sazietà. Ecco perché.

Una ricerca condotta dagli studiosi del National Institute on Ageing di Baltimora, ha messo il luce come mangiare poco protegga il cervello dalle malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson.

Gli studiosi statunitensi sono dell’idea che digiunare, in modo programmato e con criterio, possa stimolare il cervello, in modo da non cedere al declino cognitivo. Basterebbe ridurre due giorni su sette l’apporto calorico quotidiano per avere dei benefici. L’ideale sarebbe alternare regolarmente giornate di semi digiuno a giornate in cui si mangia normalmente. Le cellule del cervello durante la restrizione calorica vengono messe sotto stress e sono stimolate a restare vigili ed efficienti. I neuroni sono dunque sollecitati a diventare più forti dal digiuno, un po’ come succede ai muscoli con l’attività fisica, intendendo per crescita neuronale la maggiore capacità di usare le risorse cognitive per rispondere a una situazione di stress.

Non solo, analizzando alcuni dati clinici presso il Centro di ricerca sull’Alzheimer della Mayo Clinic è emerso che negli anziani il deterioramento cognitivo lieve, importante fattore di rischio per la demenza senile e l’Alzheimer, risulterebbe doppio tra quelli che mangiano di più.

Da non dimenticare poi la ricerca condotta nella Rush University Medical Center di Chicago che ha dimostrato come l’alimentazione eccessiva interferisca sull’elasticità mentale, in particolar modo se si tratta di un bambino. Secondo lo studio, mangiare troppo da piccoli farebbe invecchiare precocemente il cervello. Pare infatti che un’alimentazione abbondante da bambini, acceleri il declino cognitivo da anziani. Mangiare, invece, fin da piccoli una giusta quantità di cibo, con alimenti equilibrati e sani, permetterebbe di avere una maggiore probabilità di rimanere in salute da anziani, rallentando il declino nel cervello.

In tal senso trova spazio anche una scoperta di un team di studiosi dell’Università Cattolica di Roma che hanno identificato una proteina ‘salva-cervello’, attiva nei soggetti che mangiano poco, che avrebbe il potere di aiutare il corpo umano a restare in forma. Tale proteina, detta Creb1, risulterebbe infatti pesantemente compromessa dai regimi alimentari smodati, e che invece venga attivata da diete ipocaloriche, a tutto beneficio della materia grigia.

Tutti questi studi vanno nella stessa direzione di altre ricerche che hanno evidenziato come una restrizione calorica può allungare la vita, anche del 40%.

Mangiare poco aiuta la salute del cervello. Lo dice la scienza