Glaucoma, come riconoscerlo con gli esami giusti e come affrontarlo

Il glaucoma mette a rischio la nostra capacità visiva. È legato all'aumento della pressione dell'occhio e non presenta sintomi apprezzabili

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Avete presente un topolino che lentamente rosicchia tutto quanto trova nella dispensa, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto? Qualcosa di simile può accadere anche nell’occhio, quando si sviluppa il glaucoma. Piano piano, giorno dopo giorno, questa patologia “toglie” una piccolissima parte della nostra capacità visiva. E se non si riconosce per tempo, si può arrivare al punto che, dopo aver eroso la vista nella parte periferica, attacca la visione centrale. A quel punto il danno è fatto.

Per questo occorre arrivare presto, come ricordano gli esperti in occasione della settimana mondiale dedicata a questa malattia oculare. Per l’occasione l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità IAPB Italia onlus si mobilita con gazebo in 60 città : stando ai dati, circa un milione di persone è colpito dalla malattia nel Nostro Paese ma molti non sanno di averla.

Perché è importante la diagnosi precoce

Questa malattia rappresenta una delle prime tre cause di handicap visivo e preoccupa perché fondamentalmente non dà origine a sintomi apprezzabili, per cui spesso si scopre quando ha già creato problemi. La patologia interessa il nervo ottico ed è legata all’aumento della pressione all’interno dell’occhio. Il nervo ottico viene di solito danneggiato da una pressione intraoculare troppo alta.

La forma più comune di glaucoma è quella ad angolo aperto, legata ad una sorta d’invecchiamento del filtro di scarico: la capacità di riassorbire l’umore acqueo si riduce lentamente con il passare degli anni e la pressione all’interno dell’occhio sale. Questa forma di glaucoma danneggia la vista in modo graduale e subdolo, tanto da poter causare problemi anche molto gravi prima di essere riconosciuta. Addirittura ci sono casi in cui la patologia progredisce anche se la pressione intraoculare rimane entro i valori normali.

Fondamentale è quindi giocare d’anticipo, considerando che per questo tipo di glaucoma il fattore di rischio più importante è l’avanzare dell’età, oltre ovviamente all’eventuale predisposizione genetica.

Per questo è buona norma, anche in assenza di disturbi precisi, effettuare una visita oculistica completa almeno una volta dopo i 40 anni. Lo specialista è il solo in grado di misurare in modo attendibile la pressione oculare, e soprattutto è capace di valutare se siano presenti gli altri importanti segni che fanno parte della diagnosi o di identificare gli eventuali fattori di rischio.

A cosa serve la tonometria

L’esame chiave, pur se altri vengono effettuati per definire meglio la situazione patologica, è la tonometria, un test semplice e indolore: si somministra un collirio anestetico e si applica un colorante giallo-arancione. Poi un piccolo cono di materiale plastico annesso al “biomicroscopio” viene appoggiato sulla cornea. Grazie ad un’illuminazione con luce blu si effettua quindi la misurazione della pressione.

Se questa è aumentata l’oculista ha le armi per tamponare la situazione, pur se non si può correggere il danno già realizzatosi al nervo ottico. Occorre sempre definire un piano di cura specifico per ogni malato, anche perché la velocità del peggioramento varia molto nei diversi pazienti e può essere rapida o molto lenta.

Ci sono pazienti con glaucoma primario ad angolo aperto che mostrano peggioramenti minimi o restano stabili anche dopo anni di monitoraggio, ma altri in cui il peggioramento può essere molto rapido.

Per quanto riguarda le cure l’approccio prevede innanzitutto l’impiego di specifici colliri, che consentono di abbassare la pressione ai livelli desiderati: è però fondamentale che il trattamento venga seguito regolarmente, parlando con il curante se compaiono effetti collaterali o fastidi all’occhio che non si sopportano.

Le altre opzioni, destinate a casi sempre più selezionati, sono legate all’impiego del laser per correggere il difetto anatomico che si associa alla patologia (esistono diverse forme di glaucoma) oppure anche veri e propri interventi mirati di microchirurgia. L’importante, in ogni caso, è arrivare presto. Solo così il “ladro” della vista può essere controllato al meglio.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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