L’insonnia facilita l’osteoporosi: chi dorme poco ha le ossa fragili

Dormire poco rende più fragili le ossa specialmente nelle donne in menopausa quando si è più a rischio osteoporosi

Federico Mereta Giornalista Scientifico

L’insonnia attacca le ossa. E mette ancor più a rischio la donna in menopausa, proprio nel periodo in cui le dinamiche ormonali tendono a indebolire la robustezza di vertebre, femore e polso. A mettere in allarme chi proprio non riesce a rimanere a letto almeno per sette ore ogni notte è uno studio condotto all’Università Statale di New York di Buffalo, apparso sulla rivista Journal of Bone Research.

Più a rischio chi dorme meno di cinque ore

Studiando oltre 11.000 donne che avevano superato i 50 anni (ma sotto gli 80), gli esperti americani sono riusciti a stabilire la “soglia” che porta l’osso a rischiare di più di diventare fragile e quindi “rompersi” anche dopo un trauma minimo, come appunto avviene nelle fratture osteoporotiche.

Per giungere a questo risultato a tutte le donne è stato sottoposto un questionario che ha preso in esame non solo la durata del riposo notturno ma anche la sua qualità, considerando ad esempio se nelle ore passate a letto erano frequenti i risvegli o comunque le fasi in cui si rimane con gli occhi aperti, a riflettere o a leggere.

Poi i dati emersi da questa osservazione delle donne sono stati correlati con i controlli eseguiti per valutare la densità dell’osso, indice che offre un parametro della robustezza di questo tessuto.

Risultato: per quelle donne che hanno dichiarato di dormire meno di cinque ore per notte – più o meno una su dieci nello studio – il tessuto osseo ha accelerato in qualche modo la sua progressiva rarefazione arrivando addirittura ad essere più “vecchio” di circa un anno rispetto a chi invece riposava per almeno sette ore per notte.

In particolare, mettendo a confronto l’ossatura delle donne insonni che quella di chi invece riposava saporitamente, gli scienziati americani hanno rilevato che in chi riposa poco sale di oltre il 50 per cento il rischio di sviluppare osteoporosi del femore e di quasi il 30 per cento di avere vertebre molto fragili.

Consiglio pratico degli esperti: mantenetevi sulle sette ore di riposo per notte, ma non esagerate rimanendo a letto per gran parte della giornata. Se il giusto sonno aiuta le ossa, il troppo stroppia.

Il ruolo degli estrogeni

L’avvento della menopausa, per l’osso della donna, rappresenta una fase complessa da affrontare. Il progressivo scemare della spinta degli estrogeni infatti tende ad avere un impatto sulla salute ossea, perché questi ormoni sono un naturale regolatore del metabolismo osseo nel gentil sesso.

Per questo, anche in fase di prevenzione, occorre mantenere sane abitudini: dormire il giusto, evitando se possibile la carenza di sonno, abbandonare il fumo (la sigaretta in qualche modo si “mangia” gli estrogeni dell’organismo), muoversi regolarmente e controllare il peso, evitando però di trovarsi eccessivamente magre e quindi di mettere comunque a rischio l’osso.

Durante la menopausa, infatti, l’osso può tendere progressivamente alla rarefazione  per lo squilibrio che si crea tra i “costruttori” di osso cui si contrappongono le cellule che invece hanno il compito di “demolire” le parti vecchie del tessuto perché siano sostituite.  I primi si chiamano osteoblasti, le seconda osteoclasti.

Il lavoro di queste “operai” specializzati è perfettamente organizzato finché la produzione degli ormoni estrogeni è sufficiente, perché questi lavorano come “controllori” biochimici. Con la menopausa, periodo in cui si verifica questo deficit ormonale, l’azione degli osteoclasti si fa via via più incisiva e gli osteoblasti non sono più in grado di sostituire il tessuto osseo perduto.

Risultato: l’osso diventa progressivamente sempre più debole (osteoporosi) e quindi si “rompe” con maggior facilità. Questo fenomeno, che interessa soprattutto le ossa lunghe (ad esempio il femore) e le vertebre, conduce nel tempo ad un impoverimento del patrimonio osseo. Le ossa diventano quindi estremamente fragili, porose, bucherellate perché il calcio viene a mancare. Diventano quindi più probabili fratture anche dopo traumi poco rilevanti. Prevenire, con le sane abitudini, è fondamentale per abbassare i rischi.

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