Fibromialgia, quando sospettarla e come affrontarla

La fibromialgia colpisce soprattutto donne tra i 25 e i 45 anni. Poco riconoscibile, un'opportunità di cura arriva dai trattamenti con laser e ultrasuoni sulle mani

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Secondo la Società Italiana di Reumatologia (SIR), la fibromialgia colpisce in Italia due milioni di persone. Si tratta soprattutto di donne tra i 25 e i 45 anni.

Purtroppo c’è ancora chi fa l’errore di considerare questo quadro quasi alla stregue di una malattia psicosomatica, ma non è così. Della malattia non si conosce ancora la causa. Ma si sa come si manifesta, a volte anche in modo “strano” e difficilmente comprensibile.

I sintomi più comuni infatti vengono a volte confusi con quelli di altre patologie e possono essere numerosi: dolore diffuso, senso costante di stanchezza, disturbi del sonno, formicolii, spasmi e contrazioni muscolari, debolezza degli arti, palpitazioni e disturbi intestinali. Purtroppo per chi ne soffre è difficile capire a chi rivolgersi, anche perché a volte viene poco considerato.

La diagnosi richiede ancora troppo tempo

Spesso chi è colpito da fibromialgia non sa a quale specialista rivolgersi, inoltre per via della pluralità dei sintomi e in assenza di alterazioni degli esami di laboratorio può essere visto come un soggetto ipocondriaco. Il quadro in ogni caso viene spesso riconosciuto in persone di età compresa tra i 20 e i 50 anni, anche se l’esordio può verificarsi durante l’infanzia, è ancora complesso e difficile da individuare.

Per la pluralità delle manifestazioni e dei sintomi, la fibromialgia rimane quindi frequentemente non diagnosticata (secondo alcuni studi questo accade nel 75 per cento dei casi), mentre in altri casi la diagnosi arriva tardi e dopo molte visite mediche. Possono trascorrere anche due anni prima del riconoscimento del quadro, anche perché non esistono specifici esami strumentali per la diagnosi, che avviene per esclusione di patologie reumatiche rilevanti.

Sebbene non sia una patologia degenerativa, il dolore cronico e la rigidità causati dalla fibromialgia sono pervasivi e persistenti: i sintomi non aumentano nel tempo ma sono fluttuanti e variano in rapporto a numerosi fattori esterni che sono in grado di provocarne un peggioramento.

È il caso ad esempio dei fattori climatici (i dolori e la rigidità peggiorano in inverno e nei periodi di grande umidità), dei fattori ormonali (periodo premestruale, disfunzioni della tiroide), dei fattori psicologici e dell’invecchiamento.

La patologia appare inoltre fortemente correlata a traumi fisici o psicologici che in un soggetto predisposto possono scatenarla. La tensione può giocare un ruolo importante nel determinare il quadro, così come anche la depressione e l’ansia. Ultimo dato da ricordare: un malato su tre con patologie reumatiche, come ad esempio l’artrite reumatoide, vede il proprio quadro associato a fibromialgia. E quasi due persone su tre che soffrono di questa condizione presentano altre malattie croniche.

Opportunità di cura dalle mani

È davvero originale, pur se ancora da validare scientificamente su un numero sufficiente dei pazienti, un’opportunità di cura che giunge dal Brasile, mirata al controllo del dolore. Lo studio, apparso su Journal of Novel Physiotherapies, è stata condotto qualche tempo fa dalla San Paolo Foundation solo su meno di 50 donne e si basa sull’azione combinata di laser ed ultrasuoni.

I due mezzi combinati sono stati applicati direttamente sul palmo delle mani e non dove si prova dolore. La durata delle sedute di cura è minima: circa tre minuti due volte a settimana per poco più di un mese.

Le donne seguite nella ricerca sono state divise in gruppi: tre hanno ricevuto delle applicazioni separate o combinate di laser o di ultrasuoni sulla schiena, gli altri tre sul palmo delle mani. Con questa seconda tecnica la riduzione del dolore misurata con strumenti idonei è risultata mediamente di oltre il 73 per cento. superiore al 70 per cento. L’ipotesi di applicare le cure sulle mani nasce dall’osservazione che chi soffre di fibromialgia ha normalmente una grande quantità di recettori nervosi proprio in corrispondenza delle arterie di questa parte del corpo: proprio per questo, stando a quanto scrivono gli autori della ricerca, migliorare la circolazione e la percezione nervosa agendo sulle aree sensitive delle mani potrebbe aiutare a rendere più accettabile il dolore correlato alla malattia.

In Italia un “registro” per arrivare a cure mirate

Al Congresso della Società Italiana di Reumatologia (SIR) tenutosi a Rimini è stato presentato il primo registro nazionale sulla malattia, un progetto realizzato dalla stessa Società scientifica con il patrocinio del Ministero della Salute. L’obiettivo è ottenere uno strumento che consenta ricerche scientifiche approfondite e favorisca lo sviluppo della medicina di precisione.

“Per la prima volta il paziente è stato messo al “centro” per un nuovo, ambizioso e complesso progetto, che ha visto finora la partecipazione attiva di 19 centri di reumatologia sul territorio nazionale – sottolinea Fausto Salaffi, Consigliere Nazionale della SIR e delegato ai problemi legati alle malattie da dolore cronico – L’iniziativa ha consentito di ottenere quella che è, ad oggi, la più ampia casistica italiana di pazienti. I dati epidemiologici e clinici ottenuti potranno ampliare così la conoscenza della malattia, nella speranza di migliorarne il percorso diagnostico terapeutico e incentivare un approccio più personalizzato. La fibromialgia è la terza patologia reumatologica più diffusa nel nostro Paese e rappresenta da sola il 20 per cento di tutte le diagnosi che formuliamo in ambito ambulatoriale. E’ quindi fondamentale riuscire a perfezionare l’assistenza ai malati”. Nonostante la fibromialgia sia così frequente nel nostro Paese, solo il 24 per cento degli italiani ne ha sentito parlare.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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