Ictus, così un robot può aiutare nella riabilitazione

Nel paziente colpito da ictus la terapia robotica è fondamentale per arricchire il trattamento e migliorare l’autonomia globale

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

La prima regola da seguire, ovviamente, è fare presto. Appena si manifestano segni come la sensazione di perdere la forza ad un braccio e/o una gamba, o si vede il labbro che diventa improvvisamente storto, occorre recarsi subito al pronto soccorso.

Prima si arriva alle cure, più l’ictus cerebrale può essere affrontato al meglio. Tuttavia, dopo il ricovero in ospedale, è fondamentale un percorso di riabilitazione. Ed è importante che questa sia fatta al meglio, per prevenire e ridurre la disabilità e migliorare gli esiti nel paziente colpito da questa patologia, restituendogli la maggiore autonomia possibile ed evitando anche le complicanze causate dalla immobilità. Su questa via c’è ancora molto da fare e, già oggi e soprattutto in futuro, anche un robot potrebbe aiutare chi fa i conti con questa situazione.

Una ricerca in espansione

Ogni percorso riabilitativo dovrebbe essere condotto con sistematicità, adeguata intensità e ripetitività con esiti facilmente misurabili per avere un riscontro chiaro, preciso e dettagliato sull’andamento del percorso terapeutico. In questo, un grande aiuto arriva dalla robotica e dalle più evolute strumentazioni applicate alla riabilitazione.

Nel corso degli ultimi anni sono stati portati avanti numerosi studi relativi alla riabilitazione robotica, sono 316 quelli inclusi e analizzati in tutta la letteratura esistente di ricerca e clinica a livello mondiale. La prima Conferenza di Consenso a livello mondiale in questo ambito ha mostrato come la popolazione più studiata sia stata quella colpita da ictus cerebrale, con ben 169 studi. Le indicazioni emerse sono molto positive e stimolano la ricerca a proseguire su questa strada, valutando in particolare gli elementi di neuro plasticità dopo ictus e di integrazione con le più “tradizionali” metodiche di trattamento riabilitativo.

La maggior parte degli studi, concentrata appunto sulla riabilitazione in persone con esiti di ictus cerebrale, ha esaminato la riabilitazione del cammino e dell’equilibrio e quella dell’arto superiore, evidenziando positivi effetti in ogni fase della malattia. La letteratura ha in ogni caso mostrato che la mobilizzazione precoce e gli interventi mirati riducono la durata dell’ospedalizzazione e migliorano la disabilità.

La terapia robotica, dunque, rappresenta un’opzione terapeutica fondamentale per arricchire il trattamento e migliorare l’autonomia globale del paziente colpito da ictus.

“La riabilitazione assistita da tecnologie innovative e robot deve essere considerata parte integrante dell’intervento riabilitativo: ha come obiettivo quello di perfezionare i trattamenti riabilitativi standard attraverso l’interazione tra professionista della riabilitazione, paziente e robot – commenta Alessandro Giustini, Direttore Ospedale Riabilitativo San Pancrazio – Arco (Trento) e componente della Giuria scientifica della Consensus Conference. I robot, dotati di sistemi di controllo adattivi, permettono di personalizzare l’intervento riabilitativo in base alle necessità e abilità residue specifiche di ogni paziente, al fine di favorire il recupero sensori-motorio, cognitivo e comportamentale.

I trattamenti riabilitativi assistiti da robot sono inoltre caratterizzati da alta intensità e ripetitività, sono sicuri e affidabili e permettono quindi la quantificazione dei parametri caratteristici dei movimenti effettuati, con una valutazione funzionale oggettiva. Sono uno strumento sempre più importante nelle mani del medico fisiatra e del fisioterapista per ampliare le loro capacità di cura. Purtroppo, fino ad oggi, può esser applicata nel nostro Paese solo a pochi pazienti se vengono inseriti in studi e ricerche, oppure a pagamento, perché non riconosciuta tra le prestazioni del Sistema Sanitario: i diritti alla cura di tutti i cittadini colpiti da Ictus sono, purtroppo, in questo modo gravemente limitati”.

La sfida è lanciata

“Le nuove tecnologie sono ormai entrate a far parte in maniera solida e significativa del percorso terapeutico per la riabilitazione delle condizioni di menomazione e disabilità – segnala Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale).

Le attuali normative del sistema sanitario limitano fortemente il ricorso da parte di persone colpite da ictus cerebrale per i tempi adeguati  a trattamenti riabilitativi tradizionali ed in particolare anche con l’utilizzo di trattamenti robotici; considerati i notevoli risultati, la nostra Associazione si augura che queste procedure di trattamento possano diventare quanto prima uno standard da garantire in modo omogeneo a tutti i soggetti clinicamente indicati”.

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