Influenza e dolore: una carezza aiuta a combatterli

Coccolarsi fa bene. Uno studio dell'Università di Oxford dimostra come le carezze diminuiscano le sensazioni dolorose

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Per chi deve fare i conti con l’influenza o con i tanti virus di stagione c’è un farmaco naturale che non costa nulla e che può davvero fare miracoli. È la dolcezza che nasce da una semplice carezza.

Coccolarsi fa bene, ed essere coccolati è ancora più importante. Le coccole fanno bene poiché aumentano le endorfine, sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di una potente attività analgesica ed eccitante.

La scienza dice che grazie a questa terapia d’amore si può addirittura limitare l’impatto dei classici sintomi influenzali come febbre, mal di gola, debolezza che pervade il corpo. Il motivo? la carezza o comunque il gesto d’affetto con un contatto fisico favoriscono il rilascio di citochine ad azione proinfiammatoria, che quindi aumentano la risposta immunitaria e ci rendono più forti di fronte al virus. E non solo.

Così nasce l’azione anti-dolore

Accarezzare un neonato è fantastico. Ma spesso non pensiamo a quante sensazioni trasmettiamo al piccolo con il semplice contatto con la nostra mano. E soprattutto non ci rendiamo conto che, se il piccolo ha qualche colichetta e si lamenta per il mal di pancia, con un gesto d’amore così naturale lo aiutiamo a superare il fastidio.

La carezza, insomma, ha quasi un potere magico ed agisce come un analgesico. La conferma una ricerca condotta qualche tempo fa dagli studiosi dell’Università di Oxford e della John Moores di Liverpool, pubblicata su Current Biology, che ha preso in esame proprio i bebè appena venuti al mondo e, con strumenti diagnostici estremamente fini, ha definito il valore di questo gesto.

Il meccanismo attraverso cui “agirebbe” la terapia dell’amore è apparentemente semplice: con una carezza si andrebbe ad influenzare direttamente le aree del cervello che entrano in gioco quando arriva lo stimolo doloroso.

Per studiare l’impatto di questo originale trattamento gli studiosi hanno osservato cosa accade nel cervello di un neonato se viene accarezzato prima della “punturina” per il prelievo del sangue. L’analisi ha preso in esame una trentina di piccoli, costantemente monitorati con l’elettroencefalogramma durante il prelievo. Metà di loro aveva “subito” una serie di carezze, gli altri nulla.

Ebbene, nei piccoli sottoposti a questa modalità di prevenzione l’attività cerebrale legata alle sensazioni dolorose è calata di molto, mediamente del 40 per cento, rispetto ai neonati che sono stati sottoposti all’esame senza alcuna preparazione “fisico-emotiva”.

Come fare le coccole

Sia chiaro. Come accade per ogni tipo di azione sull’organismo, conta molto la modalità di applicazione dello stimolo terapeutico o preventivo. In sintesi, non tutte le carezze sono uguali.

C’è differenza tra un buffetto dato quasi di corsa rispetto ad un vero gesto d’amore. E proprio la velocità di applicazione sarebbe la chiave per il successo dell’originale forma di trattamento, che potrebbe rivelarsi efficaci anche nelle coccole che si fanno agli adulti. Secondo Rebecca Slater dell’Università di Oxford, tra gli attori della ricerca, il “passaggio” della mano dovrebbe essere al contempo rilassato e non troppo veloce.

L’ideale sarebbe muoversi intorno ai tre centimetri al secondo. In questo modo le probabilità di successo della coccola sarebbero maggiori. Il semplice contatto tattile, se nasconde davvero l’amore, può quindi fare miracoli. E non solo nei più piccoli!

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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