Influenza, la vinceremo con il farmaco che fa “impazzire” il virus

Scoperta una terapia anti-influenzale che provoca uno sconquasso nel patrimonio genetico del virus. In attesa che sia disponibile, meglio puntare sulla prevenzione

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Riposo, dieta leggera, medicinali per combattere i sintomi influenzali che ci mettono fuori gioco. Quando si parla di consigli per l’influenza, che in questi giorni sta avanzando (a proposito, siamo quasi al termine del tempo utile per la vaccinazione!), non si trova mai la risposta che tutti vorremmo: prendere una pastiglia che attacca direttamente il virus.

È vero che esistono farmaci antivirali specifici, ma vanno riservati solamente a pochissimi casi altamente selezionati. Forse, però, nel prossimo futuro potrebbe arrivare una cura mirata per contrastare la replicazione del nemico all’interno delle cellule dell’organismo e quindi stroncare sul nascere l’infezione. Un sogno? Forse. Ma i primi dati dimostrano che una terapia scoperta grazie alla ricerca coordinata da Mark Toots e Richard Piemper dell’Istituto di Scienze Biomediche dell’Università della Georgia, pubblicata su Science Translational Medicine, potrebbe consentirci si “spegnere” il nemico mentre prova a diffondersi.

La terapia anti-influenzale lavora sui geni del virus

Il medicinale, al momento, è contraddistinto solo da una sigla, EIDD-2801. Al momento, va detto, il candidato è stato studiato solamente su tessuti dell’apparato respiratorio (cioè nelle cellule dove il virus si concentra) e su animali. Un sua applicazione pratica nella cura dell’infezione umana appare quindi ancora lontana.

In pratica l’azione della terapia mira a creare un vero e proprio sconquasso nel patrimonio genetico di virus, creando una confusione tale da non permettere più la normale replicazione dell’invisibile invasore. Il farmaco infatti crea dall’esterno una serie di mutazioni nel genoma virale che rendono praticamente impossibile, nel tempo, la normale duplicazione del virus, bloccandone quindi l’avanzata.

Più specificamente l’azione della cura si concentra su uno specifico enzima, chiamato Dna polimerasi, fondamentale perché si verifichino i diversi passaggi che portano alle continue divisioni del virus che si diffonde all’interno delle cellule, provocando la reazione dell’organismo e quindi i sintomi dell’influenza.

C’è un altro vantaggio che non va sottovalutato: al momento, e siamo ancora all’inizio della sperimentazione, pare proprio che il medicinale potrebbe agire su tutti i tipi di virus e soprattutto che potrebbe consentire di non risentire delle resistenze che i virus stessi, una volta messi alle strette, tentano di sviluppare per “by-passare” l’attività dei farmaci.

In prevenzione, spremute e frutta di stagione

Riposo, suffumigi, latte e miele. Alimentazione leggera e tanti liquidi. In attesa che gli studi americani portino alla “soluzione finale” nei confronti del virus influenzale, consentendoci di stroncare sul nascere l’infezione, è vecchi rimedi di una volta sono sempre efficaci. Bisogna mettersi e riposo ed evitare di cadere nel presenteismo che ci vuole sempre al nostro posto per ogni impegno professionale o familiare dando invece spazio al relax di cui l’organismo ha bisogno.

Insomma: se possibile occorre soprattutto puntare sulla prevenzione e sulla “forza” che il sistema difensivo ha nel difendersi dal virus. Come? Attraverso spremute, verdure varie e cibi che consentano di fare un pieno di vitamina C. Il consiglio è valido in particolare per chi sottopone l’organismo a stress intensi, sia di tipo fisico sia perché proprio non riesce ad abbandonare le sigarette e la conseguente produzione di radicali liberi.

In queste persone, se si assumono scarse quantità di vitamina con la dieta – pensate che ogni sigaretta può distruggere circa 100 milligrammi di vitamina – l’assunzione regolare di vitamina C in inverno può anche arrivare a dimezzare gli episodi di raffreddore. Il meccanismo protettivo, va detto, non è molto chiaro.

Ci sono diverse ipotesi che possono contribuire a spiegare la possibile attività protettiva. Ad esempio secondo alcuni studi la presenza della vitamina stimolerebbe la produzione di interferone, una sostanza naturale che potenzia le difese del corpo contro i virus. E ci sono evidenze che questo composto naturale potrebbe aumentare l’attività dei fagociti (i globuli bianchi che hanno il compito di “inglobare” i batteri), incrementando anche la produzione di anticorpi.

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