Insonnia, ecco perché colpisce soprattutto le donne

Il rischio d'insonnia per la donna è maggiore rispetto all'uomo. In particolare con la menopausa: il ruolo degli ormoni e i disturbi del sonno

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Insonnia. Singolare femminile. E non è solo una lettura di genere. Ormai sono moltissimi i dati che mostrano come i disturbi del sonno tendano ad interessare soprattutto le donne, pur se gli uomini ovviamente non ne sono immuni. Tante sono le situazioni, legate ai flussi ormonali ma non solo, che nelle diverse età della vita possono portare ad avere difficoltà varie nel riposo, dall’addormentamento difficile fino ai risvegli notturni e ai disturbi legati a scarsa ossigenazione per problemi respiratori.

Capire i motivi di questa sorta di “predisposizione” di genere non è semplice. Ma si può comunque tentare di fare il punto grazie alle osservazioni di Rosalia Silvestri, responsabile del Centro di Medicina del Sonno UOSD Neurofisiopatologia e Disordini del Movimento presso l’AOU di Messina e Professore Associato in Neurologia presso l’ateneo della città dello stretto. Il tutto, ovviamente, partendo dalle statistiche.

Se è vero che nel mondo una persona su dieci fa i conti con l’insonnia, con una percentuale che probabilmente è aumentata visti gli stress da pandemia e da situazione bellica, è altrettanto innegabile che la letteratura scientifica mostra come la “superiorità” femminile in questo senso sia chiara. Il rischio per la donna sarebbe maggiore di 1,41 rispetto all’uomo e addirittura cresce con l’età: dopo la menopausa per ogni uomo che soffre d’insonnia ci sono mediamente tre donne che debbono “contare le pecorelle”.

I cicli degli ormoni

“La donna esprime un rischio maggiore di insonnia in relazione alle varie epoche del suo ciclo riproduttivo, a partire dall’insonnia legata alla disforia premestruale ed all’ovulazione, più evidente nella sindrome dell’ovaio policistico – spiega l’esperta. In gravidanza l’insonnia prevale con l’avanzare della gestazione fino al 52% nelle ultime settimane e correla con la depressione gestazionale preesistente o de novo come specifico fattore di rischio per la depressione post-partum.

In menopausa, appare in gran parte legata alla modificazione del quadro ormonale che interferisce anche con alterazioni del ritmo circadiano come dell’umore, ed è suscettibile al trattamento ormonale sostitutivo come alla melatonina”. Ovviamente la componente psicologica conta. Eccome. Non bisogna mai dimenticare che la depressione affligge prevalentemente il sesso femminile con una prevalenza nel corso della vita tra il 10 e il 25%.

Purtroppo in circa tre casi su quattro chi fa i conti con il “male oscuro” presenta anche difficoltà nel sonno. Infine, ci sarebbero caratteristiche tipiche del sistema nervoso femminile che contano. “Una relazione significativa tra cattiva qualità del sonno notturno e volume della sostanza grigia paraippocampale destra sarebbe specifica del sesso femminile – ricorda la Silvestri”.

Gli altri disturbi del sonno

L’insonnia si associa anche a disturbi primari del sonno, come la sindrome delle apnee morfeiche ostruttive (OSA) che nella popolazione femminile, a differenza dell’uomo dove prevale l’eccessiva sonnolenza diurna, si accompagna spesso ad insonnia da ridotta soglia all’arousal in rapporto all’avanzare dell’età e della patologia depressiva.

“Questa condiziona anche un’insufficiente aderenza alla terapia ventilatoria notturna che si esprime con un effetto peggiorativo sull’umore e le funzioni esecutive della donna piuttosto che dell’uomo con OSA – ricorda l’esperta, segnalando anche che “l’insonnia iniziale ed intermedia caratterizza un disturbo del movimento sonno-correlato, la sindrome delle gambe senza riposo (RLS), anche questa appannaggio preferito del sesso femminile.

I sintomi e l’insonnia a questi associata riconoscono dei picchi preferenziali nel secondo e terzo trimestre della gravidanza e nella menopausa. Le motivazioni di questa disuguaglianza tra i due sessi ed incremento in specifiche epoche del ciclo riproduttivo sarebbero verosimilmente il risultato di repentini cambiamenti a carico degli ormoni sessuali femminili che influenzano la neurotrasmissione e la plasticità cerebrale. Ancora, le donne con RLS, piuttosto che gli uomini, vanno incontro ad un incremento dei disturbi dell’umore e del comportamento alimentare, nonché a particolare suscettibilità anche agli effetti avversi/iatrogeni di alcuni ipnotici ed antidepressivi”. Infine, il ruolo del controllo circadiano ed una tendenza all’anticipo di fase con risveglio precoce prevarrebbero nel sesso femminile che presenta anche una maggiore ampiezza del ritmo della melatonina.