Epatiti, la causa non sono gli integratori di curcuma

Il Ministero della Salute, forte del risultato del lavoro di un gruppo di esperti appositamente nominato, ha assolto ufficialmente gli integratori a base di Curcuma longa

Gli integratori a base di curcuma non provocano epatite colestatica acuta. Ad assolverli, dopo un allarme partito con il ritiro di alcuni prodotti, è il Ministero della Salute.

Tramite una nota pubblicata sul sito ufficiale del dicastero, è stato reso noto il risultato dei lavori condotti da un gruppo interdisciplinare di esperti costituito ad hoc per fare luce sull’allarme sopra ricordato. Grazie al loro contributo, è stato possibile concludere che i casi di epatite che hanno cominciato a destare forte preoccupazione a partire da maggio 2019 sono da ricondurre a situazioni cliniche specifiche non legate all’assunzione di integratori.

Secondo gli esperti, alla base dei casi di epatite – verificatisi a seguito dell’assunzione di dosi variabili di curcumina e di ingredienti in grado di incentivarne l’assorbimento – ci sarebbero alcune alterazioni del fegato (anche latenti). Il gruppo di ricerca appositamente nominato dal Ministero della Salute ha parlato anche dell’influenza di alcuni farmaci assunti in concomitanza con gli integratori di curcuma e, in generale, della suscettibilità individuale.

È stato possibile raggiungere questa importante conclusione in quanto in nessuno dei campioni di integratori preparati con estratto di Curcuma longa è stata riscontrata la presenza di sostanze potenzialmente nocive per il fegato. In virtù dei risultati ottenuti grazie al lavoro del suddetto gruppo di ricerca – che ha operato con l’ausilio dei professionisti della sezione dietetica e nutrizione del Comitato tecnico per la nutrizione e la sanità animale – il Ministero della Salute ha deciso di apportare dei cambiamenti all’etichettatura degli integratori. Le modifiche in questione prevederanno l’introduzione di specifiche avvertenze, aventi il fine di sconsigliare l’assunzione di integratori a base di curcuma ai soggetti con alterazioni alla funzionalità del fegato e con problemi di calcolosi alle vie biliari.

La nuova etichettatura raccomanderà anche, nell’eventualità di terapie farmacologiche in corso, di cominciare ad assumere gli integratori in questione solo dopo aver chiesto il parere del proprio medico curante. Il Ministero della Salute, che ha specificato che la situazione continuerà a essere seguita con attenzione tenendo conto dei nuovi dati scientifici, non ha rilasciato alcuna raccomandazione in merito alla curcuma in polvere, al cui consumo non sono state associate particolari patologie.

Epatiti, la causa non sono gli integratori di curcuma