Il nemico diabete si scopre anche dalla salute della bocca

In caso di diabete di tipo 2 è fondamentale arrivare presto con la diagnosi. L'infiammazione delle gengive è un segno da non trascurare

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Aumento della glicemia e dell’emoglobina glicata. Un esame del sangue che sveli i valori di questi due parametri può consentire di fare diagnosi di diabete e quindi permettere al medico di mettere in atto i rimedi necessari caso per caso, a partire dallo stile di vita.

Purtroppo, spesso chi ha il diabete di tipo 2, la forma più comune, non sa di essere malato e, mentre si attende la diagnosi, si rischia che le complicazioni legate alla patologia, soprattutto a carico dei vasi sanguigni, vadano avanti.

È quindi fondamentale arrivare presto a sospettare la condizione, attraverso uno screening che può partire anche dalla visita del dentista e “raddoppiare” con il diabetologo. È la proposta che viene da un documento della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) con la Società Italiana di Diabetologia (SID) e l’Associazione Medici Diabetologi (AMD).

Malattie legate a doppio filo

Anche se spesso non si sa, la parodontite, ovvero l’infiammazione estesa delle gengive, porta ad un aumento delle probabilità del 20% di sviluppare diabete tanto che questa condizione della bocca rappresenta la sesta complicazione più frequente nel diabetico.

Nel corso della visita di controllo. il dentista può identificare i pazienti con infiammazione gengivale per i quali è opportuno il test della glicemia, mentre il diabetologo durante la visita periodica dovrà fare attenzione a sintomi come sanguinamento, gonfiore o dolore gengivale e ipersensibilità o mobilità dentale, invitando i pazienti a controlli odontoiatrici annuali anche in assenza di sintomi.

“I parodontologi possono svolgere un ruolo chiave nell’intercettazione delle persone ad alto rischio di sviluppare diabete e nella diagnosi precoce di questa malattia in coloro che non sanno di esserne affetti: da oggi c’è uno strumento condiviso per riuscirci, grazie al nuovo documento congiunto SIdP – AMD – SID che stabilisce le regole per lo screening – spiega Luca Landi, presidente SIdP.

L’odontoiatra può identificare i pazienti che dovrebbero essere sottoposti alla valutazione del glucosio nel sangue semplicemente rivolgendo loro poche domande. È opportuno che si sottopongano al test per la glicemia tutti gli over 45 con parodontite che da oltre 3 anni non controllano i livelli di zuccheri nel sangue e tutti i pazienti con indice di massa corporea superiore a 25, quindi in sovrappeso od obesi, che abbiano almeno uno fra fattori di rischio come ad esempio la familiarità per diabete di tipo 2, l’ipertensione o una terapia antipertensiva in corso, il colesterolo HDL basso e/o i trigliceridi alti, la sedentarietà. Nelle donne, sono fattori di rischio il parto di un neonato di oltre 4 chili o la sindrome dell’ovaio policistico. Altrettanto importante fare attenzione, durante la visita, a sintomi riferiti dal paziente e indicativi di diabete come polidipsia e poliuria, infezioni genito-urinarie ricorrenti, calo di peso e astenia”.

Il ruolo del diabetologo

Lo specialista in diabetologia, d’altro canto, rappresenta l’altra faccia di questo doppio screening. Oltre a informare i suoi pazienti del maggior rischio di malattia parodontale e del filo rosso che lega le due malattie, può informare sull’importanza di controllare denti e gengive, chiedendo al paziente durante la visita di controllo se abbia sanguinamento, gonfiore o fastidio gengivale, ipersensibilità o mobilità dei denti, alitosi.

Ed è indicato il consiglio dell’odontoiatra in caso di bocca secca, bruciore o comparsa di chiazze biancastre indicative di micosi, il diabetologo dovrebbe motivarli anche a sottoporsi a controlli annuali anche in assenza di dolore o altri sintomi, data la prevalenza di parodontite nei diabetici.

Il documento, inoltre, raccomanda ai medici di ispezionare il cavo orale, con particolare attenzione alle gengive, in occasione della prima visita e dei controlli successivi.

“La malattia parodontale va certamente annoverata tra le patologie cui le persone con diabete sono, relativamente ai non diabetici, maggiormente predisposte – segnala Agostino Consoli, Presidente della Società Italiana di Diabetologia – Può essere in effetti considerata una delle complicanze della malattia diabetica. Un primo screening della malattia parodontale (sia anamnestico che ispettivo) deve certamente far parte della visita diabetologica ma, soprattutto, la persona con diabete va educata anche dal diabetologo alla igiene della bocca ed incoraggiata a sottoporsi con regolarità  a sedute di igiene orale”.

“Diabete e parodontite sono due condizioni strettamente correlate. Il diabete può associarsi ad un aumento della gengivite e parodontite cronica, con un rischio per la persona con diabete fino a 2-3 volte maggiore rispetto ad una persona che non ne è affetto – commenta Paolo Di Bartolo, presidente AMD. “La parola d’ordine è ancora una volta prevenzione. Tramite interventi di screening sarà possibile orientare quei soggetti che ignorano la propria condizione ad una diagnosi precoce di diabete con l’obiettivo di intervenire tempestivamente e ridurre i rischi complicanze. La collaborazione avviata insieme a SIdP e SID conferma l’importanza di realizzare un’assistenza quanto più integrata a tutela della salute delle nostre persone”.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Il nemico diabete si scopre anche dalla salute della bocca