Insonnia, cosa fare quando diventa una patologia

Cattivo umore, stanchezza, disturbi di attenzione e memoria sono tra le conseguenze dell'insonnia: come capire quando diventa una malattia

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Avere qualche difficoltà a prendere sonno, trovarsi svegli nel mezzo della notte. Può capitare, soprattutto in questo periodo caratterizzato da ansia e stress per quanto stiamo vivendo. Ma attenzione: se il fenomeno è passeggero, basta davvero poco per rimettersi in testo.

Un po’ di attenzione a tavola, lo stop alle letture su tablet e web già qualche tempo prima di andare sotto le lenzuola, magari una tisana rilassante. In pochi giorni, la situazione si sistema. Tutto è diverso però se si parla di “vera” insonnia. In questi casi siamo di fronte ad una vera e propria patologia e bisogna parlarne col medico. Il “fai da te” è sconsigliato, come ricordano gli esperti presenti a Roma il World Sleep Congress.

Effetti anche di giorno

Anche se pensiamo che si tratti di una condizione che penalizza solamente il riposo notturno, ricordiamoci che l’insonnia patologica impatta per 24 su 24 sul nostro benessere. E i suoi effetti non vanno limitati alla notte, all’addormentamento e al mantenimento del sonno, ma si manifestano anche di giorno con cattivo umore, stanchezza, disturbi di attenzione e memoria.

L’insonnia influisce sulla vita quotidiana e lavorativa perché se non si fanno riposare le aree anteriori del cervello che hanno la capacità di regolare le emozioni e gli impulsi – Luigi Ferini Strambi, Ordinario di Neurologia Università Vita-Salute di Milano e Direttore Centro di Medicina del Sonno IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Chi dorme poco e male non ha i livelli di attenzione e vigilanza adeguati e non ha la capacità di operare adeguate scelte e decisioni. Paradossalmente il paziente insonne durante il giorno non ha sempre sonnolenza, anzi, a volte è molto attivo pur avendo dormito poco; se però lo sottoponiamo ad un compito che prevede di operare delle scelte non è in grado di eseguirle. L’insonnia difatti comporta un aumentato rischio di incidenti stradali, cadute, errori e incidenti sul lavoro”.

Come se non bastasse, chi soffre di insonnia cronica tende ad avere più facilmente ipertensione, ad essere a maggior rischio di diabete, problemi metabolici e sovrappeso, ad avere un umore cupo o comunque ad essere ansioso. Per questo ci vuole attenzione nel trattamento.

Prima di tutto, quindi occorre rispondere ad una domanda: quando l’insonnia è una vera malattia? Secondo gli esperti quando il problema è caratterizzato da una difficoltà a iniziare o mantenere il sonno e da un risveglio precoce al mattino, con incapacità a riprendere il sonno, per almeno tre mesi.

“È fondamentale inquadrare in modo appropriato da subito il disturbo dell’insonnia e partire con una terapia corretta – fa sapere l’esperto. Occorre rivolgersi ad uno specialista che può essere il neurologo o lo psichiatra all’interno dei Centri di medicina del sonno, diffusi sul territorio nazionale che inquadrano correttamente il problema. Il trattamento dell’insonnia è un aspetto fondamentale non solo per il benessere e la qualità della vita del paziente, ma anche per ridurre il rischio di patologie internistiche e psichiatriche”.

In cerca di nuove soluzioni

Lo specialista, nelle forme di vera e propria insonnia patologica, può procedere ad esami specifici come la polisonnografia, una sorta di elettroencefalogramma che misura i ritmi del sonno, e a considerare la presenza di apnee notturne per impostare il trattamento più indicato caso per caso.

Va detto comunque che la ricerca in questo ambito procede, anche per individuare nuovi possibili obiettivi delle cure. Ne è un esempio l’avanzamento dei farmaci attivi sull’orexina, un peptide   che entra in gioco nel sistema di controllo del sonno. “Con questi farmaci si cerca di spegnere i centri della veglia – fa sapere l’esperto. È una maniera più immediata per agire sul sonno, in modo più fisiologico. Attenzione però: questi nuovi farmaci andranno impiegati nei giusti pazienti, in base alla caratteristiche del sonno”.

Nell’attesa, per chi ha difficoltà a riposare, facciamo attenzione alle nostre abitudini. Nella genesi dell’insonnia conta la componente genetica ma incidono anche le cattive abitudini. chi cambia spesso i propri ritmi sonno-veglia, chi va a letto con la televisione accesa o magari utilizza il computer o il telefono prima di coricarsi, certo non aiuta il riposo.