Influenza, cosa ci aspetta per il prossimo inverno

Il diffondersi della pandemia ha spento l'attenzione sui virus influenzali, che invece continuano a circolare: come pre-attivarsi prima dell'inverno

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Quando si parla di virus, ormai da molti mesi, il pensiero corre subito a Covid-19 e al virus Sars-CoV-2. Ma non ci sono dubbi che, nonostante la diffusione pandemica di questa infezione, gli altri ceppi virali che più frequentemente provocavano problemi nei diversi periodi dell’anno non sono spariti. Al contrario. Se è certo che le misure di protezione individuale e distanziamento hanno provveduto a “frenare” la diffusione di altre infezioni, è altrettanto innegabile che virus come quelli dell’influenza continuano a essere presenti.

Ed ora, con la riduzione dei provvedimenti di distanziamento, dell’uso delle mascherine, ci sono i segni di “risveglio” di queste infezioni. Lo si nota nell’emisfero sud del mondo, dove ora è inverno. Il sistema di sorveglianza australiano sta rilevando un andamento di crescita della curva epidemica estremamente accelerato, in anticipo rispetto al normale andamento. E anche in Argentina sembra esserci la stessa situazione. Si tratta di virus tutti di tipo A, con una certa predominanza di A3N2.  Insomma: non dimentichiamo l’influenza. E facciamo un breve “ripasso” durante le vacanze per predisporci ad essere ben preparati quando i ceppi di quest’anno circoleranno in massa, dopo l’autunno.

Le caratteristiche del virus dell’influenza

I virus influenzali sono altamente contagiosi e presentano alcune caratteristiche che li rendono del tutto diversi dai loro “simili”. Fanno parte della famiglia Orthomyxoviridae, genere orthomyxovirus. Hanno la forma di una sfera, più o meno simile ad un pallone da calcio pur se di dimensioni infinitesime rispetto a esso, siamo nell’ordine degli 80-120 nanometri di diametro. Ma soprattutto sulla loro superficie esterna appaiono “spinosi”, perché presentano alcune protuberanze sottili chiamate in termine scientifico “spikes”.

Queste strutture sono fondamentali per la risposta dell’organismo al virus, per l’attività dei farmaci e per la messa a punto dei vaccini. Su queste protuberanze si trovano infatti i cosiddetti antigeni di superficie, ovvero le emoagglutinine (contraddistinte dalla sigla H) e le neuraminidasi (contrassegnate con la lettera N). Questi due elementi sono fondamentali per la definizione del sottotipo di virus: infatti per ogni ceppo influenzale, si usa una lettera che caratterizza in termini generali la “famiglia” virale in base agli antigeni interni (A, B e C); per il tipo A, le due sigle H e N, seguite da un numero contraddistinguono specificamente gli antigeni propri del singolo ceppo.

Non vi è invece alcun sottotipo per i virus B e C. Ovviamente la complessa struttura del virus non è limitata alla sua parte esterna. Al suo interno è infatti presente il patrimonio genetico virale, sotto forma di acido ribonucleico (RNA). Questo è “costruito” come un vero e proprio mosaico che comprende 8 frammenti distinti per i virus di tipo A e B, e solo 7 per il tipo C. A, B e C, come detto, non sono altro che le sigle che individuano le caratteristiche degli antigeni interni del virus. I virus di tipo B e C hanno come unico serbatoio l’essere umano, mentre quelli di tipo A possono infettare diverse specie animali: ad esempio i suini, gli equini, gli uccelli e il pollame oltre alle anatre. Addirittura questi virus possono infettare anche i mammiferi marini, come i simpaticissimi delfini o le balene.

La lezione dall’altra parte del mondo e l’importanza della vaccinazione

“Quello che oggi si sta verificando nell’emisfero Sud potrebbe essere un indicatore di quello che succederà anche da noi nel prossimo autunno/inverno e, in un contesto di generale sottostima del potenziale andamento dell’epidemia influenzale nella prossima stagione, questi dati dovrebbero pre-allertarci in modo da non arrivare impreparati – spiega Fabrizio Pregliasco, Direttore scientifico di Osservatorio Influenza, Professore Associato di igiene generale ed applicata presso la sezione di Virologia del Dipartimento di scienze biomediche per la salute dell’università degli studi di Milano e Direttore Sanitario I.R.C.C.S. Istituto Ortopedico Galeazzi”.

Per questo motivo, il consiglio degli esperti è di premunirsi con la vaccinazione già all’inizio di questo autunno. Il consiglio è valido in particolare per le persone fragili, per età o per patologie. “L’ideale è vaccinarsi quanto prima perché la protezione anticorpale, per essere efficace, necessita di circa due settimane dal momento della somministrazione – segnala l’esperto”. La vaccinazione, come per molte altre malattie infettive, rimane senza dubbio la forma più efficace di prevenzione dell’influenza.

La vaccinazione contro l’influenza è necessaria per proteggere le persone dalle complicanze della malattia che, nei soggetti più a rischio, si accompagnano a un aumento del numero di ricoveri e delle morti. La protezione che il vaccino conferisce abbatte infatti il rischio di contrarre forme gravi e la necessità di ricovero in ospedale. Il vaccino antinfluenzale è raccomandato per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non hanno riconosciute controindicazioni ed è fortemente indicata per chi ha più di 60 anni di età, per gli operatori sanitari e per chi è particolarmente a rischio come le persone con patologie che riducono la risposta immunitaria ed i portatori di patologie che aumentano il rischio di complicanze.