Influenza, la donna è più forte dell’uomo

La donna resiste di più dell'uomo di fronte all'influenza: è una questione ormonale. Sintomi e cure che valgono per tutti

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Le donne sono più abituate a sopportare meglio gli attacchi dei virus e più in generale sono maggiormente “attrezzate” a convivere con i malesseri rispetto all’uomo. Dipende dalla cultura, dagli impegni del gentil sesso, dalla necessità di far marciare al meglio la famiglia. Ma se si parla di influenza, e più in generale dei virus di stagione, ci sarebbero anche vere e proprie motivazioni organiche in grado di spiegare la maggior resistenza dell’organismo femminile nei confronti dei virus.

Questione di ormoni

Stando alle statistiche, sta iniziando il periodo del “boom” dell’influenza. Con il ritorno a scuola, dopo i numerosi incontri delle vacanze di Natale, i ceppi si diffondono a grande velocità da una persona all’altra. Le regole d’igiene sono sempre utili: lavarsi bene le mani e coprire bene il naso in caso di starnuti o colpi di tosse, usando fazzolettini monouso, è sempre molto indicato.

Ma comunque sono sempre di più le persone che si trovano messe ko dagli invisibili nemici che attaccano le vie respiratorie e che provocano i classici sintomi dell’infezione: febbre che sale, tosse, mal di gola, spossatezza generale e mal di testa.

Per la donna, in ogni caso, la minor “indisponibilità” indotta dalla replicazione del virus appare legata non solo alla maggior “robustezza” psicologica, ma anche all’azione degli ormoni estrogeni. A dirlo, qualche tempo fa, è stata una ricerca condotta all’Università John Hopkins. Lo studio dimostra infatti che gli ormoni estrogeni, quelli tipici dell’organismo femminile, sarebbero in grado di avere un vero e proprio effetto antivirale, tanto da far ipotizzare per il futuro una possibile nuova strada di cura per l’infezione.

L’attività degli ormoni è stata testata su cellule, quindi ovviamente non si può parlare di un effetto “clinico” certo quanto piuttosto di un dato che emerge dalla ricerca di base. Ma non sembrano esserci dubbi: lei è più forte di lui quando si parla di reagire all’influenza.

Riposo, rimedi della nonna e niente antibiotici

Febbre e mal di gola. Questi sono i sintomi più comuni dell’influenza. Seguono a ruota congestione delle vie aeree, spossatezza e brividi, dolori muscolari, tosse e mal di testa, ricordati da circa un italiano su quattro.

A prescindere da ciò che si pensa, in ogni caso, i sintomi della malattia sono sempre gli stessi e consentono ai medici di fare la diagnosi: febbre superiore a 38,5 gradi che insorge repentinamente, accompagnata da un sintomo respiratorio come tosse o mal di gola, e da un sintomo come dolori muscolari, stanchezza o mal di testa.

Trattandosi di un’infezione virale, che deve essere “vinta” dall’organismo attraverso le reazioni immunitarie necessarie, l’obiettivo dei trattamenti deve essere soprattutto il controllo dei sintomi e la riduzione del rischio di complicazioni, pericolose soprattutto nelle persone anziane, sotto forma di infezioni batteriche.

Per questo viene sempre consigliato il riposo, fondamentale per dar modo al corpo di reagire al meglio, associato ad un’alimentazione leggera e ricca di liquidi. Per il resto, un aiuto può venire dai farmaci sintomatici, che mirano appunto a ridurre l’intensità dei disturbi che non vanno mai “spenti” del tutto: febbre e infiammazione sono i meccanismi attraverso cui l’organismo aumenta le sue capacità di risposta all’invasione del virus.

Ultima raccomandazione: non usate gli antibiotici, a meno che non sia il medico a segnalarne il bisogno e ad indicarne la prescrizione. Sono del tutto inutili contro i virus e soprattutto con il cattivo uso di questi farmaci si rischia di alimentare il fenomeno delle resistenze, ovvero la progressiva insensibilità dei batteri all’antibiotico.

Qualora il medico li consigli perché ne rileva l’indicazione, poi, seguite per tutto il tempo prestabilito la cura, senza sospenderla perché magari state meglio. Per eliminare i batteri e non lasciare “colonie” invisibili di germi che hanno resistito ad un trattamento antibiotico insufficiente, questa è l’unica norma da seguire.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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