Long-Covid: cos’è, come si riconosce e chi rischia di più

Il Long-Covid colpisce in particolare le donne e può manifestarsi a tutte le età. Di cosa si tratta e i sintomi più comuni

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Gli esperti lo chiamano “Long-Covid”. È un quadro clinico caratterizzato da segni e sintomi diversi, che si mantengono nel tempo anche mesi dopo che il tampone è diventato negativo e l’infezione è ufficialmente terminata. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha codificato questa condizione, con i disturbi che possono interessare diversi organi e comunque impattano pesantemente sulla qualità di vita.

A rischio, in particolare fino ai 60 anni, sono soprattutto le donne e più in generale le persone in sovrappeso ed obese, ma il quadro si può manifestare a tutte le età, anche nei bambini che magari non hanno avuto sintomi oppure hanno avuto disturbi minimi. Al momento per spiegare questa condizione non ci sono certezze, ma si pensa che, tra gli altri fattori, si possa verificare una sorta di reazione autoimmune, con il virus che in pratica induce un “errore” da parte del sistema difensivo dell’organismo portandolo al punto di produrre autoanticorpi, che non riconoscono come “propri” del corpo tessuti che quindi possono essere attaccati, dando il via ai sintomi.

Colpisce psiche e corpo

I sintomi della sindrome post-Covid sono davvero vari. Si va dalla debolezza che non permette di fare sforzi fino all’ansia e all’insonnia, ma non mancano veri e propri dolori delle articolazioni e dei muscoli, oltre a cefalea, qualche linea di febbre e sensazione di malessere generale. In genere – ma non è una regola fissa – il quadro tende a presentarsi e a mantenersi nel tempo soprattutto quando i sintomi dell’infezione sono stati più seri.

Attenzione però: è importante anche capire se si tratta di “Long-Covid” o post-Covid. E spiegare quanto accade non è semplice. “La caratterizzazione dell’eziologia e della fisiopatologia delle sequele tardive è tuttora in corso e in molti casi riflette i danni d’organo insorti durante la fase di infezione acuta (vedi ictus cerebrale o encefalopatia) – spiega Alessandro Padovani, Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Brescia – spesso in relazione a manifestazioni di uno stato iper-infiammatorio persistente o una risposta anticorpale inadeguata”.

“Non meno rilevanti sono, tuttavia, le sequele psicologiche a seguito di un decorso lungo o difficile della malattia oltre a quelli relativi ai cambiamenti dello stile di vita dovuti alla pandemia. Probabilmente, le sequele persistenti di Covid-19 sono espressione di più sindromi risultanti da distinti processi fisiopatologici lungo lo spettro della malattia”.

Secondo l’esperto, l’elenco dei problemi legati a post-Covid è davvero lunghissimo. Si va da astenia, dispnea, tosse, artralgia e dolori diffusi fino a deterioramento cognitivo, depressione, mialgia, e mal di testa. Sono state segnalate anche possibili complicazioni più rare.

“Queste complicazioni includono l’apparato cardiovascolare (endocarditi, miocarditi, scompenso cardiaco), respiratorio (anomalie della funzione respiratoria, fibrosi polmonare, aggravamento della Bpco), renale (glomerulonefriti, vasculiti renali, trombosi arterie renali), dermatologico (eruzioni cutanee, alopecia), psichiatrico (depressione, ansia, labilità emotiva) e neurologico (malessere, affaticamento, disturbi di concentrazione e di memoria, disturbi delle sensibilità, disregolazione del sonno) – conferma Padovani. Non infrequentemente i disturbi suddetti si presentano associati tra loro”.

In ultimo, non bisogna dimenticare che a volte il post-Covid interessa anche i bambini, a prescindere dalla gravità dei sintomi della prima infezione. Lo conferma uno studio di un gruppo di ricerca del Dipartimento della Salute della Donna e del Bambino e di Sanità Pubblica della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma: in circa 130 bambini con diagnosi di Covid-19, poco meno di uno su tre (27,1 per cento) presentava un disturbo a distanza di quattro mesi  dall’infezione e uno su cinque aveva tre o più sintomi correlati al quadro, tra cui dolori alle articolazioni, disturbi del sonno e mal di testa.

Molti aspetti da chiarire

Insomma: anche se per fortuna frequentemente Covid-19 se ne va senza lasciare tracce “pesanti” sull’organismo, pur se possono occorrere anche diverse settimane dall’eliminazione per sentirsi in forma, occorre prestare attenzione al rischio di sindrome post-Covid. Soprattutto c’è la sensazione che occorra anche conoscere qualche aspetto legato all’infezione, che potrebbe contribuire a spiegare come mai in alcune persone si verifica una sorta di “allungamento” dei disturbi, anche dopo che l’organismo e le cure hanno debellato il virus.

L’importante, insomma, è far sempre riferimento al medico, tenendolo sempre al corrente di ciò che si manifesta anche a distanza di tempo dall’infezione, per affrontare al meglio questa condizione ancora da scoprire completamente.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Long-Covid: cos’è, come si riconosce e chi rischia di più