Infezione da Papilloma virus, come prevenirla e scoprirne gli effetti nella donna

Il Papilloma virus è un nemico subdolo: vaccino, test di screening e quali conseguenze può avere l'infezione.

Federico Mereta Giornalista Scientifico

L’International HPV Awareness Day (4 marzo) è la giornata dedicata a sensibilizzare tutte le persone sulle infezioni da HPV, sigla che raccoglie i diversi ceppi di Papilloma virus umano.

Nei confronti di questo virus, potenzialmente responsabile di oltre 6500 casi di tumore in Italia ogni anno, occorre puntare sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce delle lesioni del collo dell’utero. Due armi semplici che, con l’educazione e la conoscenza, possono aiutare tutte le donne (e non solo loro) a mantenersi in salute. L’obiettivo è far sì che il nostro Paese segua quanto sta avvenendo in Australia.

“L’Australia entro il 2035 diventerà il primo Paese al mondo a eliminare i tumori causati dall’HPV mentre il Canada raggiungerà l’obiettivo nel 2040 – spiega Walter Ricciardi, Presidente della Mission Board for Cancer della Commissione Europea. Sulla carta, abbiamo già tutti gli strumenti per essere il primo Paese europeo a debellare definitivamente questi tumori. Infatti i Livelli Essenziali di Assistenza già prevedono la vaccinazione gratuita nel corso del dodicesimo anno di età sia per gli adolescenti maschi che per le femmine e lo screening Pap-test e HPV, nonché la possibilità di trattare questi tumori. Un obiettivo ambizioso ma raggiungibile attraverso una migliore e omogenea organizzazione e gestione delle risorse disponibili e informazione da parte delle Istituzioni sui programmi di prevenzione”.

Un virus da conoscere

Il Papilloma Virus, o HPV (acronimo di Human Papillomavirus), è molto diffuso, quasi sempre causa un’infezione virale completamente asintomatica destinata a passare inosservata, senza portare conseguenze. Si conoscono oltre 100 tipi di Papillomavirus umani, la maggior parte dei quali provoca malattie non gravi, come, per esempio, le verruche cutanee.  

La trasmissione dell’HPV avviene principalmente attraverso i rapporti sessuali. I dati scientifici  dicono che circa otto donne su dieci contraggono il virus nel corso dell’attività sessuale. Per fortuna nella maggior parte dei casi l’organismo se ne libera spontaneamente nell’arco di qualche mese senza pericoli per la salute futura.

Il Papilloma virus è infatti un nemico subdolo:  può interessare circa l’ottanta per cento delle persone sessualmente attive pur senza che queste ne siano a conoscenza, perché non dà sintomi e il sistema immunitario se ne può liberare naturalmente. Ma non sempre questo si verifica e più o meno nel venti per cento dei casi il “nemico” persiste e può sviluppare negli anni alterazioni cellulari che, se trascurate, possono determinare lesioni neoplastiche.

“Sono oltre 6.500 i tumori che ogni anno in Italia sono causati dal Papillomavirus – fa sapere Saverio Cinieri, Presidente Eletto dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM). Il Covid-19 sta compromettendo la prevenzione primaria e secondaria di queste forme di cancro. Per questo, gli esami di screening devono ripartire dopo le interruzioni registrate nel corso del 2020. Vanno inoltre rilanciate le vaccinazioni perché si stima che siano oltre 1 milione gli adolescenti non coperti dal 2018 dal rischio di contrarre lesioni precancerose o neoplasie alla cervice uterina, ano, pene, vulva o vagina. Prima dell’esplosione della pandemia, nel nostro Paese, la copertura vaccinale media per HPV si attestava al 60% e quindi ben al di sotto della soglia ottimale del 95% prevista dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale. Tuttavia, è un dato discreto soprattutto se confrontato a quelli registrati in altri Paesi europei”.

Puntiamo sullo screening

Secondo Eleonora Preti, esperta nelle patologie HPV-correlate dell’Unità di Ginecologia Preventiva dello IEO (Istituto Europeo di Oncologia) ”Abbiamo da più di vent’anni un vaccino efficace contro l’HPV e l’ultima versione nonavalente, può ridurre del 90% l’incidenza dei tumori correlati al virus. Ma per raggiungere questo obiettivo bisogna ottenere la copertura vaccinale di tutta la popolazione candidabile”.

“Purtroppo la nostra copertura nazionale, già prima del Covid, era al massimo del 70% nelle femmine e intorno al 60% nei maschi, mentre gli obiettivi di copertura stimati erano del 95%. Con il blocco del Covid ora rischiamo di allontanarci ancora di più dall’obiettivo”.

Ma non basta: accanto alla vaccinazione anti-HPV è stato rallentato anche lo screening con Pap-test e Hpv test, come dimostrano i nostri studi nazionali.  L’AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani) ha effettuato un confronto fra primi 5 mesi del 2020 e lo stesso periodo del 2019 riguardo al numero e la percentuale di test eseguiti in meno, la stima delle lesioni iniziali della cervice uterine (CIN2+) non diagnosticate a causa del ritardo, e il numero di mesi standard di ritardo accumulati. I test di screening eseguiti in meno rispetto al 2019 sono complessivamente 371.273 (55,3%).

“È importante che passi il messaggio che la prevenzione non è un atto differibile, o addirittura accessorio, – conclude Preti – Al virus HPV sono attribuibili, oltre alla quasi totalità dei tumori del collo dell’utero, il 70 % dei tumori della vagina, il 16 % dei tumori della vulva, l’87% di quelli dell’ano, il 29% di quelli del pene, il 25% di quelli della faringe e circa il 20% dell’orofaringe.  Se ottenessimo una copertura vaccinale completa, grazie all’ormai noto “effetto gregge” il tumore della cervice uterina scomparirebbe e gli altri tumori correlati all’HPV ridurrebbero drasticamente la loro incidenza “.

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