Malattie del cuore: le statine riducono il rischio

Indipendentemente dall'età, le statine si rivelano molto utili nella riduzione del colesterolo e delle malattie cardiache ad esso correlate

Il potere delle statine è noto ormai da tempo: sono questi, i farmaci più prescritti quando si tratta di salvaguardare il cuore e di abbassare il colesterolo. Perché? Perché mentre gli integratori più comuni impiegati per abbassare i livelli plasmatici di colesterolo si basano sulla riduzione del suo assorbimento, le statine agiscono all’origine del problema. Bloccando l’attività dell’enzima HMG-CoA, limitano la sintesi del colesterolo endogeno: soprattutto del colesterolo cattivo (LDL), lasciando inalterato quello buono (HDL).

Oggi, però, uno studio condotto dall’Università di Sidney e pubblicato sulla rivista Lancet, ha dimostrato l’utilità delle statine anche nella riduzione del rischio cardiovascolare per gli over 75. Analizzando 178mila pazienti, di cui 15mila con un’età maggiore di 75 anni, gli scienziati hanno dimostrato come – per ogni unità di riduzione del colesterolo cattivo grazie all’impiego delle statine – diminuisca di un quinto il rischio di gravi eventi cardiovascolari, e questo a prescindere dall’età della persona. In particolare, diminuisce del 25% il rischio di eventi coronarici (del 30% nella fascia d’età compresa tra i 55 e i 75 anni, del 20% in chi è più anziano), e si riduce la possibilità di incorrere in ictus e di subire interventi di introduzione di stent o baypass coronarici. Lo studio così condotto ribadisce l’utilità delle statine, dunque, e nega la preoccupazione – sollevata in passato – che possano aumentare il rischio di cancro o la mortalità generale.

Ma sono anche altre, le funzioni svolte dalle statine: grazie alle loro proprietà antinfiammatorie, le pareti dei vasi vengono protette, si stabilizza la placca ateroematosa e si riduce il rischio che si verifichino infarti, angina pectoris o la rottura improvvisa di un aneurisma. Di quanto riducono il colesterolo totale? In media del 30-40%, mentre del 10% i trigliceridi. Già dopo un paio di settimane dall’inizio del trattamento si vedono i primi risultati, ma è dopo 30-40 giorni che si arriva ad una significativa riduzione dei valori.

Dal punto di vista degli effetti collaterali, tra i più comuni troviamo un’alterazione della funzionalità epatica e i dolori muscolari. Ecco dunque che, in gravidanza e in allattamento, nei bimbi e in chi ha disfunzioni epatiche, il loro uso è sconsigliato.

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