Gravidanza, qual è l’età giusta per restare incinta

L'età ottimale per pensare di avere un bambino è tra i 20 e i 30 anni, lo rivelano alcuni studi scientifici condotti sugli ovuli

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

“L’essere umano ha una curva della fertilità unica, in confronto a tante altre specie. Questa inizia lentamente durante l’adolescenza e inizia a calare quando la donna raggiunge i trent’anni. Fin ad ora, però, non sapevamo cosa davvero causasse questi mutamenti”. Con queste parole Eva Hoffmann, del Dipartimento di Medicina Cellulare e Molecolare dell’Università di Copenaghen, squarcia il velo su una ricerca destinata a far discutere, condotta dal suo gruppo e pubblicata su Science.

Gravidanza, l’età giusta la indicano gli ovuli

In pratica gli scienziati, di diverse università europee, hanno preso in esame 3000 cellule uovo di bambine (si è iniziato dai nove anni), ragazzine ed adulte fino a 43 anni, per svelare i segreti che, in base ai ritmi biologici del gentil sesso, rendono ottimale l’epoca della gravidanza.

Uomini e donne, infatti, sul fronte della riproduzione non sono uguali. Nel maschio il liquido spermatico diventa completo con la pubertà, mentre nel sesso femminile le cellule uovo sono già presenti alla nascita ma sono immature fino all’inizio dei cicli mestruali. E proprio la cronobiologia, spiegata direttamente attraverso lo studio degli ovuli, diventa uno strumento molto utile per capire cosa davvero succede nell’apparato riproduttivo femminile nelle diverse età della vita.

Non da adolescenti, ma non bisogna aspettare troppo

Nelle bambine gli ovuli sono in uno stato quiescente. Lo studio dimostra però che, a differenza di quanto avviene pochi anni più tardi, una sorta di invisibile “adesivo” tiene ben uniti tra loro i cromosomi, impedendo che si dividano. Poi quando la giovane cresce, questa divisione avviene.

Il problema è che anche nelle adolescenti la formazione dell’ovulo può non essere del tutto completata, come se l’unità riproduttiva femminile fosse ancora immatura. Questo porta al rischio di veri e propri “errori” cromosomici, che aumentano anche il pericolo che l’ovulo stesso venga eliminato senza aver “incontrato” lo spermatozoo maschile.

Poi, quando la ragazza fiorisce e si trasforma in giovane donna, il “sistema” di controllo riproduttivo lavora al meglio: gli ovuli appaiono più sani e i possibili errori cromosomici tendono a scomparire. Questa tendenza, sempre in base a quanto osservato dagli scienziati, si mantiene inalterata fino alla fine della decade dei vent’anni, quando riprendono ad aumentare i possibili errori cromosomici.

Sintesi finale: l’età ottimale per pensare di avere un bambino è proprio nella decade 20-30 anni. Ovviamente, poi, occorre sempre pensare alle variazioni individuali, che hanno un grande significato soprattutto in questo campo.

Un meccanismo legato all’evoluzione?

Probabilmente, l’essere umano di sesso femminile ha sviluppato questo “sistema” di controllo delle nascite nel lungo percorso dell’evoluzione. La Hoffmann ne è abbastanza convinta. Ridurre le possibilità che una ragazzina, se non addirittura una bambina, vada incontro ad una gravidanza è infatti un meccanismo protettivo, visto che il suo corpo non è ancora in grado di accogliere e far sviluppare in modo corretto il feto. Basti pensare, in questo senso, alle dimensioni davvero insufficienti dei fianchi: avere fianchi larghi infatti, riduce i rischi correlati alla gravidanza.

Per le donne in età avanzata, invece, il controllo sarebbe legato a quella che alcuni esperti hanno definito “ipotesi della nonna”: più la donna avanza con l’età tanto più significativo diventa il suo ruolo come sostegno ai propri figli. Ed ovviamente ai nipoti. Tralasciando questi aspetti sociali, in ogni caso, la ricerca è davvero importante sul fronte scientifico, anche perché potrebbe aprire interessanti prospettive sul fronte del trattamento dell’infertilità legata a problemi degli ovuli.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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