Long-Covid, prolungata perdita dell’olfatto e rischio di disturbi cognitivi

Uno studio dell'OMS si è concentrato nell'analizzare gli effetti del Covid a lungo termine, specie negli anziani che lo hanno superato

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Una parola difficile, anosmia, è diventata patrimonio del linguaggio comune. In temi di Covid-19, l’infezione legata al virus Sars-CoV-2, abbiamo infatti imparato che questo termine indica la perdita del senso dell’olfatto e nelle forme meno serie si parla di iposmia, condizione legata ad un calo di questa capacità percettiva.

Ora però c’è un’ipotesi in più e nasce da un’osservazione scientifica e non su semplici dati aneddotici. Il calo prolungato della sensazione olfattiva potrebbe risultare associato (tutto da chiarire il possibile rapporto causa-effetto, per determinare il quale occorreranno ulteriori studi) potrebbe entrare in gioco nella genesi di questi problemi cognitivi a distanza che si sono osservati soprattutto negli anziani. Lo studio, promosso su scala internazionale dall’Organizzazione Mondiale della sanità, non si può considerare quindi conclusivo, ma segnala come sia necessario il monitoraggio dell’anosmia nel tempo, in particolare nelle persone avanti con gli anni.

Una “nebbia” per il cervello

In termini molto generali, segni come il calo della memoria o la sensazione di non riuscire a concentrarsi al meglio possono far parte del percorso di recupero di chi ha fatto i conti con Covid-19. Ma in certi casi, se i problemi si mantengono nel tempo, possono anche indicare che l’infezione, pur se superata, può aver creato qualche fastidio in questo senso.

Gli scienziati hanno raccolto in decine di nazioni informazioni su casi di questo tipo, concentrandosi esclusivamente su persone anziane. I dati sono stati analizzati per 300 di loro, monitorati con controlli regolari fino a sei mesi dopo la manifestazione clinica dell’infezione. È in questa popolazione che si è visto come la perdita del senso dell’olfatto, se prolungata, si associava più frequentemente a difficoltà nel linguaggio e nello svolgere le normali attività. Il tutto, va detto, in modo indipendente da quanto Covid-19 era stato grave.

In pratica, in base a questa ricerca, nei soggetti osservati non è stato significativo il quadro clinico generale per associarlo ad un maggior decadimento cognitivo, quanto piuttosto l’intensità e la durata dei disturbi olfattivi. Il che significa che anche in caso di manifestazione clinica leggera, ma con serie ripercussioni sull’olfatto, i possibili rischi a distanza per le capacità cognitive rimangono elevati. Ovviamente si tratta solo di osservazioni che non consentono di trarre conclusioni definitive, anche perché a volte il deficit olfattivo risulta già correlato con potenziali deficit nei processi neurologici e quindi potrebbe essere stato solo un elemento “aggravante” di una situazione già in atto.

L’olfatto e la sofferenza del sistema nervoso

Se si verifica un calo dell’olfatto, anche a prescindere da Covid-19, conviene sempre parlarne con il medico. Infatti alcune malattie neurologiche degenerative hanno un lungo periodo che precede l’esordio dei sintomi caratteristici della malattia, in cui possono comparire disturbi più generici ed aspecifici, di difficile classificazione, che però possono essere una spia ed un segnale di allarme, che marca l’inizio di una disfunzione del sistema nervoso centrale.

La perdita dell’olfatto è uno di questi. Basti pensare che un’elevata percentuale di soggetti che affrontano la malattia di Parkinson ha diminuzione o perdita olfattiva, che in molti casi possono precedere l’insorgenza della malattia. Per sapere se qualcosa non funziona, in ogni caso, basta un semplice controllo. I disturbi della sfera olfattiva accadono perché le prime aree colpite nella malattia di Parkinson sono proprio le vie olfattive, il bulbo olfattivo e la corteccia piriforme, e solo successivamente la malattia andrà ad interessare il sistema extrapiramidale e la sostanza nera con la comparsa della rigidità e del tremore.

Va tuttavia ricordato che nella maggioranza dei casi un disturbo dell’olfatto può essere più spesso è dovuto a cause locali (infiammazione cronica delle vie nasali, problemi locali della mucosa olfattiva) o a traumi cranici.

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