Donne, umore ed ormoni: la scienza spiega il nesso

Non è vero che le donne sono isteriche: lo dimostra uno studio che si è concentrato sul rapporto tra stato emotivo e ormoni

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Dolcemente complicate. Delicate. Nella canzone di Fiorella Mannoia che descrive le donne, forse si potrebbero aggiungere anche apprezzamenti dolcissimi di altro tipo. Una cosa solo bisognerebbe smettere di dire ed è un elemento che certo fa piacere poter raccontare.

Non è vero che le donne sono isteriche, cioè dipendono nelle loro reazioni dal flusso degli ormoni che circolano. Non sarebbe infatti così vero che il gentil sesso sia più esposto a pianti, scoppi d’ira, cambi d’umore legati all’azione degli ormoni. A dirlo è una ricerca condotta all’Università di Michigan apparsa su Scientific Reports che finalmente fa luce su questo aspetto.

Uno studio attento

La ricerca ha preso in esame più di 140 persone, sia uomini che donne, nell’età giovanile tra i 18 e i 34 anni. Vista l’attenzione alle possibili specificità emotive presumibilmente guidate dai flussi ormonali, ovviamente sono state soprattutto considerate le giovani: solo una trentina gli uomini di controllo. La maggioranza delle donne assumeva trattamenti per la contraccezione, mentre poco meno di 30 non assumevano alcun farmaco.

Tutta questa popolazione è stata monitorata per due mesi e mezzo considerando, attraverso test specifici, tre diversi fattori. In particolare gli studiosi si sono concentrati infatti sulle modalità di reazioni di tipo emotivo durante il ciclo, con le oscillazioni nei propri sentimenti, su quanto si potevano ripetere condizioni di malessere psicologico e di euforia nel corso del classico ciclo mestruale e la tendenza a rimanere nella stessa condizione psicologica, sia essa positiva o negativa, anche in assenza di condizioni esterne che potessero giustificarla.

Insomma, l’analisi si è concentrata soprattutto sulla (presunta) tendenza a cambiare umore ripetutamente sotto la spinta degli ormoni o piuttosto a rimanere più cupe, apparentemente senza motivo, per periodi più lunghi da parte delle donne rispetto agli uomini. I risultati di questa analisi sono davvero chiarificatori, e tendono a cancellare di colpo una vecchia percezione di maggior volubilità emozionale e tendenza alla cupezza ingiustificata da parte del gentil sesso.

Valutando le informazioni raccolte, infatti, gli studiosi si sono accorti che come le donne anche gli uomini tendono ad essere altalenanti nella loro percezione emotiva e soprattutto che l’eventuale terapia ormonale assunta, con la sua azione stabilizzante, non induce differenze nelle reazioni femminili. Insomma: non ci sono più giustificazioni per decidere che il gentil sesso è maggiormente esposto alle variazioni d’umore o comunque a condizioni psicologiche più difficili e altalenanti a causa delle variazioni ormonali legate al ciclo mestruale.

Capire il ciclo

Detto che per ogni donna il ginecologo deve essere il medico di riferimento e che esistono variazioni soggettive da non sottovalutare, proviamo a leggere in termini generali cosa accade nel corso del ciclo mestruale e come si modifica il flusso ormonale.

Nella prima fase il corpo si prepara. Nel primo periodo avviene la maturazione del follicolo ovarico, che contiene l’ovulo. Questo processo si verifica per la spinta di particolari ormoni chiamati gonadotropine che vengono rilasciati grazie ai messaggi in arrivo dall’ipofisi, una piccola ghiandola che si trova all’interno del cranio.

Nello stesso tempo l’ovaio rilascia ormoni estrogeni che spingono alla crescita dell’endometrio, il tessuto mucoso dell’utero. In seguito, grazie ad una forte spinta ormonale dell’ipofisi, avviene l’ovulazione: il follicolo libera l’ovulo. Nella seconda metà del ciclo l’ovaio non si limita più a produrre gli estrogeni, ma inizia anche la sintesi di progesterone. Questo ormone predispone l’endometrio ad accogliere l’ovulo fecondato. Se avviene il concepimento, quindi, l’apparato genitale femminile è pronto a dare il via alla gravidanza.

Se invece ovulo e spermatozoo non si incontrano, l’ovulo degenera e l’endometrio si distacca. Per questo al termine del ciclo si verificano le mestruazioni. Il ciclo femminile ha quindi una durata media di 28 giorni e risente dell’azione degli ormoni che lo regolano. Se non si verifica la gravidanza la parete uterina si sfalda, e si verificano le perdite mestruali. Quando invece avviene il concepimento, le mestruazioni si bloccano per tutto il periodo della “dolce attesa”.

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