Ipertensione in gravidanza, occhio alla memoria negli anni successivi

Soffrire di pressione alta durante la gravidanza potrebbe avere conseguenze a lungo termine sulla memoria

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

La pressione alta, si sa, è nemica della salute. Ha effetti sulla circolazione e sui vasi sanguigni, che si riflettono sul cuore, sul cervello, sui reni. Ma ci sono situazioni in cui la comparsa improvvisa d’ipertensione mette sul chi vive  i medici ed impone un attento controllo di quanto sta avvenendo, volete un esempio? Pensate alla gravidanza, all’ipertensione gravidica e alla preeclampsia. Oggi la scienza dice che, oltre a considerare quanto accade nel corso della dolce attesa, bisogna prestare attenzione anche dopo. Magari perché anche la memoria, col tempo, può farsi più nebulosa, dopo condizioni gestazionali di questo tipo.

Monitoraggio anche dopo il parto

A segnalare l’importanza di continuare a seguire la situazione dopo la fine della gravidanza è una ricerca condotta in Olanda da Maria Adank, che lavora all’Università Erasmus di Rotterdam, pubblicata sulla rivista Neurology. L’indagine ha preso in esame poco meno di 600 donne in gravidanza, di cui 481 di controllo con pressione normale e altre 115 che hanno sviluppato ipertensione in gravidanza. Tra queste, sette su dieci hanno avuto ipertensione gestazionale, iniziata dopo venti settimane di dolce attesa, e l’altro 30 per cento aveva invece i segni di preeclampsia, con ipertensione e alti valori di proteine nelle urine.

L’indagine, ovviamente, non si è concentrata su quanto è avvenuto durante la gestazione e nei mesi immediatamente successivi ma ha ripreso in esame le stesse donne a ben quindici anni di distanza, attraverso un semplice test di memoria. Alle donne è stato chiesto di ricordare un elenco di quindici parole immediatamente dopo che sono state pronunciate e poi dopo venti minuti. In entrambe le valutazioni le donne che avevano sofferto di pressione alta durante la gravidanza hanno avuto prestazioni inferiori rispetto alla popolazione di controllo, sia nel test immediato sia in quello a breve distanza di tempo. Il tutto, va detto, senza che siano rilevati altri deficit neurologici sia in termini motori che sul fronte delle capacità di pensiero.

Attenzione, ricordano però gli esperti: non ci sono ben definiti meccanismi causa-effetto ma solo un’associazione tra la comparsa di complicazioni della gravidanza e i possibili influssi sulla memoria a distanza. Ciò che conta, sempre secondo quanto riporta la ricerca, è sapere che su questo fronte occorre controllare la situazione quando la donna è andata incontro a preeclampsia o ipertensione gestazionale.

Ipertensione e preeclampsia vanno anche in coppia

Secondo gli studi scientifici, il rischio di preeclampsia si aggira intorno al 5 per cento ma appare destinato ad aumentare in futuro, visto che l’età della gravidanza si sta spostando sempre in avanti e aumentano il sovrappeso e il diabete anche tra le donne. Il primo segnale che deve mettere in allarme è un aumento della pressione arteriosa: se è vero che in gravidanza può salire naturalmente (secondo gli esperti si possono anche “sopportare” valori di 140/90, rispettivamente per massima e minima, che invece sarebbero considerati elevati in termini generali), è altrettanto innegabile che l’ipertensione rappresenta un fattore da tenere ben presente.

Altro elemento da considerare è la perdita di proteine con le urine, ovvero la proteinuria, che può indicare una sofferenza renale. La gestante che affronta questo problema può poi riferire inspiegabili mal di pancia, cefalea, vomito, addirittura tremori e incrementi ponderali anche di alcuni chili in pochi giorni. Ovviamente il rapporto con il ginecologo che segue la gravidanza è fondamentale per identificare eventuali problemi. E forse, in base a questo studio, anche dopo il parto occorre prestare attenzione alla potenziale azione non certo positiva della pressione elevata.

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