L’attività fisica aiuta chi deve combattere l’occhio secco

Non solo colliri, anche l'allenamento aerobico aiuta a contrastare l'occhio secco: come funziona

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Che il movimento regolare faccia bene al corpo e alla mente, aiutandoci a mantenere sotto controllo il peso, contrastando problemi del metabolismo e addirittura aiutandoci a limitare dolore e infiammazione anche grazie alla produzione di endorfine ad azione positiva, è risaputo.

Ma appare difficile collegare l’attività fisica al contrasto della sofferenza oculare, ed in particolare sui sintomi dell’occhio secco, come fastidio alla luce, sensazione di prurito, bruciore e altri fastidi legati alla carenza di film lacrimale. Ebbene, ora una ricerca pubblicata su Experimental Eye Research fa pensare che questo sia possibile. e ci consiglia di fare una regolare attività fisica quando i nostri occhi, anche a causa di abitudini che ci portano per ore a stare con lo sguardo fisso agli schermi del computer o del tablet o piuttosto per condizioni atmosferiche non ottimali, cominciano a lanciare segnali d’allarme da non sottovalutare.

Non solo colliri e lacrime artificiali

Detto che per affrontare l’occhio secco occorre sempre il parere dello specialista, che può poi consigliare caso per caso le cure più efficaci, proviamo allora a vedere come l’attività fisica regolare può essere d’aiuto.

La ricerca, condotta dagli esperti dell’Università di Waterloo, ha preso in esame una cinquantina di persone, tutte sofferenti di quadri legati alla secchezza oculare, dividendoli in due gruppi: in uno è stato proposto un programma di allenamento con appuntamenti per cinque giorni la settimana, nell’altro non più di una sola seduta settimanale.

Ovviamente, oltre ad verificare l’effettivo svolgimento dello sforzo aerobico secondo il programma, gli studiosi hanno anche controllato la condizione degli occhi ed i particolare del film lacrimale prima e dopo ogni sessione di esercizio, con particolare attenzione alla secrezione del fluido biologico. Risultato: tra chi faceva regolarmente movimento si è osservato un incremento della lacrimazione in senso quantitativo e qualitativo: è infatti cresciuta la quantità delle lacrime ma è anche migliorata la loro composizione, in termini di “miscela” tra i diversi componenti che contribuiscono a formarle.

La conclusione è quindi intuitiva: per chi si trova spesso a fronteggiare i segni della secchezza oculare, anche svolgere regolarmente un’attività fisica aerobica, ovviamente in base alle proprie condizioni, può essere utile per rifornire di liquidi la superficie oculare.

Chi rischia di più e perché

Anche se pensiamo che le lacrime siano fondamentalmente liquide, ci sono diversi strati che compongono la pellicola che “bagna” la superficie oculare. In termini generali si può dire che esiste una componente formata soprattutto da grassi, che fa da barriera e rallenta l’evaporazione del vero e proprio liquido interno, ed una fatta di acqua e muco. Questa ha il compito di consentire l’adesione del liquido alla superficie dell’occhio e favorisce il passaggio di nutrimento verso l’interno. Ovviamente, quando tutto funziona al meglio, non ci sono problemi. Ma sono tante le variabili che possono influire su questo percorso.

Ad esempio, pensate solamente ai fattori ambientali, dall’inquinamento ambientale fino alle condizioni meteorologiche: il vento, l’aria molto secca ed asciutta oppure il condizionamento degli ambienti possono favorire l’evaporazione del film lacrimale. Quando ciò accade il globo oculare è meno lubrificato e quindi diventa “asciutto”.

Oltre agli agenti esterni, ci sono poi fattori legati al soggetto che influiscono: i problemi aumentano con l’avanzare dell’età, e rischiano di più le donne in menopausa. Esistono poi malattie, come la sindrome di Sjogren e l’artrite reumatoide che richiedono trattamenti mirati da parte dello specialista, o trattamenti farmacologici che possono indurre la comparsa di secchezza oculare. Il tutto, ovviamente senza dimenticare gli effetti dell’esposizione prolungata agli schermi: ricordiamoci di ammiccare frequentemente al computer e lavorando al tablet. Le nostre lacrime, e il nostro occhio, ci ringrazieranno.