Glaucoma, riconoscerlo presto per affrontarlo al meglio

Il glaucoma può portare a cecità e ipovisione. Colpisce soprattutto dopo i 40 anni: le 5 regole per individuarlo

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Avete presente il tarlo che rosicchia il mobile? Lavora piano piano, giorno dopo giorno. All’inizio nemmeno ci accorgiamo della sua presenza. Dall’esterno tutto appare perfetto ed il legno non è intaccato. Ma intanto l’animaletto lavora e, quando si vedono i primi “buchetti”, molti dei danni sono già fatti.

Il glaucoma – ne esistono di diversi tipi e quindi occorre sempre la diagnosi dell’oculista – si comporta allo stesso modo. “Rosicchia” un pizzico di vista ogni giorno, in moto impercettibile. E quando ci si rende conto che si è perso qualcosa, il danno è già fatto. Arrivare presto, insomma, è fondamentale, come ricordano gli esperti in occasione della Settimana Mondiale per la prevenzione della patologia.

L’impatto di Covid-19 sulla malattia

Stefano Miglior, presidente dell’Associazione Italiana Studio Glaucoma (AISG) ricorda che la patologia degenerativa generalmente coinvolge entrambi gli occhi determinando danni permanenti al nervo ottico, che nel tempo possono portare a ipovisione e cecità. Purtroppo il 50% dei pazienti non sa di averlo e il 20% è esposto al rischio concreto di perdere la vista. Colpisce principalmente le persone di oltre 40 anni: in Italia ne soffrono 1 milione 200 mila persone.

“È esperienza condivisa da tutti gli specialisti oculisti  – spiega Miglior – che  nel primo lockdown molti ambulatori e reparti ospedalieri sono stati chiusi e molti pazienti sono stati impossibilitati ad effettuare i controlli presso i loro centri di riferimento  ed anche se c’era la possibilità di uscire per comprovati motivi strettamente legati alla salute. I pazienti disorientati e impauriti dal rischio di contagio  hanno saltato le visite di controllo e a volte anche interrotto la terapia farmacologica, e rinunciato a quella chirurgica. La terapia chirurgica, che spesso è riservata ai casi più complicati, si è ridotta drasticamente, mettendo a rischio i pazienti di andare  incontro a peggioramenti a volte anche devastanti del loro campo visivo”.

Sul fronte delle cure, l’oculista ha a disposizione diversi farmaci, dai derivati delle prostaglandine ai beta-bloccanti, agli alfa-stimolanti, agli inibitori dell’anidrasi carbonica, tutti utilizzabili sotto forma di collirio. All’orizzonte sono in arrivo due classi di molecole, gli inibitori delle Rho-Kinasi e l’ossido nitrico.

Per quanto riguarda la diagnosi Miglior spiega  che “le metodiche diagnostiche del glaucoma sono sempre non invasive. La diagnosi o il sospetto diagnostico si basa sempre sulla valutazione clinica oftalmologica da parte dell’oculista e si fonderà sull’osservazione dello stato della papilla ottica durante una normale visita oculistica, sul risultato dell’esame del campo visivo e sulla misurazione della pressione oculare”. Ulteriori esami, come l’OCT, vanno poi indicati caso per caso.

Cinque regole per individuare e controllare la patologia

Gli esperti di AISG ricordano cinque semplici regole da tenere presente in caso di glaucoma.

– L’individuo sano deve farsi visitare dall’oculista almeno bi-annualmente a partire dai 40 anni (chi ha una familiarità positiva per glaucoma dovrà cominciare a farsi visitare in età giovanile).

– Ai miopi è consigliato farsi visitare già dai 20 anni di età, ma è pur vero che chi è miope tenderà a farsi visitare più frequentemente e più precocemente soprattutto per problematiche di ordine visivo.

– Bisogna rendersi conto che nella gestione più appropriata del glaucoma è necessario ottenere una riduzione della pressione oculare che sia clinicamente significativa e il cui valore assoluto dipende da vari fattori (stadio della malattia, valori basali della pressione oculare, fattori di rischio concomitanti, aspettativa di vita del paziente e velocità dell’eventuale peggioramento del danno funzionale del campo visivo nel corso del tempo).

– Occorre sapere che quando il glaucoma peggiora vuol dire che la pressione oculare non è ottimale e deve essere ulteriormente abbassata, cosa che spesso comporta la necessità di un intervento chirurgico.

– Mai dimenticare che oggi è possibile cercare di ottenere una maggior resistenza delle strutture nervose che si danneggiano nel corso della malattia con specifiche molecole neuroprotettrici, il cui utilizzo, in supporto alla tradizionale e necessaria strategia terapeutica ipotonizzante, potrebbe aiutare a rallentare l’eventuale progressione del danno funzionale.

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