Effetto placebo, esiste davvero? La risposta della scienza

La nostra mente incide sulla risposta alle cure. Ricerche scientifiche confermano l'esistenza dell'effetto placebo

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Ci sono persone che, assumendo una medicina, hanno i vantaggi che si attendono. Altre invece non riescono a risolvere completamente i loro problemi, ed altre ancora che praticamente non hanno benefici dalla cura. Eppure la medicina magari è la stessa. Sia chiaro: è fondamentale seguire le indicazioni del medico, così come si sa che esistono elementi scritti nei geni che possono guidare la risposta ai farmaci.

Ma esiste anche un altro elemento che sicuramente incide sulla risposta alle cure: la nostra mente, che vive l’attesa di combattere efficacemente una malattia e a volte porta a vedere risolvere i propri sintomi semplicemente con il nulla, ovviamente sotto forma di farmaco.

Il motivo? Si chiama effetto placebo. In alcuni casi, la semplice percezione di trattare un disturbo può aiutare a sentirsi meglio. Suggestione? Speranza? Ciò che conta, stando alla scienza, è la percezione che ci si sta curando insieme alla fiducia nei confronti di chi propone la terapia. Fatto sta che l’effetto placebo esiste.

Quanto conta la fiducia

Sono diversi le ricerche che hanno provato a fare il punto su questa situazione, capace di aiutarci a controllare anche quei problemi che un tempo venivano definiti psicosomatici. Nel tempo si sono succeduti diversi studi sul tema: ad esempio, qualche tempo fa secondo una ricerca apparsa sul British Medical Journal e condotta all’Università di Harvard a Boston conterebbe anche il modo in cui assumiamo il farmaco, presunto o reale.

Infatti in malati colpiti da dolore cronico alle braccia la sostanza inerte immessa nel corpo attraverso aghi risultava molto più attiva della compressa, anch’essa del tutto “vuota” sotto l’aspetto farmacologico, nel lenire il dolore. Probabilmente perché l’ago viene identificato da chi si cura come uno strumento maggiormente “attivo”, e quindi indica al malato che il medico segue con grande attenzione la sua situazione. che verrebbe percepito dal paziente come indice di una maggior attenzione.

Sempre per quanto riguarda l’effetto placebo sul dolore, una serie di ricerche coordinate dall’NIH (l’Istituto nazionale per la salute Usa) hanno dimostrato che la somministrazione di placebo induce nelle persone che ha desiderio di guarire un aumento degli oppioidi endogeni, veri e propri “antidolore” presenti nell’organismo che vengono liberati nel cervello.

L’importante è che il malato si fidi moltissimo di chi lo sta curando e abbia la certezza di trovarsi di fronte ad un medico estremamente preparato. Addirittura, secondo una ricerca apparsa qualche anno fa sulla rivista The Lancet, perché il placebo possa funzionare, anche la presenza di diplomi, specializzazioni e attestati ben in vista nello studio medico sarebbe un elemento che favorisce il buon andamento del paziente nei confronti della cura. Non bisogna infine dimenticare che anche la forma di somministrazione della sostanza inerte ha un valore. Pare strano, ma le iniezioni offrono il massimo effetto placebo, ed anche le compresse grandi vengono viste come maggiormente curative rispetto a quelle di ridotte dimensioni.

A volte esiste l’effetto opposto

Attenzione: a volte, invece che migliorare la situazione, la sensazione si assumere un farmaco può diventare anche responsabile di effetti collaterali, pur se la compressa non contiene alcun principio attivo.

Se non ci credete pensate che qualche tempo fa una ricerca apparsa su Archives of Internal Medicine, ha rivalutato alcuni studi condotti con statine (utili per abbassare i livelli di colesterolo) e appunto placebo. Tra il 4 e il 26 per cento dei soggetti sottoposti a trattamento con un principio attivo “inerte” ha abbandonato le ricerche perché ha detto di aver avuto effetti indesiderati, peraltro inspiegabili scientificamente. Come comportarsi, quindi? Ricordate sempre di fare riferimento al medico. E non fate di testa vostra, l’aderenza alle cure prescritte è fondamentale.

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