Ecco perché una carezza ci fa stare meglio

A chiarire le ripercussioni benefiche di questo gesto ci hanno pensato due recenti studi scientifici

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Avete mai pensato al bene che ci può dare una carezza? Probabilmente sì, quando qualcuno avvicina la propria mano alla nostra guancia. Ma oggi la scienza, proprio in un momento in cui si richiede giustamente il distanziamento, chiarisce bene cosa accade negli animali quando percepiscono un passaggio di questo tipo. Il contatto, insomma, può essere una vera “terapia” per la psiche.

Si attivano neuroni specifici

Lo studio si è concentrato su animali femmine ed è stato condotto da scienziati dell’Università di Heidelberg, di Strasburgo e di altri centri europei ed è stato pubblicato su Nature Neuroscience, concentrandosi proprio sull’effetto della percezione tattile sul nostro sistema nervoso.

Stando all’indagine, una tenera carezza, così come qualche colpo più forte, potrebbe mettere in moto una serie di eventi del tutto impercettibili ma significativi per il sistema nervoso, in particolare favorendo la comunicazione tra le diverse aree.

Come? Attivando specifici neuroni che risentono dell’azione dell’ossitocina. In pratica, quindi, il consiglio è di “favorire” il senso del tatto, visto che in tutti i casi, sia attraverso un soffio sulla pelle sia con contatti più forti, si possono innanzitutto percepire correttamente le sensazione che l’altro individuo vuole creare – dalla dolcezza fino al dolore – ma soprattutto si può avere una vera e propria risposta in termini positivi sotto l’aspetto psicologico, oltre che neurologico.

A prescindere da quanto emerge da questo originale studio, infatti, il tatto attiva diverse aree cerebrali e soprattutto va ad interagire con gli altri sensi. Quando “tocchiamo” un elemento esterno esiste un’interazione con la vista e l’udito, in una complessa risposta neurologica.

Infine, dalla corteccia parietale posteriore parte il segnale che programma la risposta motoria conseguente alla sensazione tattile, risposta che poi viene prodotta grazie all’azione  della corteccia motoria e premotoria. Insomma, dietro una carezza c’è una miriade di reazioni nervose che non possono essere sottovalutate e che portano una sensazione di benessere e di appagamento.

E d’altro canto l’azione dell’ossitocina è particolarmente interessante e studiata. Si tratta dell’ormone che favorisce il parto e l’allattamento ed il suo influsso nei comportamenti umani ed animali è studiato da tempo, soprattutto nella genesi di alcune emozioni che si sviluppano soprattutto nei primi anni di vita.

Si tratta di una sostanza che gioca un ruolo fondamentale durante la gravidanza e il parto, visto che rinforza il legame tra gestante e feto e favorisce sia la nascita del neonato sia il futuro allattamento. Ma non basta. Questa sostanza sarebbe importante negli animali, perché spingerebbe verso l’accoppiamento, probabilmente perché apre la strada alla fiducia nell’altro.

Il valore protettivo delle carezze

Anche se può sembrare strano, il contatto umano portato con amore e dolcezza, come avviene tra persone che si amano e tra madre e figlio, potrebbe addirittura aiutarci a proteggerci nei confronti delle infezioni virali. Ovviamente si tratta solamente di un effetto psicologico, che ha comunque ripercussioni sul benessere fisico almeno stando a quanto riporta una ricerca condotta all’Università di Pittsburgh, pubblicata su Psychological Science.

Lo studio arriva addirittura a dimostrare come il gesto d’affetto possa anche rendere più forti in chiave preventiva nei confronti delle infezioni virali. Gli scienziati hanno esaminato 404 adulti in buona salute, ascoltati in una serie di interviste telefoniche, dimostrando che coloro che avevano un maggior supporto sociale e soprattutto un valido numero di atti d’amore, primo tra tutti la carezza, presentavano un minor rischio di ammalarsi di raffreddore e altri problemi simili.

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