Emicrania, come l’agopuntura previene le crisi

Da uno studio cinese che ha coinvolto 150 pazienti di ambo i sessi arrivano buone notizie in merito all'efficacia preventiva del trattamento

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Per chi soffre di emicrania senza aura e non trae giovamento dai farmaci, l’agopuntura manuale può diventare un’alternativa preventiva utile nella profilassi delle forme episodiche.

A dirlo è una ricerca condotta in Cina, apparsa sul British Medical Journal, che dimostra come venti sedute di questo trattamento possano superare per risultati gli effetti dei farmaci preventivi, rappresentando quindi un’alternativa per chi non punta sulle cure farmacologiche e non ne trae beneficio.

Ricerca in cinque ospedali cinesi

Lo studio ha considerato 150 pazienti – in più di otto casi su dieci di sesso femminile – reclutati in cinque diversi ospedali cinesi, ed è stato coordinato dal Dottor Shabei Xu dell’Università Huazhong di Wuhan.

Dai risultati emerge chiaramente il valore profilattico per questa forma di emicrania dell’agopuntura manuale, che deve essere eseguita da professionisti. Il trattamento ha previsto 20 sedute da 30 minuti di agopuntura manuale in punti di agopuntura reali più assistenza abituale, 20 sessioni di agopuntura senza “gestione” dell’ago e conseguente penetrazione di mezz’ora, sempre associata alla normale assistenza, oppure la cura classica assunta dal malato.

Nel periodo di osservazione di venti settimane, si sono registrati vantaggi in termini di riduzione del numero di giorni passati con emicrania proprio grazie all’agopuntura effettuata da mani esperte. L’efficacia di questa metodica è da ricercare nell’azione analgesica e decontratturante, ottenuta con la infissione di aghi lungo il percorso dei canali di energia noti, secondo la medicina tradizionale cinese, come meridiani.

Per le patologie dolorose è stato dimostrato che gli aghi stimolano la produzione di endorfine in quantità maggiore, determinando quindi un’azione analgesica più evidente. I meridiani di agopuntura corrispondono generalmente a zone specifiche. L’individuazione dei punti più efficaci lungo il percorso del meridiano, l’infissione degli aghi e la stimolazione degli stessi appare di grande interesse soprattutto se, alla base, ci sono le mani di un medico esperto.

Come affrontare l’emicrania

Dopo quasi vent’anni, una svolta nei trattamenti che potrebbe cambiare la storia naturale dell’emicrania, chiama in causa i primi anticorpi monoclonali anti-CGRP, che si propongono in prevenzione. Gli anticorpi in questione, che vengono somministrati mensilmente per via sottocutanea, si utilizzano nella terapia di profilassi, ossia con lo scopo di prevenire l’attacco acuto.

Si tratta di farmaci che sono diretti contro la proteina CGRP, un potente vasodilatatore che è uno dei responsabili della patologia emicranica. Gli anticorpi monoclonali bloccano il legame del CGRP sul suo recettore inibendo la dilatazione vasale e l’infiammazione. Il CGRP (Calcitonin Gene Related Peptide) è infatti un vasodilatatore coinvolto nella trasmissione dei segnali di dolore durante gli attacchi di emicrania.

I livelli di CGRP aumentano in concomitanza delle crisi e tornano alla normalità quando l’attacco si risolve: gli studi hanno dimostrato che anticorpi monoclonali diretti contro il peptide o contro i suoi recettori presenti sul sistema trigeminale, bloccano questa via del dolore impedendo a CGRP di innescare la crisi dolorosa.

Ovviamente, per ottimizzare la prevenzione e le cure, occorre ricordare che gli attacchi non sono uguali per tutti. La crisi può variare, infatti, sia in termini di durata che di intensità, frequenza, sede del dolore, associazione ad altri sintomi, modalità di insorgenza e ovviamente disabilità. Ad ognuno, insomma, va offerta una cura personalizzata.

Il primo approccio terapeutico all’emicrania è generalmente mirato ad alleviare il dolore acuto, e i rimedi sono tanto più efficaci quanto più precocemente vengono assunti. Se gli attacchi diventano frequenti e invalidanti, si deve valutare una terapia di prevenzione basata su diverse classi farmaceutiche.

Nei casi più severi, quando cioè si è di fronte ad un’emicrania cronica, si può anche ricorrere alla tossina botulinica che, iniettata in diversi ma specifici punti strategici del capo e del collo può, agendo sulle terminazioni nervose, ridurre la severità del mal di testa.

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