Fumo, ecco perché danneggia le ossa

Il fumo è un fattore di rischio per il benessere di ossa, muscoli e articolazioni: il decalogo per contenere i danni

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Smettere di fumare, o meglio ancora non iniziare da giovani, non aiuta solamente la salute del cuore, dell’apparato respiratorio ed è basilare nella prevenzione dei tumori. Dimenticare le sigarette può essere un’arma strategica per mantenere il benessere di ossa, muscoli ed articolazioni.

A lanciare l’ennesimo appello anti-fumo sono gli esperti della società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), patendo da un’indagine che svela come questo fattore potenzialmente pericoloso per la salute dell’apparato locomotore sia poco considerato, pur se spesso si sa che, ad esempio per l’osteoporosi, il fumo è un fattore di rischio da non sottovalutare.

Ecco perché fa male

Secondo gli specialisti, il fumo influisce negativamente sulla densità e sulla qualità dell’osso quindi accresce il rischio di frattura da fragilità, in particolare dell’anca e della colonna vertebrale, con una percentuale maggiore negli uomini rispetto alle donne.

Inoltre aumenta la possibilità di infezioni superficiali e profonde dei tessuti molli e del tessuto osseo in tutti gli interventi chirurgici ortopedici, riduce il successo dei processi di osteointegrazione negli interventi di chirurgia protesica, rallenta i processi di guarigione delle ferite chirurgiche per gli effetti antiangiogenetici (cioè a carico della circolazione) della nicotina. Infine, dopo un trauma, ritarda la guarigione delle fratture impattando negativamente sui processi di fissazione dell’osso. Insomma: sono tanti gli aspetti da considerare. Ma purtroppo non ci si pensa spesso.

Secondo una ricerca dell’Istituto Ixè condotta per conto della SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), l’89% degli specialisti ortopedici conferma che il fumo provoca gravi danni anche al sistema muscolo-scheletrico. Questo dato cala notevolmente se consideriamo l’opinione pubblica: solo il 61% dai cittadini maggiorenni conosce infatti questo effetto negativo, percentuale che sale di un punto tra i pazienti ortopedici (il 62%) e al 64% tra i fumatori.

Secondo l’indagine, condotta parallelamente su un campione di oltre 800 cittadini maggiorenni (fumatori e non), su circa 350 medici specialisti ortopedici e su un campione di circa 100 pazienti ortopedici, le maggiori conseguenze sull’apparato muscolo-scheletrico derivanti dal fumo conosciute dai cittadini sono la degenerazione delle cartilagini, un maggior rischio di infezioni in caso di interventi chirurgici, tempi più lunghi nella riparazione di fratture, lesione ai tendini.

Non solo, il 61% dei cittadini è al corrente che fumo provoca anche un maggior rischio di osteoporosi, con conseguente aumento del numero di fratture. Inoltre, il fumo incide profondamente sul processo di guarigione delle patologie muscolo-scheletriche e degli interventi chirurgici. Lo conferma il 92% degli ortopedici intervistati, ma poco più di una persona su due (il 57%) conosce questa conseguenza.

Consapevolezza che migliora, ma di poco, tra i fumatori (59%) e tra i pazienti ortopedici (61%). A fronte di questi dati, solo nel 33% dei casi il consenso informato che gli specialisti presentano ai propri pazienti tratta le complicanze da fumo, mentre il 63% dei pazienti afferma di aver ricevuto domande sulle proprie eventuali abitudini da fumo in sede di colloquio, a fronte di un 23% che sostiene di non averne ricevute.

Un decalogo per ridurre i rischi

La SIOT ha quindi stilato un decalogo sui rischi del fumo sul sistema muscolo scheletrico e le possibili strategie del contenimento dei danni da fumo. Oltre ad evidenziare e sottolineare i maggiori rischi derivati dall’abitudine al fumo, il decalogo identifica una strategia di contenimento dei danni.

Tra queste l’opportunità di valutare attentamente, durante il colloquio, le abitudini da fumo del paziente; l’impegno da parte degli ortopedici ad adeguare il consenso informato, allertare i pazienti dei rischi ed invitarli a smettere di fumare, soprattutto in vista di un intervento; informare il paziente che avesse difficoltà a smettere di fumare circa le possibili strategie alternative come la possibilità di rivolgersi ad un centro specializzato in terapia farmacologica o di supporto psicologico o di informarlo sulla disponibilità di prodotti alternativi senza combustione.

“Quando si parla di fumo – commenta Francesco Falez, past president SIOT – quello della salute delle ossa è un tema spesso troppo sottovalutato e ignorato dall’opinione pubblica. In alcuni casi, per fortuna una minoranza, anche dagli specialisti stessi. Risulta fondamentale  aumentare la consapevolezza di come il fumo comporti un netto aumento di complicanze in caso di patologie delle ossa e di ricorso alla chirurgia ortopedica. Queste complicanze possono manifestarsi nei fumatori, ma anche negli ex fumatori, con una percentuale tra il 40 e il 50% più alta rispetto ai non fumatori, percentuale che risulta molto più elevata nei forti fumatori”.

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