Fertilità maschile a rischio: pericoli da non sottovalutare

Aumento della temperatura, presenza di pesticidi e microplastiche negli alimenti possono compromettere la fertilità maschile

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Pesticidi, microplastiche e chi più ne ha più ne metta. Sono tante le sostanze che la scienza definisce “interferenti endocrini”, ovvero in grado di interferire con l’organismo e modificare, in modo più o meno significativo, non solo lo sviluppo fetale e la crescita del bambino.

Ovviamente la fascia più esposta al rischio è quella dei neonati, dei bimbi e dei giovani adolescenti, tanto che ci sono ricerche che dicono come l’infertilità potrebbe trovare le sue origini nell’infanzia, soprattutto a causa dell’inquinamento ambientale, che si correlerebbe con la diminuzione di numero di spermatozoi e alcune anomalie di sviluppo dei genitali esterni maschili.

L’importante, in ogni caso, è avere attenzione all’ambiente. Oggi, lasciando perdere l’aria che respiriamo in ambienti chiusi e all’aperto, l’attenzione della scienza si concentra anche sull’alimentazione. Il motivo? Insieme ai cibi che mangiamo ingeriamo senza rendercene conto ogni anno ingeriamo almeno 250 grammi fra pesticidi e microplastiche cioè frammenti di plastica dispersi nell’ambiente.

Non manca un condimento di ftalati, sostanze chimiche che ammorbidiscono la plastica, che si possono trovare in alcuni contenitori per alimenti e migrare nel piatto. Purtroppo si tratta di sostanze che oltre ad avere conseguenze negative sulla salute in generale possono nuocere anche alla fertilità maschile.

I rischi a tavola

Secondo quanto presentato al secondo Congresso Nazionale Natura Ambiente Alimentazione Uomo (NAU) della Società Italiana di Andrologia (SIA), gli effetti dell’assunzione di questi composti vanno da una riduzione del numero di spermatozoi a un calo nella loro motilità e capacità di fecondare l’ovocita.

Ftalati, pesticidi e fitoestrogeni si comportano da interferenti endocrini: “mimano” ormoni come gli estrogeni e gli androgeni presenti nell’organismo e in questo modo influenzano pesantemente gli equilibri ormonali – spiega Alessandro Palmieri, presidente SIA e Professore di Urologia Università Federico II di Napoli”.

In particolare gli ftalati come il bisfenolo A sono considerati interferenti endocrini con un’azione anti-androgenica e gli andrologi sospettano che possano provocare danni alla fertilità maschile: si trovano nelle plastiche in policarbonato utilizzate per recipienti a uso alimentare o nel rivestimento delle lattine e proprio a causa degli effetti dannosi sulla salute sono state imposte restrizioni e divieti all’uso, per esempio in prodotti destinati alla prima infanzia. Altrettanto pericolosi sono i pesticidi, che si trovano in moltissimi cibi.

Gli alchilfenoli per esempio sono molto simili alla struttura degli ormoni sessuali e quindi possono ‘confondere’ il metabolismo: si trovano in moltissimi prodotti, dalla frutta e verdura a diversi tipi di pesci e molluschi pescati anche nei nostri mari come per esempio tonno e sgombro – fa sapere Bruno Giammusso, Responsabile Programmi Fertilità SIA e responsabile Unità di Andrologia Policlinico Morgagni di Catania. Infine, non dobbiamo dimenticare il pericolo microplastiche: i dati sulla quantità di particelle presenti nei cibi di utilizzo comune sono preoccupanti. Sappiamo infatti che il consumo annuale si attesta fra le 39.000 e le 52.000 particelle di microplastiche all’anno, a cui si aggiungono fino a 90.000 particelle se si beve soltanto acqua in bottiglie di plastica: ne ingeriamo l’equivalente di una carta di credito a settimana, circa 5 grammi, con effetti che temiamo possano essere consistenti”.

Attenzione anche al clima

Al vaglio degli esperti, in occasione del secondo Congresso Nazionale Natura Ambiente Alimentazione Uomo (NAU) della Società Italiana di Andrologia (SIA), il rapporto tra cambiamenti climatici e riduzione degli spermatozoi.

L’incremento continuo della temperatura, in aggiunta a smog, contaminanti chimici e radiazioni, può mettere a rischio la capacità riproduttiva maschile. L’aumento di un grado della temperatura ambientale accresce di 0,1 gradi la temperatura scrotale che può compromettere la fertilità.

Un controllo dall’andrologo, soprattutto all’ingresso nell’età adulta, può servire a capire come proteggere la salute sessuale maschile anche dalle minacce esterne. Addirittura molte specie animali sono a rischio estinzione per colpa delle ondate di calore intenso, che compromettono la qualità e la motilità degli spermatozoi rendendo infertile il sesso maschile; lo stesso potrebbe accadere all’uomo, il cui apparato genitale è molto più sensibile alla temperatura esterna rispetto a quello femminile.

L’aumento della temperatura danneggia l’apparato riproduttivo maschile, molto più di quello femminile: in alcune specie animali un incremento di pochi gradi delle temperature esterne può arrivare a dimezzare la fertilità e gli esperti temono che questo stia avvenendo anche per l’uomo.

“Gli studi sugli animali, per esempio su farfalle e coleotteri, mostrano che l’aumento delle temperature sta probabilmente contribuendo all’estinzione di alcune specie perché l’apparato riproduttivo maschile e gli spermatozoi in particolare sono molto sensibili al caldo – precisa Palmieri. In alcuni casi la produzione di spermatozoi è stata vista calare di tre quarti e la capacità di fecondazione è crollata: solo un terzo degli spermatozoi resta vitale, la maggioranza muore prima di arrivare a fecondare il gamete femminile. Per di più gli effetti negativi si tramandano anche sulla prole eventualmente generata che risulta meno fertile, con un 25 per cento di riduzione delle capacità riproduttive”.

Anche l’esposizione dei maschi al calore durante l’età dello sviluppo compromette la capacità riproduttiva una volta diventati adulti, in varie specie animali: il risultato è, di nuovo, un calo netto delle possibilità riproduttive.

L’uomo ha certamente più sistemi di protezione per il suo apparato riproduttivo, ma i sospetti di un effetto decisamente negativo da parte del cambiamento climatico sulla fertilità sono ormai quasi una certezza anche per la nostra specie. L’aumento di un grado della temperatura ambientale accresce di 0,1 gradi la temperatura scrotale che può compromettere la fertilità!

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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