Fegato grasso, così apre la porta al diabete

La salute del fegato è fondamentale per prevenire il diabete di tipo 2. Cosa fare per mantenerlo sano

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Si sa. Chi è in sovrappeso ha rischi maggiori di sviluppare il diabete. Ed anche chi ha problemi di salute del fegato appare maggiormente esposto a questa condizione.

Il tessuto adiposo che si concentra nel laboratorio del nostro corpo, appunto il fegato, diventa quindi un fattore da studiare per comprendere meglio la natura, e soprattutto la prevenzione, del diabete di tipo 2, quello che interessa soprattutto gli adulti.

Lo hanno fatto, pubblicando i loro risultati sulla rivista Cel Reports, alcuni studiosi americani coordinati da Benjamin Renquist, dell’Università dell’Arizona. I loro studi, solamente sperimentali, possono aprire la via a nuovi approcci anche per la cura del diabete, controllando appunto il benessere del fegato.

I segnali che vanno dal fegato al cervello

Visto che i chili di troppo aprono la via alle alterazioni del metabolismo e  che, d’altro canto, il grasso può invadere anche il fegato, gli esperti americani hanno voluto indagare quale rapporto esiste tra queste componenti. Dalle loro ricerche, su modelli animali con diabete di tipo 2, una delle chiavi di questa “comunicazione” tra grasso, fegato e cervello sarebbe da ricercare nell’acido gamma-aminobutirrico) (Gaba).

Questo composto, che funziona da mediatore dei messaggi nervosi, viene prodotto da un ‘enzima del fegato a regola l’azione dei nervi. Se viene prodotto in eccesso si verifica una sorta di “cortocircuito” che in qualche modo va ad impattare anche sui sistemi di regolazione del glucosio.

In particolare, lo studio dimostra che negli animali con diabete di tipo 2 se si “lavora” su questo enzima si può indurre una maggiore sensibilità all’insulina, l’ormone che fa abbassare la glicemia, e addirittura una perdita di peso.

È davvero troppo presto per ipotizzare che qualcosa di simile accada anche nell’uomo, ma certo l’ipotesi è affascinante e potrebbe portare a realizzare trattamenti mirati su questo specifico meccanismo. Già oggi infatti ci sono medicinali attivi sull’enzima prodotto dal fegato appunto la Gaba-transaminasi, che consentono di ridurne l’attività. magari in un futuro questa strada potrebbe rivelarsi utile per la cura del diabete.

Attenzione alle buone abitudini

In attesa degli sviluppi di queste ricerche, ovviamente, bisogna puntare su sane abitudini per mantenere il fegato “magro”, consentendo all’organo di lavorare al meglio. Come? Il problema del fegato grasso è la serie di correlazioni nel quadro clinico che può originare oltre agli effetti epatici.

Infatti, le persone con questo problema sono anche ad elevato rischio di patologie cardiovascolari (ad esempio infarto o ictus). Avere la “ciccia” nascosta tra le pieghe del fegato, infatti, significherebbe che si è portati a soffrire della sindrome metabolica, una sindrome caratterizzata da sovrappeso/obesità, diabete, ipertensione, aumento dei trigliceridi, riduzione del colesterolo buono o Hdl. Per questo motivo nei pazienti con steatosi epatica deve essere valutato se vi sia ipertensione, dislipidemia, intolleranza glucidica/diabete.

Tra i meccanismi che si creano in caso di steatosi epatica infatti c’è anche la resistenza all’insulina, condizione che porta il pancreas a produrre più insulina per mantenere la glicemia nella norma  e questo a lungo andare causa diabete.  Quindi riconoscere la situazione è fondamentale. Come? Oltre agli immancabili esami del sangue, come i controlli delle transaminasi, un aiuto viene dall’ecografia, che permette di vedere se il fegato è iper-riflettente. In questi casi si può sospettare l’infarcimento lipidico dell’organo

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