Emicrania, arriva la prima cura specifica. Come agisce

Buone notizie per chi soffre di emicrania: presto in Italia sarà disponibile il primo farmaco per curarla

Arriva in Italia la prima cura specifica contro l’emicrania, un farmaco che consentirà di alleviare un disturbo che colpisce oltre 7 milioni di italiani.

Il medicinale è stato presentato nel corso dell’European Migraine Day of Action da Piero Barbanti, direttore dell’Unità di Cura e Ricerca sulle cefalee e il dolore dell’Ircss San Raffaele Pisana di Roma. Sino ad oggi non esistevano cure specifiche per l’emicrania, ma il problema era stato sempre affrontato utilizzando i farmaci per altre patologie, come l’epilessia, la depressione o l’ipertensione.

In realtà l’emicrania è una malattia a sé e non un sintomo di qualcos’altro. A differenza della seplice e sporadica cefalea, questo disturbo si presenta sempre in modo severo o moderato, diffondendosi su metà della testa. Solitamente peggiora muovendosi e non risponde in alcun modo ai normali analgesici. Si associa ad altri sintomi, come nausea, vomito e fastidio verso luci e rumori troppo forti.

Secondo le ultime ricerche l’emicrania è una vera e propria malattia causata dal cervello che, probabilmente per problemi genetici, trasforma degli stimoli esterni in dolore. A scatenare la patologia sono i cambi di clima, le variazioni delle ore di sonno o quelle ormonali, ma anche il passaggio da una condizione di stress a quella di relax.

Il farmaco contro l’emicrania arriverà in Italia nel 2019. A maggio verrà analizzato dalla Fda Usa e a luglio dall’Ema, se passerà i controlli sarà commercializzato. Il medicinale è un anticorpo monoclonare che agisce contro il recettore Cgrp, che ha un ruolo critico nello scatenare il dolore alla testa. A differenza delle altre cure non presenta effetti collaterali come sonnolenza, tendenza ad ingrassare, depressione o deconcentrazione. Inoltre è molto pratico perché va somministrato una volta al mese sotto la cute.

“Gli studi – ha spiegato Piero Barbanti – dimostrano anche che questo anticorpo funziona meglio nei pazienti che hanno avuto fallimenti terapeutici precedenti o con concomitante depressione. In più, nell’uso a lungo termine c’è una percentuale di pazienti pari a un quarto che giunge alla scomparsa completa dei sintomi”.

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