Donare il midollo osseo può aiutare a salvare una vita

Donando il midollo si può aiutare chi è affetto da patologie del midollo osseo, del sangue e del sistema immunitario altrimenti incurabili

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Ci sono modi e modi di inserirsi in una lista d’attesa. C’è quello che ci fa aspettare, sperando, di essere chiamati per un’opportunità professionale. Ma c’è anche la semplice disponibilità a donare qualcosa, in modo disinteressato, a chi non si conosce. Nel caso del midollo osseo, questa disponbilità può salvare una vita. Donando il midollo si può aiutare chi è affetto da patologie del midollo osseo, del sangue e del sistema immunitario altrimenti incurabili come leucemie, linfomi, mielomi, talassemie, disordini congeniti dell’età pediatrica e, in casi particolari, malattie autoimmuni e tumori solidi. Grazie a questo gesto, quindi, si può dare una speranza di vita, che passa attraverso il trapianto allogenico (cioè da donatore) di midollo.

Cosa bisogna fare?

L’atto della donazione è semplice. Prima, il laboratorio individua un “incrocio” tra il donatore e il ricevente proprio per le compatibilità ricercate. Il primo viene contattato e si fanno ulteriori controlli. Poi si passa alla donazione vera e propria, anonima, consapevole e volontaria, che può avvenire sia da sangue periferico (nel 70 per cento circa dei casi), dopo stimolazione farmacologica, che da midollo.

Nel primo caso il donatore rimane attaccato a una macchina per circa due-tre ore: i potenziali rischi sono simili a quelli di una comune donazione di sangue. Se si dona il midollo osseo invece si effettua un prelievo dalle ossa del bacino in anestesia. In questo caso i rischi sono solo quelli collegati alla procedura anestetica.

Per donare, tuttavia, occorre essere iscritti al Registro Donatori di Midollo Osseo (IBMDR). È importante che il messaggio passi soprattutto tra i giovani, visto che un donatore giovane in genere è tendenzialmente più in salute e permette di prelevare più cellule. In Italia la maggior parte delle donazioni viene effettuato da persone con meno di 40 anni. Insoma, darsi da fare per gli altri è possibile, senza particolare impegno, anche per i più timorosi. In pratica si tratta di offrire una sorta di disponibilità generica, che si realizza praticamente con l’iscrizione al Registro.

Una volta entrati in questo semplice meccanismo, si entra in una speciale banca dati. Se le caratteristiche immunologiche delle proprie cellule risultano compatibili con quelle di una persona che, magari a migliaia di chilometri, non ha donatori consanguinei e quindi si affida alla ricerca nei registri, il donatore fino ad allora solo potenziale può diventare effettivo. E, se prosegue nella scelta, contribuire a diventare “cura” per chi soffre grazie alle sue cellule.

Quanto lo sentono i giovani

Per la Generazione Z tra le cause sociali su cui è più giusto impegnarsi ci sono anche le donazioni di tipo biologico, come quelle di midollo osseo, organi o sangue. Una adesione che però spesso avviene sulla fiducia, a causa delle scarse informazioni in loro possesso, visto che ad esempio a scuola 8 su 10 non ne hanno mai sentito parlare.

È quanto emerge da un’indagine realizzata da Skuola.net per il Centro nazionale trapianti in occasione dell’edizione 2021 di “Match it now!”, la Settimana nazionale per la donazione del midollo osseo (18-25 settembre). Tra i 1.500 ragazzi – tra i 14 e i 25 anni – coinvolti dalla ricerca, oltre 3 su 4 hanno dichiarato di essere favorevoli alla donazione di midollo, solo il 3% si è detto contrario, mentre la parte restante (più di 1 su 5) ha ammesso di non conoscere l’argomento o di non essersi fatta ancora un’idea a riguardo.

Quasi quattro giovani su cinque quelli che vorrebbero conoscere o approfondire ulteriormente il funzionamento della procedura per mettersi al servizio di chi ne ha bisogno. Uno dei luoghi di riferimento per farlo, secondo i più, è quello che assorbe la maggior parte delle loro giornate: la scuola. Per il 78% sarebbe importante che in aula si affrontassero queste tematiche. Purtroppo, però, meno di 1 ragazzo su 4 racconta di aver potuto seguire una lezione di questo tipo (nella metà dei casi, peraltro, non alla presenza di un esperto ma di un loro docente). I risultati di questo corto circuito comunicativo, purtroppo, si vedono eccome.

L’indagine, infatti, conferma che quando si entra nei dettagli dell’argomento i giovani hanno le idee molto confuse. Il 60% dei ragazzi intervistati ha la convinzione che il prelievo del midollo sia un’operazione dolorosa, mentre il 10% crede erroneamente che potrebbe avere addirittura effetti dannosi sulla propria salute. Solo il 40%, poi, è a conoscenza del fatto che per essere iscritti nel Registro nazionale dei donatori di midollo osseo (IBMDR) ci sono dei limiti di età stringenti sia in ‘entrata’ (bisogna avere almeno 18 anni) sia in ‘uscita’ (si possono avere massimo 35 anni).

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