Ictus, l’importanza della riabilitazione se c’è afasia

Afasia e disfagia in persone colpite da ictus: come affrontare il percorso riabilitativo e perché bisogna agire presto

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Il cervello pensa correttamente. Ma quando è il momento di esporre con parole quanto si vuole dire, articolare le frasi diventa un’impresa e il discorso porta ad emettere suoni spesso incomprensibili. Insomma: pare proprio che non si riesca a dire quello che si pensa, in seguito alla lesione causata dal problema neurologico.

Come se non bastasse, a volte anche riuscire a mangiare normalmente diventa difficile. Come comportarsi in questi casi? Come ricorda ALICe (Associazione per la lotta all’ictus cerebrale) Italia-Odv, Afasia e disfagia, i disturbi cioè del linguaggio e della deglutizione, sono tra le conseguenze maggiormente disabilitanti dell’ictus, quelle che hanno un impatto devastante sulla qualità di vita non solo delle persone colpite ma anche dei loro familiari e di chi li assiste. E il logopedista, nel percorso riabilitativo, è una figura fondamentale.

Cosa bisogna fare

L’afasia colpisce circa il 30% dei pazienti, mentre si stima che una percentuale compresa tra il 45 e il 67% dei pazienti soffra di disfagia entro i primi tre giorni dall’evento, con vari livelli di gravità, dalla occasionale difficoltà a deglutire solo alcuni tipi di alimento alla totale impossibilità di alimentarsi, nei casi più gravi arrivando anche a non gestire la propria saliva. Per affrontare queste condizioni il trattamento con il logopedista appare di grande importanza: il trattamento può anche durare tutta la vita, anche se il lavoro più intenso e importante è quello che si svolge nel primo anno. Dopo questa prima fase, ci si può concentrare su quella che può essere considerata “riabilitazione sociale”.

I disturbi del linguaggio, così come quelli della articolazione e della deglutizione, vanno valutati e monitorati da subito per capire prima di tutto se il paziente comprende il linguaggio o se ha necessità di supporti comunicativi per quegli scambi di informazioni che spesso e nell’immediato sono indispensabili. Il logopedista si occupa prevalentemente di disturbi della deglutizione, dell’articolazione e del linguaggio, inteso come competenza della lingua: questi sintomi, nelle diverse fasi, vanno affrontati non solo con le migliori metodiche e strategie riabilitative, ma anche attraverso il counselling, cioè una serie di consigli e informazioni al paziente e a chi si relazione a lui, che derivano da una attenzione specifica delle necessità cliniche ed emotive di ogni singolo paziente, delle sue capacità e dei suoi tempi di reazione alle varie difficoltà, dei cambiamenti che via via si riscontrano.

Si inizia presto

È molto importante che il percorso riabilitativo inizi appena possibile. Chi ha ha problemi di comunicazione ha necessità di percepire la coesione delle figure che gli ruotano intorno, fin dai primi momenti della malattia, durante i quali lo spavento, lo sconforto e la paura hanno il sopravvento: il logopedista, spesso, in quanto figura specifica della comunicazione, registra le sue difficoltà e le sue ansie e diventa il centro di una rete di collegamento e di scambio di informazioni con gli altri operatori e con la famiglia.

Dopo la fase acuta del ricovero ospedaliero, inizia il periodo più difficile: quello della riabilitazione che può essere fisioterapica e logopedica o solo logopedica presso un ambulatorio di zona. È qui che si trova a fare i conti con gli esiti dell’ictus: non è più un paziente ma una persona, colpita da quell’episodio traumatico che l’ha lasciata senza parole, e deve reinserirsi nel suo tessuto familiare e sociale adattandosi a questa nuova e spesso dolorosa situazione.

Purtroppo l’afasia non garantisce più il collegamento tra le parole ed i significati e quindi viene meno la possibilità di esprimere i propri pensieri e desideri. Tra tutte le disabilità legate all’ictus l’afasia può essere considerata la più crudele perché lascia la persona senza parole, isola l’individuo, rendendolo soggetto a depressione, rabbia, frustrazione.  Tramite il counseling, il logopedista deve sostenere la famiglia e chi dà assistenza nel percorso riabilitativo, condividendo con loro gli obiettivi di lavoro e le strategie facilitanti per lo scambio comunicativo, far comprendere cosa sia l’afasia e fare capire che la persona afasica non va corretta continuamente o trattata come un bambino piccolo, ma rispettata ed incoraggiata con un atteggiamento paziente, attento e disponibile.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Ictus, l’importanza della riabilitazione se c’è afasia